Opel, il Lingotto vuole anche Gm Sud America Ma i sindacati tedeschi: "A rischio 10mila posti"

Il governo tedesco fissa 14 paletti. Marchionne: "Gli stabilimenti in Germania restano 4, caleranno i lavoratori". I timori dei sindacati

Torino - Spariglia Sergio Marchionne. Non solo Chrysler, non solo Opel. La Fiat è "interessata" anche alle attività di General Motors in America Latina, e "sono in corso dei colloqui" al riguardo. Interrogato al riguardo, un portavoce della casa automobilistica torinese non ha voluto rilasciare commenti. In una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, l’amministratore delegato del Lingotto ha spiegato che Fiat mira a "costruire una nuova e forte casa automobilistica internazionale, una vera casa automobilistica europea che abbia successo nel mondo, mettendo insieme la divisione auto di Fiat con Opel e Chrysler". Oggi Marchionne, dopo la tappa tedesca, sarà a Detroit.

Le condizioni di Berlino La lista è lunga. Quattordici punti. Il governo tedesco ha posto 14 condizioni da soddisfare per valutare positivamente qualsiasi offerta di acquisizione di Opel. Tra queste la collocazione in Germania del quartier generale della società, la solidità del piano finanziario, la nazione nella quale sarebbero pagate le imposte della nuova aggregazione e il grado di consenso dei lavoratori. Sarebbe questo, secondo un documento riservato dell’esecutivo di Berlino visionato dal Financial Times, uno degli ostacoli incontrati dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne alla progettata operazione di fusione tra le attività automobilistiche di Fiat, Opel e Chrysler che punta a creare il secondo gruppo mondiale dell’auto.

Marchionne: "Non chiude nulla" Fiat prevede di mantenere tutte le fabbriche tedesche di Opel operative se il piano per rilevare la società della General Motors dovesse avere successo. Lo ha detto l’ad del Lingotto in un’intervista alla Bild. "Non vogliamo chiudere nessuno dei quattro stabilimenti Opel in Germania. Ho bisogno di questi impianti nel futuro per realizzare un numero sufficiente di auto" ha detto il manager. "Ovviamenti i livelli di personale devono scendere. Nessuno è in grado di cambiare questo. Gli stabilimenti devono diventare più efficienti". Marchionne ha poi aggiunto di non riuscire a fare stime su quanti dei 25mila dipendenti Opel potrebbero lasciare il posto di lavoro. Dopo l’incontro con Marchionne, il ministro dell’Economia tedesco aveva detto ieri che lo stabilimento che produce i motori Opel a Kaiserslautern potrebbe non sopravvivere se la Fiat acquisirà la società.

I tagli e i timori del sindacato Nonostante Marchionne assicuri di non voler chiudere nemmeno una delle fabbriche in Germania, Klaus Franz, leader del consiglio sindacale della casa automobilistica tedesca e membro del consiglio di supervisione della compagnia, fa sapere che i tagli sarebbero invece consistenti e riguarderebbero 9-10 mila posti di lavoro. "Il progetto di finanziamento non mi convince affatto, sta rischiando tutto - ha dichiarato Franz - vuole costruire una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e americani". Franz prevede inoltre un forte ridimensionamento di Opel, in quanto, a suo parere, a Marchionne interessa soprattutto avere accesso alle tecnologie General Motors per le vetture compatte e a media cilindrata.

A Chrysler 4,5 miliardi Chrysler ha ottenuto il "via libera" all’accesso ai 4,5 miliardi di dollari di prestiti per un’impresa in bancarotta dei governi di Stati Uniti e Canada e la decisione del giudice Arthur Gonzalez avvicina ulteriormente la prevista vendita alla Fiat. Gonzalez ha approvato la richiesta di Chrysler di accedere ai fondi del governo, ma anche l’autorizzazione a realizzare i pagamenti essenziali a fornitori e ai concessionari. Intanto il United Auto Worker (Uaw), il sindacato dei lavoratori automobilistici, si è detto ottimista sull’alleanza Fiat-Chrsyler. "Non vediamo l’ora di avere una relazione davvero salutare con la Fiat" ha detto durante una conferenza stampa in un sobborgo di Detroit, Ron Gettelfinger. Il sindacato ha anche annunciato di non avere intenzione di mantenere la sua maggioranza azionaria nella nuova Chrysler e che venderà la sua partecipazione del 55% per creare un fondo che si assumerà le spese mediche di coloro che saranno licenziati il prossimo anno.