Un omicidio su tre opera di stranieri E il 25% degli italiani ora ha paura

Il rapporto sulla sicurezza pubblicato dal Viminale. Altissima incidenza criminale degli immigrati, soprattutto degli irregolari. Gli omicidi in calo. Preoccupazione per i dati sulla violenza sulle donne: oltre un milione ha subito abuso, la maggior parte delle volte in famiglia

Roma - Un italiano su quattro ha paura. La paura delle criminalità, di subire aggressioni, di essere a rischio, "è fortemente cresciuta" negli ultimi anni nel nord est d’Italia. Mentre negli anni novanta solo il 17,3% degli abitanti di queste zone del Paese considerava a rischio di criminalità la zona in cui viveva, nel 2005 la percentuale è salita al 28,1%. Lo rileva il rapporto sulla sicurezza 2006 del Viminale che sottolinea come in generale nel Paese la paura di subire un reato non è cresciuta nell’arco degli ultimi 14 anni anche se è un sentimento di "dimensioni non trascurabili". In Italia, infatti, una persona su quattro si sente poco o per niente sicura quando cammina sola al buio la sera nel proprio quartiere, e questa insicurezza cresce in Sicilia, nel Lazio e in Lombardia ma raggiunge il massimo in Campania dove supera un terzo della popolazione.

Omicidi in calo Nel 2006 sono stati 621, poco più del minimo storico di 601 toccato nel 2005. Un dato che conferma il trend di netta diminuzione per questo reato, che ha raggiunto il picco nel 1991, con ben 1.901 omicidi, per poi scendere negli anni successivi. In sostanza, nel 2005 e 2006 si è registrato un tasso di omicidi di poco superiore a 1 ogni 100mila abitanti. Per trovare un tasso più basso bisogna risalire ai primi anni ’70. Sono aumentati gli omicidi originati in ambito familiare o per passioni amorose: 192 nel 2006. Al Sud e nelle isole il tasso di omicidi nel 2006 è risultato quasi doppio rispetto al Centro-Nord.

Un omicidio su tre commesso da stranieri Su tre persone denunciate per omicidio, una è straniera. E, quasi sempre, è irregolare. La fotografia scattata dal rapporto è abbastanza nitida: la quota degli stranieri sul totale dei denunciati e degli arrestati per la gran parte dei reati, è decisamente più altra rispetto all’incidenza della popolazione straniera nel nostro paese: su 442 denunciati per omicidio, il 32% sono stranieri, mentre la popolazione immigrata non supera il 5% del totale. Ma, afferma il Viminale, "è importante sottolineare che la netta maggioranza dei reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile alla popolazione italiana". Lo dicono i numeri: il 74% degli stranieri denunciati per omicidio è irregolare; così come il 72% dei denunciati per tentato omicidio; il 62% per violenza carnale, il 63% per sfruttamento della prostituzione. Nel complesso, gli stranieri regolari denunciati nel 2006 sono stati quasi il 6% del totale dei denunciati, un numero che si avvicina di molto alla percentuale di immigrati rispetto alla popolazione residente (5%). Quanto alle nazionalità degli stranieri che commettono reati, anche in questo caso i paesi sono gli stessi che forniscono il maggior numero di irregolari: Albania, Marocco e Romania. I romeni sono i primi per gli omicidi, le violenze sessuali, le estorsioni, le rapine nelle abitazioni e i furti con destrezza. Gli albanesi primeggiano per i furti in abitazione mentre i marocchini per i tentati omicidi, le lesioni dolose e gli scippi.

Espulsioni degli irregolari Sono venti i provvedimenti di espulsione che il Viminale ha adottato nel 2006 nei confronti di altrettanti stranieri ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale. E le indagini condotte dalle forze di polizia per contrastare il terrorismo internazionale di matrice islamica, hanno consentito l’arresto di 23 persone. Dei 20 espulsi, 8 sono algerini, 8 tunisini, 2 marocchini, un egiziano e un siriano. 14 erano state nel 2005 le espulsioni mirate (6 marocchini, 5 tunisini, 2 algerini, 1 egiziano), 8 nel 2003 (6 marocchini, 1 senegalese, 1 algerino) e nel 2002 una soltanto (un algerino). Fondamentale, per contrastare la minaccia del terrorismo islamico, è stata secondo il rapporto anche la strategia "via libere mirate", che ha consentito nel 2006 il controllo di 11.870 obiettivi; l’identificazione di 39.204 persone; 386 arresti non per fatti di terrorismo; 1.088 procedure di espulsione avviate; 927 persone denunciate per reati vari; 883 sanzioni amministrative contestate nei confronti di altrettanti gestori di call center, internet point e money transfert.

Violenza su oltre un milione di donne Sono un milione 150 mila le donne che nel 2006 hanno subito violenza, il 5,4% di quelle tra i 16 e i 70 anni. Di queste, ha subito violenza sessuale il 3,5%, mentre lo 0,3% ha subito stupri o tentati stupri. Gli autori delle violenze sono per la maggior parte i partner, responsabili nel 62,4% dei casi di violenza sessuale nel 2006, di molestie nel 68,3% dei casi e di stupri nel 69,7% dei casi. Più in generale il rapporto sicurezza rileva come il 31,9% (6 milioni e 743 mila) del totale delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. In particolare sul totale delle donne circa un milione (4,8%) ha subito stupri o tentati stupri. Un milione 400 mila donne ha subito violenza sessuale e fisica prima dei 16 anni in famiglia: complessivamente i parenti sono responsabili del 23,8% delle violenze subite prima dei 16 anni. Infine, il 18,8% del totale delle donne (due milioni 77 mila) ha avuto un compagno che al momento della separazione o dopo le ha perseguitate.

Terrorismo rosso e nero Nonostante il gruppo delle Br responsabile degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi "sia stato pressoché disarticolato", gli investigatori tengono "alta l’attenzione" verso altre formazioni che "vedono nella lotta armata l’approdo della propria strategia politica o nel ricorso alla violenza uno strumento per fare politica". L’attività investigativa nei confronti delle Br è stata "corroborata da importanti conferme sul piano processuale". Quanto all’area anarchica, il rapporto indica nel 2006 un "intenso dinamismo" sia della Fai (Federazione anarchica informale), che ha rivendicato una serie di attentati in Piemonte, sia di altre componenti anarchiche che hanno agito prevalentemente in Toscana. L’estremismo di destra, invece, è caratterizzato secondo il Viminale da una "galassia di gruppi, per lo più di limitate dimensioni" che manifestano uno "spiccato profilo aggressivo con il compimento di atti di intimidazione violenta sia nei confronti degli avversari politici che all’indirizzo delle forze di polizia". Complessivamente, nel 2006 si sono registrati 1.433 attentati e danneggiamenti di varia natura a persone o cose e 873 atti intimidatori. Al primo posto le sedi di partito (429, di cui 27 attentati, 352 danneggiamenti e 50 episodi di altra natura) seguite dagli enti locali (116). Per quanto riguarda le persone, infine, le categorie più colpite sono i pubblici amministratori (79 attentati e 77 danneggiamenti), i rappresentanti politici (37) e le forze di polizia (12).

Mafia ed economia La criminalità organizzata continua a mantenere "un’elevata capacità di infiltrazione nel tessuto economico e finanziario" grazie anche alla presenza di affiliati "dotati di un adeguato profilo culturale (operatori economici e finanziari)". Tra le associazioni mafiose ci sono "modelli in persistente evoluzione" che oltre a persistere nell’azione di controllo del territorio di origine, "condizionano segmenti dell’economia imprenditoriale nazionale con ingerenze negli appalti pubblici". Il Viminale lancia l’allarme anche sull’alleanza tra la criminalità organizzata italiana e quella di matrice straniera per la gestione del traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani e sfruttamento della prostituzione. In particolare Cosa nostra si è evoluta ed è in grado di condizionare settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, in particolare nel comparto delle opere pubbliche e dell’assegnazione dei servizi. Altamente competitiva e orientata alle attività criminali che investono ambiti territoriali, nazionali e esteri è la ’ndrangheta dedita soprattutto al traffico di stupefacenti, in particolare di cocaina. In campo internazionale la ’ndrangheta può contare su una struttura molto solida improntata su veri e propri ’network’. La camorra è invece caratterizzata da una tendenziale frammentazione tra realtà criminali fluide che determinano una particolare instabilità e danno luogo a un rilevante fenomeno di gangsterismo metropolitano.