Oltre un milione di nuovi posti con la rivoluzione del lavoro

Le riforme del governo: la legge Biagi elogiata anche dal Fmi. Il tasso di disoccupazione in Italia (7,5%) tra i più bassi d’Europa. Cresciuti i contratti a tempo indeterminato: +9%

La legge delega n. 30 del 14 febbraio 2003 di riforma del mercato del lavoro italiano esprime un pacchetto di riforme strutturali volte ad ammodernare il sistema Italia, quello stesso tipo di riforme raccomandate dall'Unione europea a tutti gli Stati membri.
Nel 1997 l’Unione europea ha infatti avviato la Strategia europea per l'occupazione (Seo), «al fine di coordinare le politiche nazionali in materia di occupazione». Quattro i pilastri della strategia europea: occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità. Tutto questo per raggiungere l'obiettivo fissato dall’Agenda di Lisbona, ossia l'occupazione al 70% della popolazione in età lavorativa (uomini e donne) entro il 2010.
P La sinistra contro la legge Biagi, che nel Programma (p. 161) diventa «legge Maroni». Ma qualcuno riflette: «Abolirla? Sarebbe saggio ripensarci» (Tiziano Treu, 22 febbraio 2006)
Non è un caso che proprio Tiziano Treu abbia frenato sull’ipotesi di abolizione della legge Biagi. La legge 30 del 2003 è nata infatti con l’intento esplicito di integrare e migliorare, non abolire, le disposizioni contenute nel cosiddetto pacchetto Treu, ossia la legge 196 varata nel 1997 sotto il governo Prodi. Uno degli elementi maggiormente qualificanti della riforma, la flessibilità, era già stato introdotto dalla legge del 1997: si trattava di potenziare le regole e i sistemi giuridici per razionalizzare nuove forme di lavoro già esistenti de facto.
Non è vero dunque, come si legge nel Programma dell'Unione (p. 161), che «la legge “Maroni” (sic!) ha introdotto una miriade di forme di lavoro precario»: non le ha introdotte, ma ha tentato di regolamentarle. A dimostrare il successo della ristrutturazione del mercato del lavoro operata in questi cinque anni bastano i dati sul tasso di disoccupazione negli ultimi 10 anni, riportati nella tabella in fondo alla pagina. Non solo, il tasso di disoccupazione dell'Italia è tra i più bassi d'Europa, e ben al di sotto della media europea del 9%: la Francia registra il 9,5% della disoccupazione, mentre in Germania si attesta addirittura all’11,3%. Questi i dati confermati dalla Commissione europea nel rapporto Occupazione in Europa nel 2005. Al contempo, il tasso di occupazione dal 2001 è salito dal 55,6% al 57,7%, con una variazione di più del 2%. Anche in questo caso, l'Italia, sebbene ancora indietro rispetto ai tassi europei in assoluto, è il Paese dell'Ue in cui la crescita dell'occupazione è avvenuta a ritmo più sostenuto: la media europea è infatti dello 0,6%. Dal 2001 sono stati creati più di 1 milione 200mila posti di lavoro, e gli occupati sono 22 milioni e 600mila, il massimo storico dal 1992.
La riforma Biagi ha anche ricevuto il plauso di istituzioni del calibro del Fondo monetario internazionale: in un documento sull’Italia reso noto il 7 febbraio 2006 e redatto da un gruppo di esperti, l'Fmi attribuisce gran parte del merito della crescita dell'occupazione negli ultimi anni proprio alla riforma del mercato del lavoro del governo Berlusconi, smentendo quanti nella sinistra parlavano di un effetto strascico del pacchetto Treu.
P Siamo assolutamente contrari a quella flessibilità che, in nome della riduzione dei costi, si traduce in precarietà (Romano Prodi, 3 marzo 2006)
A sconfessare il luogo comune sbandierato dalla sinistra secondo cui la trasformazione del mercato del lavoro si sia tradotta in precarizzazione, ci sono i dati sui contratti a tempo indeterminato: essi continuano a rappresentare la stragrande maggioranza dei contratti, l'incidenza è infatti dell'87,6% dei lavoratori dipendenti. Non solo: dal 2001 al 2005 essi hanno registrato un incremento del 9,1%. Inoltre, una fetta corposa di lavoratori ha scelto di ricorrere al tempo parziale: stando ai dati Ocse, se nel 1990 in Italia solo l’8,9% ricorreva al part-time, nel 2004 la percentuale è salita al 14,9% (Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2006). Un'indagine di Confindustria condotta nel 2005 tra 2.000 aziende rivela inoltre che rispetto all'anno precedente si è registrata una crescita del 12,4%. Il dato forse più interessante è che la crescita più consistente (+11,8%) del lavoro a tempo parziale nei contratti a tempo indeterminato è dovuta alla componente femminile dei lavoratori.
P Lavoro a tempo parziale
Uno degli strumenti per favorire l'ingresso o la permanenza al lavoro di alcune categorie di lavoratori come le donne o i lavoratori tra i 55 e i 65 anni, è il part-time, misura particolarmente valorizzata dall’Ue. La riforma ha perciò voluto renderlo più appetibile, rivedendo alcune norme che lo regolano. Il lavoratore part-time continua ad avere gli stessi diritti e doveri dei lavoratori subordinati nei confronti del datore di lavoro. Ha inoltre il diritto di precedenza nel passaggio dal part-time al full-time rispetto a nuove assunzioni a tempo pieno.
P Più donne al lavoro e meglio pagate
Il lavoro a tempo parziale ha realmente favorito l’ingresso e la permanenza delle donne al lavoro. In generale, si sono registrate 563mila nuove donne occupate, che rappresentano il 47,6% dell’aumento complessivo degli occupati, con un incremento del tasso di occupazione del 2,2%: si è passati dal 43,2% del 2001 al 45,4% del 2005. La situazione delle donne italiane sembra essere la più rosea in Europa quanto a retribuzioni: la Commissione europea rivela le differenze salariali tra i due sessi: le donne guadagnano il 15% in meno rispetto ai loro colleghi uomini. In Italia però la percentuale si dimezza, con una differenza del 7%.
P Lavoro a progetto
Sostituisce il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) introdotto dal pacchetto Treu. Per evitare lo sfruttamento dei contratti a collaborazione, questa forma di lavoro deve essere riconducibile a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro, ed essere gestito autonomamente dal collaboratore indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione del lavoro. In caso di gravidanza, malattia, infortunio il rapporto non si estingue ma viene sospeso, ed è possibile avere contratti con più committenti.
P Più facile l'incontro tra chi cerca e chi offre lavoro
A occuparsi dell'orientamento del lavoratore non saranno più solo i servizi pubblici (Centri per l’impiego), ma anche le Agenzie per il lavoro e altri soggetti autorizzati, assolutamente gratuiti per i lavoratori e a pagamento solo per le aziende. Per evitare forme parassitarie di intermediazione nei rapporti di lavoro e per favorire la concorrenza delle imprese italiane con quelle straniere, in cui già sono presenti nuove forme di somministrazione del lavoro, occorreva introdurre regole chiare in materia.
Uno degli aspetti più innovativi della riforma in questo senso è il cosiddetto staff leasing, ossia la fornitura di manodopera professionale a tempo indeterminato. Un’impresa, denominata utilizzatrice, potrà rivolgersi ad un’altra impresa, denominata somministratore, per «affittare» forza lavoro. Per tutta la durata della somministrazione, il lavoratore svolge la propria attività sotto la direzione dell’utilizzatore; il potere disciplinare è invece riservato al somministratore. Questo tipo di somministrazione è però possibile solo per attività che non sono tipiche dell’impresa e per particolari ragioni tecniche o organizzative, che devono essere specificate quando si stipula il contratto: servizi di consulenza nel settore informatico; trasporti di persone e merci; gestione di biblioteche, parchi, musei, archivi, magazzini; servizi di pulizia o custodia; attività di marketing e di analisi di mercato; call-center; uso di macchinari.
Per rendere più efficace e veloce il rapporto tra chi cerca e chi offre lavoro, è stata istituita una rete telematica che contiene sia le domande sia le offerte di lavoro, a livello nazionale e regionale. I lavoratori possono inserire i propri curricula e consultare le offerte. Il sistema operativo si basa su una serie di nodi regionali che cooperano tra loro. Sono già pienamente operativi i nodi di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia e Veneto. Finché non saranno attivi tutti i nodi, i lavoratori potranno comunque accedere ai servizi usando il Portale nazionale Borsalavoro.it.
P La sinistra propone ciò che la destra ha già fatto: l'Unione si propone, per i giovani, «di accrescerne istruzione e qualificazione professionale» (Programma dell'Unione, p. 163)
A parte la genericità della proposta, precisamente si tratta di ciò che è stato fatto: perché la flessibilità non diventi precarietà, e per garantire la qualità del lavoro attraverso la formazione, la riforma ha rivisto i rapporti di lavoro a contenuto formativo, di concerto con la riforma Moratti.
P Lavoro e formazione
Gli strumenti precipui sono tre. Il primo è l'apprendistato, il secondo strumento è il contratto di inserimento, il terzo è il tirocinio: per i giovani tra i 15 e i 25 anni è possibile svolgere un’attività lavorativa in azienda, per un massimo di 3 mesi, compresi tra la fine dell'anno scolastico o accademico e l'inizio del successivo.
P La sinistra scopre il dovere di controllare: per l'Unione è necessario «un rafforzamento dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi ispettivi e di prevenzione» (Programma dell’Unione, p. 163)
In realtà, il principio di prevenzione è stato introdotto proprio dalla riforma Biagi, che ha potenziato anche le attività di monitoraggio ed emersione del lavoro irregolare. È stato infatti riorganizzato l’apparato di ispezione sul lavoro. Si sono volute inoltre coordinare le attività ispettive di Inps, Inail e ministero del Lavoro, per evitare sovrapposizioni nelle stesse aziende e per allargare il campo di vigilanza. Sono stati emanati, nel solo 2005, ben 6 decreti legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro nei diversi settori, sull’ispezione di eventuali insolvenze da parte dei datori di lavoro nei confronti dei lavoratori subordinati, sull’organizzazione dell’orario di lavoro e il coinvolgimento dei lavoratori e sulla parità di trattamento tra uomini e donne. È stato creato l’Ispel (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza nel lavoro), un organismo apposito per la promozione a livello nazionale di tutti gli aspetti legati alla salute e alla sicurezza nella vita lavorativa.
P Resipiscenza pre-elettorale: se il centrosinistra vince le elezioni non cancellerà la legge Biagi ma la migliorerà introducendo gli ammortizzatori sociali che oggi non ci sono (Piero Fassino, 19 novembre 2005)
La dichiarazione di Fassino è falsa nella sostanza. Sugli ammortizzatori sociali con la legge Finanziaria del 2003 e quella del 2004 sono state aumentate le indennità di disoccupazione. Con il decreto legge n.35 del marzo 2005, in attesa della riforma organica degli ammortizzatori sociali e del sistema degli incentivi all’occupazione, le indennità sono aumentate ancora ed elevate a 7 mesi per chi ha meno di 50 anni e a 10 mesi per chi ha 50 anni e oltre: esse sono pari al 50% dell'ultima retribuzione per i primi 6 mesi, al 40% nei 3 mesi successivi e al 30% per i restanti mesi.
P Conclusione
Nessuno si illude più che possa essere lo Stato a creare posti di lavoro. È il mercato che crea posti di lavoro, investendo e innovando. L’onda d'urto delle privatizzazioni e della globalizzazione si è abbattuta sull'Italia nella prima metà degli anni '90, proprio in coincidenza con la crisi politica e istituzionale della Prima Repubblica. Non a caso, il totale degli occupati che nel 1992 era di 21,459 milioni di unità, diminuì nel 1993 a 20,427 milioni, il tasso di attività sull'intera popolazione scese al 40,6%, cioè al livello del 1984, e il tasso di disoccupazione si stabilì al 10,3%. Questo tasso ha continuato a salire negli anni successivi, raggiungendo le punte più elevate proprio durante il governo Prodi. Quindi iniziò una lenta discesa che si è accelerata nel corso degli ultimi cinque anni: una diminuzione della disoccupazione di 2,5 punti nel corso di questa legislatura è forse il risultato più significativo dell’azione del governo Berlusconi. E di 2 punti percentuali è cresciuto anche il tasso di attività complessiva, raggiungendo il 57,7% rispetto al 40,6% del 1993. Già di per sé, a parte le difficili condizioni generali ed esterne, questi risultati sono notevoli. In più, il Governo ha migliorato le garanzie per i lavoratori. Parlare di precarizzazione e negare questi risultati, come fa la sinistra, non offende il governo, ma i lavoratori.
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