Ora la Cina "produce" le top model di Stato

A Pechino anche le passerelle sono nazionalizzate: le ragazze frequentano corsi durissimi lunghi 3 anni. Molte giovani sono atlete poco vincenti, prelevate dalle accademie sportive e costrette a sfilare

Si fa chiamare Crystal ma ha un classico nome cinese pieno di consonanti tipo x, y e z impronunciabili per gli occidentali. È nata nel distretto di Shanghai, un delicato fiore dello Yang Tze che a 26 anni ha già vissuto tre vite. Da bambina l’hanno selezionata per le sue caratteristiche fisiche (gambe lunghissime ed estrema mobilità articolare) nelle scuole di Stato dove si preparano i futuri campioni.

Promessa mancata nella corsa ad ostacoli, è diventata modella e da sette anni lavora con pochissimo entusiasmo perché nel suo caso il mestiere che tutte le ragazze sognano, rappresenta un ripiego. «Molte indossatrici cinesi vengono dalle scuole sportive statali - spiega -. Se non ottieni i risultati sperati ma sei carina, disciplinata e dimostri buona volontà, puoi trovare lavoro anche senza il necessario titolo di studio». Infatti da qualche tempo in Cina esistono vere e proprie fabbriche di modelle gestite dallo Stato e organizzate con draconiana severità.

Al Beijing Fashion College, per esempio, i corsi durano come minimo tre anni, quattro per chi supera le durissime selezioni in fase pre-adolescenziale, quando è difficile capire se ci si trova davanti a una vera bellezza oppure se basta aspettare che dal corpo sparisca il cosiddetto baby fat. Le ragazze devono studiare per sette ore al giorno materie come disegno di moda, tecniche di confezione, grafica al computer, fotografia, lingue straniere, dietetica e pubbliche relazioni, ma poi ci sono i quotidiani laboratori di danza, portamento, trucco e arte dell’acconciatura: un impegno a tempo pieno.

Del resto fino a una decina d’anni fa le modelle venivano selezionate tra le più belle operaie nelle industrie d’abbigliamento dove dovevano vivere e lavorare sotto una ferrea disciplina militare in cambio di 300 renmimbi al mese, pari a circa 30 euro. Una di queste, Lynn Xiong, 28 anni, adesso è una top da 2.000 euro a sfilata, onnipresente nelle cronache mondane e nelle cosiddette «party pages» di Vogue China per la sua relazione con un noto musicista locale: Aaxron Kwuok. L’altra sera ha sfilato per Max Mara a Pechino e nel backstage si pavoneggiava parecchio perché era l’unica minimamente famosa tra le 70 ragazze che hanno portato in passerella i meravigliosi capi del made in Italy.

«In realtà l’abbiamo presa solo perché è molto bella - ha detto Laura Lusuardi, fashion director del Gruppo - noi preferiamo scoprire volti nuovi e anche in questa occasione non volevamo tanto le top quanto delle bellezze interessanti».
È il caso di Wang Quing Quing, diciassettenne alta un metro e 82 centimetri, scovata in un villaggio rurale da un talent scout di un’agenzia di modelle di Hong Kong che ha dovuto sborsare parecchi renmimbi perché i genitori concedessero alla fanciulla il permesso di andare a Pechino. «Io volevo diventare poliziotta e invece sette anni fa mi hanno costretta a fare la modella e adesso sono molto preoccupata perché ho già 25 anni e questo mestiere dura poco» ha rivelato Eunis, una valchiria dagli occhi a mandorla decisamente contrariata per non esser diventata una top internazionale come Dujan, la cinese che ha posato per campagne pubblicitarie di Cavalli e Yves Saint Laurent.

«La scuola serve proprio per darti una seria preparazione generale, così quando sei troppo vecchia per sfilare puoi comunque sperare di trovare un lavoro decente» sostiene Amina, 20 anni, indossatrice da tre dopo il corso triennale al Beijing Fashion College. Il suo sogno nel cassetto? Diventare broker in un’agenzia. E passare in rassegna truppe di giovani bellezze schierate nel cortile della scuola sentenziando: «Questa sì, questa no, quelle due rimandatele nei campi: non si libereranno mai dalla puzza di letame».