Ora il museo di Cosseria pedala sulla ciclette della principessa Sissi

È rimasta più di cent’anni lì, nel maniero di Casteldarne, in Val Pusteria, Alto Adige. Custodita come una reliquia laica dai proprietari della fortezza, i conti Kunigl. Ma la «carta d’identità» di questa ciclette d’epoca che l’attuale conte Erich e sua figlia Dagmar hanno appena donato al Museo della Bicicletta di Cosseria, segna una data di nascita ben più antica: almeno risalente alla seconda metà dell’Ottocento.
E allora, la fantasia corre come il lampo. Anche perché gli indizi sono tanti, e tutti convergenti. Ne hanno parlato, il giorno della donazione al museo, gli stessi conti Kunigl, che ne devono sapere sicuramente parecchio. Dunque, la teoria è questa: che sulla sella della ciclette abbia posato le nobilissime terga nientepopodimeno che Sissi, al secolo - se vogliamo dirla proprio tutta - Elisabetta Amelia Eugenia von Wittelsbach, imperatrice d’Austria in quanto moglie di Francesco Giuseppe, nonché regina apostolica d’Ungheria e regina di Boemia e di Croazia, che visse proprio nella seconda metà dell’Ottocento. Quella famosa Elisabetta eccetera eccetera che, per i cinefili degli anni Cinquanta del secolo scorso, è essenzialmente la protagonista della trilogia di film che rinvigorirono assai, presso i contemporanei, il mito di una principessa bellissima e democratica, anticonformista e sportiva, invisa alla corte austriaca, ma osannata dal popolo.
Un mito, è vero, non perfettamente corrispondente alla realtà storica (anzi, quasi niente), ma alimentato anche grazie all’attrice che impersonava Elisabetta, quella Romy Schneider che dal 1955 (l’anno della «Principessa Sissi») al 1958 («Sissi-Il destino di un’imperatrice», passando per «Sissi, la giovane imperatrice») era al culmine del fascino e del sex appeal.
Cosa c’entri con Sissi la ciclette donata a Cosseria è dovuto innanzi tutto al fatto che l’imperatrice fu molto spesso ospite del castello di Casteldarne, a due passi da Brunico. E questo è il primo indizio. Ma il secondo indizio è ancora più mirato: si sa, ed è fatto accertato, che Elisabetta-Sisi (con una «esse» sola, come in effetti era chiamata a suo tempo) fosse dedita alla cura esasperata, quasi maniacale, del proprio corpo, anche attraverso una intensa attività fisica. I suoi biografi ufficiali parlano di estenuanti passeggiate, cui costringeva anche il personale di servizio, ed esercizi quotidiani in palestra, oltre alla pratica di scherma ed equitazione a livello molto più che amatoriale. Tanto che - spiegano in dettaglio le cronache del tempo - aveva fatto allestire locali attrezzati con pesi, sbarra e anelli in tutte le dimore in cui soggiornava.
E perché no, allora, a Casteldarne, dai fraterni amici, i conti Kunigl? E perché no, allora, proprio a Casteldarne, dove Elisabetta avrebbe adocchiato quella ciclette tentatrice, «modernissimo» congegno in grado di far risaltare al massimo forme già così attraenti per merito di madre natura e di un intensissimo allenamento?
Terzo indizio: la testimonianza del conte e della contessa attuali che si fonda su una solida tradizione familiare: la famiglia Kunigl abita mica da ieri in quel maniero della Val Pusteria! Pare che la «residenza anagrafica» risalga addirittura al Quattordicesimo secolo, quando l’antenato Georg, fra i numerosi privilegi ottenuti dai signori del luogo, ebbe anche la facoltà di amministrazione di un castello.
In ogni caso, il sindaco di Cosseria Andrea Berruti e il suo assessore Luciano Berruti, che sono fra i promotori più entusiasti del Museo della Bicicletta, hanno accolto di buon grado la donazione della ciclette e sono pronti a giurare sulla convergenza degli indizi. Come sosteneva Agatha Christie: un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, ma tre indizi, che diamine!, fanno una prova.
E questo dimostra che Elisabetta-Sissi o Sisi, comunque si chiamasse, su quella bici ha pedalato davvero. Sognando, chissà, a due passi da Brunico, al cospetto dei Monti Pallidi, quegli orizzonti sconfinati di libertà dove la storia finisce e incomincia la leggenda.