Operatori mobili virtuali: nuove regole in arrivo?

Basta con la contrattazione libera tra le parti: il Garante Tlc vorrebbe obbligare i carrier ad aprire le loro reti agli operatori senza infrastrutture<br />

Sembra non aver mai fine la querelle che vede opposti Agcom e operatori wireless sulla spinosa questione della telefonia mobile virtuale.

A poche settimane dal debutto sul mercato italiano dei primi due player alternativi, Coop e Carrefour, già si profila all’orizzonte un altro nodo da sciogliere. Il Garante sta prendendo in considerazione l’idea di cambiare le regole del gioco per quanto riguarda il mercato 15, quello che disciplina la fornitura dei servizi di telefonia cellulare.

Cambiare le regole?
Sul tappeto c’è l’ipotesi di rendere obbligatorio l’accesso dei virtuali sulle reti mobili degli operatori infrastrutturati, sostituendo la libera contrattazione tra le parti con un provvedimento d’imperio. «Il semaforo verde concesso dall’Agcom ai servizi di telefonia integrata fissa e mobile di Vodafone e Telecom Italia», ha spiegato il commissario del Garante Enzo Savarese, intervenuto a un convegno organizzato dall’Isimm, «impongono di rivedere la regolamentazione del mercato del mobile».

Non basterebbero, in altre parole, gli accordi di accesso siglati negli ultimi mesi da Vodafone e Tim, che hanno spalancato le porte della rete mobile ai primi quattro operatori virtuali di telefonia mobile in Italia (ricordiamo che, oltre ai supermercati che abbiamo citato, ci sono anche Bt e Poste Italiane).

«Bisognerà valutare l’ipotesi di garantire la presenza di operatori alternativi nel mercato del mobile con regole ad hoc», precisa Savarese.

I carrier non ci stanno
La possibilità di un intervento dall’alto ha già sollevato un coro di no da parte dei poteri forti del wireless. «Non serve rimettere mano alle regole», sostiene Paolo di Domenico, responsabile regolamentare di Vodafone Italia. «I contratti siglati assicurano già ai nuovi entranti ampia autonomia nella tariffazione e nella gestione degli utenti». Gli fa eco Guido Ponte, responsabile regolamentare di Telecom Italia, che non ritiene necessaria un’ulteriore iniezione di competitività nel mercato del mobile: «A differenza che in altri Paesi europei, l’arrivo dei virtuali in Italia non ha portato una ventata di novità: l’offerta di tariffe competitive e di carte prepagate era già coperta dai quattro operatori maggiori».

Proteste scontate
Il malumore dei provider infrastrutturali, soprattutto alla luce delle nuove intenzioni del Garante, non rappresenta certo una sorpresa. La loro contrarietà all’ingresso dei virtuali era cosa nota da tempo e solo la minaccia di eventuali sanzioni li aveva convinti, dopo anni di resistenza, a cedere alle pressioni dell’Antitrust (che aveva aperto un inchiesta per ipotesi di abuso di posizione dominante collettiva a carico di Telecom Italia, Vodafone e Wind) e dell’Agcom. Presto però l’accesso alla rete mobile tramite accordi bilaterali potrebbe lasciare il passo a un obbligo regolamentare.