Omicidio Fortugno «Un avvertimento ai politici calabresi»

Il presidente della Regione Loiero punta il dito contro la ’ndrangheta Pisanu: «Qui lo Stato c’è e ci sarà»

Antonello Lupis

da Reggio Calabria

Omicidio «eccellente» in un luogo simbolo oltre che pubblico. Omicidio di ’ndrangheta, a conferma che in Calabria e in alcune aree della regione come, appunto, la Locride, l’Antistato avanza sovrastando lo Stato, decide chi eliminare senza la benché minima preoccupazione, si accaparra tutti gli appalti pubblici, s’infiltra direttamente o indirettamente nelle istituzioni e nella politica. A distanza di poco più di ventiquattr’ore sono queste le inquietanti certezze che emergono a seguito dell’efferato omicidio, compiuto domenica a Locri, del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, 54 anni, medico, sposato e padre di due figli, originario di Brancaleone. La ’ndrangheta ha fatto la sua mossa, ora lo Stato in qualche modo deve rispondere. In Calabria è arrivato Giuseppe Pisanu, per un vertice tecnico nella prefettura di Reggio Calabria. Il ministro dell’Interno ha detto che «qui lo Stato c’è, è presente, e ci sarà ancora di più quando saranno poste in essere le misure finalizzate allo sviluppo socioeconomico della regione». Il nemico, soprattutto, non va sottovalutato: «La ’ndrangheta - ha ricordato il ministro - è la più potente organizzazione criminale italiana».
«Omicidio politico», sostiene Agazio Loiero, presidente della Regione. Il movente va cercato qui. Diverse, al momento, sono le piste seguite dagli inquirenti: tra queste, però, c’è l’inquietante ipotesi che l’omicidio di Fortugno potrebbe rappresentare una sorta di trasversale e sinistro messaggio della ’ndrangheta al neogoverno regionale. Come dire: attenti a come governate e occhio agli incarichi che date nei vari settori perché siamo in grado di colpirvi quando e dove vogliamo. Inoltre, gli investigatori dei carabinieri oltre a scavare con estrema accuratezza nella vita professionale e soprattutto politica del vicepresidente del Consiglio regionale calabrese e nelle sue recenti amicizie e frequentazioni, hanno a lungo interrogato sia i tre testimoni oculari del delitto sia familiari e parenti della vittima. Cinque, comunque, sono stati i colpi di pistola calibro 9 sparati dal killer contro l’onorevole Fortugno. Il sicario ha sparato mentre l’esponente della Margherita si trovava al seggio per votare e seguire da vicino le primarie.
Un omicidio, insomma, firmato dalla ’ndrangheta visto che il coordinamento delle indagini sul gravissimo fatto di sangue è subito passato nelle mani del sostituto procuratore antimafia della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Creazzo.
Dalla ricostruzione dell’agguato mortale fatta dai carabinieri del reparto investigativo del Comando provinciale di Reggio diretto dal colonnello Filippo Fruttini, Francesco Fortugno è stato avvicinato frontalmente da una persona vestita di scuro e col volto in parte coperto da un passamontagna. In un attimo, senza che il vicepresidente del Consiglio regionale calabrese si insospettisse di nulla, il malvivente ha estratto una pistola calibro 9 e dopo aver leggermente spostato di lato una delle persone che si trovavano insieme al professionista locrese, ha sparato in rapida successione contro Fortugno ben cinque colpi. Tutti i proiettili hanno centrato al torace la vittima, uccidendola all’istante. Nel frattempo il killer è fuggito a piedi. Con l’efferato e inquietante omicidio di Fortugno salgono a 23 gli omicidi compiuti nella sola Locride negli ultimi tredici mesi. In soli due casi sono stati scoperti gli assassini.