Oltre 45mila targhe fantasma: auto blu con licenza di incidente

Inchiesta di <em>Quattroruote</em>: un quarto delle vetture non è iscritto nei registri. Così se provocano un sinistro
evitano di pagare i danni

Roma - Le auto blu? Un concentrato di inaccettabili privilegi. Non soltanto sono troppe e troppo costose per le casse dello Stato, ma molto spesso non sono neppure identificabili perché dotate di targhe «fantasma». A denunciare l’inghippo è il mensile Quattroruote, di Editoriale Domus, nel numero che uscirà a luglio.
La rivista ha preso di mira una trentina di macchine di servizio che sono state fotografate mentre erano parcheggiate intorno ai palazzi romani della politica: Senato, Camera e Palazzo Chigi. Ha scoperto così che un quarto delle auto esaminate non risulta nemmeno iscritto al Pubblico Registro Automobilistico, Pra. Se si mantenesse lo stesso rapporto in assoluto, sarebbero quindi circa 45mila le vetture non registrate in tutta Italia.
Che cosa succede dunque se una di queste auto viene coinvolta in un incidente? Senza una targa diventa impossibile identificare legalmente il conducente. In caso di infortunio dunque diventa necessario rivolgersi alla Motorizzazione civile che, per rendere noto il nome del proprietario, impone la richiesta da parte di un avvocato o di uno studio legale. La mancata registrazione al Pra, resa possibile in virtù di un Regio decreto del 1927, comporta dunque costi notevoli e inutile dispendio di tempo da parte dei cittadini. E infatti in caso di danni di modesta entità, spesso le vittime dei sinistri finiscono per rinunciare alla richiesta di risarcimento.
Le auto blu in Italia sono in tutto 629.120, notevolmente aumentate rispetto al 2009 quando erano 607.918. Un vero e proprio boom visto che cinque anni fa erano appena 198.596. Cifre clamorose rispetto a qualsiasi altro Paese: 73mila negli Stati Uniti; 65mila in Francia; 55mila nel Regno Unito; 54mila in Germania; 44mila in Spagna; 35mila in Giappone; 34mila in Grecia; 23mila in Portogallo.
Le auto blu costano ai contribuenti italiani 21 miliardi di euro l’anno (42mila miliardi delle vecchie lire) che se ne vanno fra stipendi degli autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing e noleggio. Qualcuno si è preso la briga di calcolare che se fossero parcheggiate tutte insieme coprirebbero 1.200 campi di calcio.
Non è questo l’unico inghippo denunciato dal mensile Quattroruote. Chi ha la targa dell’automobile che comincia con le lettere «CD» rischia infatti di vedersi recapitare a casa le multe di diplomatici e consoli. La rivista rivela come in Italia circolino vetture del Corpo consolare e del Corpo diplomatico che hanno sequenze alfanumeriche uguali a quelle di normali auto in circolazione. L’unica variante, precisano, è il colore che nelle prime è azzurro. Questa differenza però non è rilevabile dai dispositivi che registrano le irregolarità e dunque le multe vengono recapitate a innocenti automobilisti. Un altro pasticcio, denuncia la rivista, è da attribuire al Poligrafico, incapace di gestire quanto previsto da un decreto ministeriale del ’95, ovvero che le targhe in questione abbiano una combinazione di due lettere, quattro numeri e due lettere per distinguerle da quelle normali. Se non si segue la combinazione giusta le targhe si sovrappongono e le multe arrivano anche a chi non ha commesso infrazioni.