Onorevoli veline

Gentile Direttore, prendo spunto dallo spiritoso articolo apparso sul Suo quotidiano, a firma di Fabrizio de Feo, per rilanciare la necessità di un radicale cambio culturale nel nostro Paese.
Anche questa volta, come ormai tradizione di ogni inizio legislatura, i giornalisti parlamentari hanno dedicato ampio spazio alla individuazione di Miss Parlamento.
La mia pluriennale esperienza politica penso possa essere utile a ricordare che nella tanto vituperata prima Repubblica l’attenzione verso le donne elette (in questo caso nominate) in Parlamento si limitava a rilevare il colore delle scarpe, a commentare il taglio del vestito o ammirarne la capigliatura.
Col passare del tempo l’attenzione e la morbosità verso le «femmine» parlamentari è aumentata sino a vedere la istituzionalizzazione della figura della Miss, dedicando sempre maggiore spazio a questa noiosa quanto deleteria nota di colore.
In questa XVI legislatura, poi, mi sembra che oltre alla forma si stia dedicando tempo anche alla sostanza del colore, considerati i tanti articoli e i maliziosi commenti sui «pizzini» tra e per personalità di governo e donne elette, come a raccontare un momento clou del «Grande Fratello».
Non sarò certo io, che ritengo di possedere sufficiente sens of humour e autoironia, a vestire i panni della fustigatrice dei costumi. Men che meno mi sogno di addossare critiche al difficile lavoro dei cronisti parlamentari, impegnati quotidianamente nella costante ricerca della verità da contrapporre al politichese delle dichiarazioni ufficiali.
Tuttavia, penso sia doveroso prendere spunto da queste vicende per intervenire e rilanciare quella necessità di cambio culturale cui ho fatto cenno all’inizio.
In questa società si è ormai affermata la necessità di dare in pasto ai cittadini quella sana dose giornaliera di voyeurismo, di scandalismo, di pettegolezzo, che non è tale se non è presente – anzi, protagonista – la donna.
In sostanza, la presenza femminile assume rilievo e sostanza mediatica solo se vi è il suo coinvolgimento in questioni light o pseudo piccanti. Tale tendenza, ahimè, si è oramai fatta strada anche nella vita politico-istituzionale e nella cronaca di essa.
Invece di dedicare pagine o focus sulla scarsa e leggera presenza delle donne ai vertici delle istituzioni, del lavoro, della società, si indugia sempre più sul colore, sul velinismo, sul patinato. Invece di dare massimo risalto ai positivi risultati che le giovani donne italiane ottengono nei concorsi pubblici, nella piccola e media imprenditoria, nella pubblica amministrazione, ambiti nei quali il mentore o la protezione del capo hanno peso relativo, si preferisce dare sfogo alle curiosità sterili di quella parte dei cittadini per i quali è più importante l’altezza del tacco della deputata alle proposte di legge che ella intenderà portare avanti.
Anche se assuefatta, come detto, a questa impostazione culturale apparentemente inarrestabile, non mi rassegno a sottolineare come tale atteggiamento rischi di incanalare il futuro delle nostre giovani ragazze verso un destino amaro.
Fare apparire la donna come una immagine da catturare o da osservare, porta alle conseguenze che ogni giorno dobbiamo registrare: branchi di giovani – anche di buona famiglia - che abusano di loro coetanee, donne violate in famiglia e abusate nei luoghi di lavoro, minorenni indotte alla prostituzione o al mercimonio delle loro performance nei locali pubblici.
Insomma, la mancanza di impegno per la valorizzazione della personalità femminile porta la società a ritenere la donna sempre un elemento quasi superfluo, di contorno.
Da qui la necessità del cambio di rotta, che sarebbe auspicabile partisse magari proprio dal microcosmo offerto dalle aule parlamentari.
Si chiede alla classe politica, esempio, sobrietà, moderazione.
Disponibilissima, per carità, ma pari impegno a questo punto è doveroso chiedere anche agli osservatori e ai narratori della vita politico-istituzionale, liberando le donne impegnate in politica dalla gabbia della loro bellezza.
Se non si parte proprio dalla osservazione e dal racconto dei comportamenti all’interno del palazzo per privilegiare l’immagine della donna come parte essenziale e protagonista del processo di modernizzazione della società, la strada da fare non solo sarà sempre più in salita ma, probabilmente, sarà impossibile da percorrere.
Alessandra Mussolini
deputato del Pdl