Ora la Cina fa paura

E imperturbabile la Cina continua. Mentre l’Occidente si turbava per il clima e l'Italia dubitava dei talenti calcistici della Melandri, quell'impero ha inviato un sofisticato satellite nello spazio. E diversamente dall’11 gennaio, quando ha abbattuto un satellite meteorologico, stavolta lo ha confermato subito, umiliando tutto il Giappone. Il maggior satellite giapponese ha infatti patito gravi guai tecnici il giorno prima del successo cinese. Eppure noi si era in altro distratti. Così da non volere vedere che quella tal burocrazia comunista, ch'è ormai una dinastia, non solo governa il popolo più numeroso della terra. Ma possiede pure una tecnica spaziale, dunque militare, che non ha rivali in Asia. La qualcosa scombina le versioni più idilliche della crescita cinese. Infatti la Cina è ormai dotata di un sistema satellitare alternativo al GPS degli americani e al progetto europeo Galileo, al quale pure collabora. Punta su un sistema alternativo, e del tutto sotto il suo controllo, col quale difendersi, e però anche offendere, dallo spazio.
Altra conferma che la Cina sta usando il libero scambio e i maggiori scambi finanziari di tecnologie e di merci, anzitutto per una propria politica di costruzione imperiale. Quella cinese è economia inflazionata da un sistema bancario che finanzia un eccesso d'investimenti. Col duplice effetto di deflazionare salari e prezzi delle merci, e inflazionare quelli delle materie prime, che i funzionari della dinastia di Mao si accaparrano ovunque. Profittando in America latina delle pazzie di Chavez, e senza il vincolo di dover badare al rispetto dei diritti umani in Africa. I successori di Mao e Deng perseguono insomma politiche mercantiliste da manuale. Il mercantilismo implica che lo Stato accumuli il più possibile riserve con un avanzo dei propri conti esteri. E consiglia una modifica dei quadri dello scambio internazionale attraverso la conquista delle materie prime e ogni altro espediente. Non sarebbe infatti il liberismo a prescrivere un cambio svalutato e a far sovradimensionare la capacità produttiva con un boom innaturale. Il dispotismo cinese invece ci si applica, e si dota di armi sempre migliori.
Finora l'economia di Hitler o quella di Colbert erano i migliori esempi che si potessero citare per spiegare il mercantilismo, il quale non abbisogna di democrazie. Ma di sistemi dispotici, e della determinazione a usarli fino a quell'estrema politica che è guerra. Come ha dimostrato ampiamente la Cina, e non solo in politica economica. Mi permetterei infatti di ricordare al lettore che la dinastia di Mao col comunismo ha certo rinnovato il dispotismo orientale. E però ha dimostrato dai suoi primi inizi pure una certa inclinazione a risolvere le crisi con la forza. Nel 1950 fu imposta al Dalai Lama la sovranità dei cinesi che ripopolano da allora il Tibet. Nel 1962 l'armata rossa traversò i freddi confini dell'India, tradendo Nehru, ottenendone migliaia di chilometri quadri di territorio. Nel ’69 fu poi per sempre chiaro che cosa la Cina pensava delle quattromila miglia di confine con l'Urss: dipendevano dalla forza della Russia, non dalla solidarietà socialista. E Deng non fece solo la sua parte a Piazza Tienanmen: 330mila soldati cinesi oltrepassarono nel 1979 il confine col Vietnam. Guerre tutte recenti e poco riferibili alla guerra fredda o alla solidarietà tra i popoli. E ne abbiamo trascurate alcune, ma bastano gia loro per dedurne fin dove la dinastia di Mao può arrivare per Taiwan, e perché i suoi successi spaziali devono inquietarci.