Omicidio al night, ma senza il cadavere

da Reggio Emilia
Omicidio al night, un calabrese uccide un albanese, ma il cadavere non si trova e l'assassino poi ha un infarto. Servono quattordici ore per risolvere il giallo: il corpo della vittima era stato nascosto in un'area golenale del Po. E così arriva anche la confessione. Resta da capire bene il movente. «Quell'albanese mi ha mancato di rispetto», ha detto l’omicida. Si pensa a un diverbio per motivi passionali o legato alla prostituzione o allo spaccio di stupefacenti.
Ormai è lunedì mattina, sono le quattro e mezza e il Colosseum si sta svuotando. È frequentato da ragazze dell'Est europeo, nel quartiere Santa Croce, alla periferia di Reggio. In città non è molto conosciuto, ha aperto da non molto, prima era sede di una ditta di giocattoli. Il titolare è un prestanome, in realtà il circolo ricreativo sportivo (così recita la targa davanti) è in mano a Giovanni Caiazzo, 42 anni, crotonese di Cutro, emigrato nel Reggiano come quasi diecimila calabresi. È lui a sparare alla nuca di un albanese di 22 anni, Lulzim Hoxhsaj. Un colpo solo, mortale. Alla scena assistono altri due albanesi, clienti del locale, che si presentano alla caserma dei carabinieri per dare l'allarme. Gli agenti arrivano subito in via Sforza, il locale però è chiuso. Sul retro una coperta sporca di sangue, a terra alcune monete e una chiave d'auto, cadute dalle tasche della vittima. E anche un bossolo di pistola. Manca solo il cadavere.
Le ricerche si spostano nelle vicinanze, in via Bligny, dove abita il gestore del night. Con lui ci sono una donna dell'Uzbekistan, estranea ai fatti, il figlio di lei, Dmitri Zainov, 22 anni, e il figlio minorenne avuto dalla coppia. Giovanni Caiazzo alla vista dei militari ha un infarto, lo portano in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria Nuova, dove viene operato di angioplastica.
Ma nella sua Nissan Micra ci sono tracce di sangue. Il giallo prosegue sino al pomeriggio di ieri. Verso le 16.30 il ritrovamento del corpo del 22enne albanese, in area golenale a Lido Po. Era stato gettato in una zona isolata, fra i cespugli, vicino a un fossato. A quel punto il procuratore Italo Materia e il sostituto Giampiero Nascimbeni dispongono il fermo di Caiazzo, per omicidio volontario, detenzione d'arma e occultamento di cadavere, mentre il figliastro viene denunciato per concorso in occultamento di cadavere. Il giovane non ha voluto rispondere alle domande del pm, mentre in ospedale al risveglio dall’operazione l'omicida ha confessato.
Nel '96 fu fermato assieme ad altre 10 persone in un'operazione della Dda di Bologna contro una gang di spacciatori affiliata alla cosca dei Dragone, due anni più tardi venne ferito con altri 15 uomini dalla bomba ananas gettata al bar Pendolino, sempre nella stessa zona.