«Ma ora non dite che il federalismo è finito»

C’erano Bossi, Calderoli, Brancher, Petroni. E anche Luca Antonini, presidente della Commissione per il federalismo fiscale: tutti radunati in Cadore a festeggiare i 64 anni di Giulio Tremonti. «Una cena tra amici, in un clima sincero e familiare, chiusa cantando canzoni di montagna e anni 60», racconta Antonini. Soprattutto sobria, visti i tempi: nella baita del ministro manca la luce elettrica, le lampade funzionano a gas. E i lussi raccontati da Milanese? «Non abbiamo parlato di questa persona».
Avrete parlato di politica.
«Poco».
Allora della manovra.
«Abbiamo commentato certe notizie impazzite, come quelle sullo scudo-bis. Prima esce che si tassa chi ha rimpatriato i soldi, poi che si farà un secondo scudo: e chi lo fa il secondo se tassi il primo? È illogico».
Di federalismo si parla ancora?
«Certo. Gli otto decreti legislativi, approvati anche con il contributo di parte dell’opposizione, sono una riforma strutturale del sistema».
È una riforma complicata e ancora poco capita.
«In Italia, fino al 2008, 100 miliardi di euro erano distribuiti in base alla spesa storica: più spendi, più prendi e se buchi lo Stato ripiana con i soldi di tutti. Prodi mise 12 miliardi per i disavanzi di 5 regioni del Sud. Si capirà quando dal 2012 ci saranno i costi standard e si vedrà l’effetto del superamento della spesa storica, che è da noi è imperversata per 35 anni».
Per esempio?
«Sarà applicato il meccanismo degli studi di settore. Ogni comune dovrà pubblicare sul sito internet il fabbisogno standard, cioè la spesa media efficiente».
Cioè se spende più di quanto dovrebbe?
«Sì. Per ognuna delle funzioni fondamentali la spesa standard sarà visibile immediatamente: alla casalinga, all’opposizione, al giornale locale. Chiunque potrà valutare l’efficienza della propria amministrazione. Vengono anche armonizzati i sistemi contabili di 9.700 enti; si introduce la contabilità economica che rende tutto trasparente, anche la spesa delle società partecipate. E a fine mandato le amministrazioni dovranno pubblicare 20 giorni prima del voto un bilancio certificato: le prossime elezioni amministrative saranno molto diverse dal passato, non più sulla retorica, ma sui dati veri di bilancio».
Non se n’è parlato molto.
«Si è preferito polemizzare sulle addizionali».
Il criterio è valido anche per la spesa sanitaria delle regioni?
«Dal 2013. Verrà meno ogni aspettativa di ripiano statale, dentro una nuova trasparenza, con molte più informazioni date all’elettore. Una rivoluzione, con un effetto redistributivo».
Che cosa significa?
«Subisce meno tagli chi converge verso gli standard. Chi sfora non avrà soldi dai fondi perequativi ma dovrà aumentare le tasse locali. Non pagheranno più tutti gli italiani, ma soltanto gli elettori locali che poi giudicheranno con il voto».
Regioni, province, comuni. E lo stato centrale?
«Il federalismo fiscale è stato un laboratorio: la manovra di luglio ha esteso anche ai ministeri i fabbisogni standard. Il ministro che non li rispetta rischia una sfiducia individuale».
Come spiega le polemiche sui costi del federalismo? Il governatore Formigoni ha detto che ormai è inutile.
«Quando su internet si vedranno i dati, si capirà che il sistema è cambiato. E poi c’è confusione tra il federalismo, riforma strutturale, e i tagli, che sono contingenti e riguardano tutta Europa. Anche i Länder tedeschi fanno sacrifici, ma nessuno dice che il federalismo è finito».
Che cosa dice Tremonti in privato di chi gli imputa di aver fatto una manovra socialista e non liberale?
«Che certi nostri economisti benpensanti dovrebbero riflettere bene su cosa sta succedendo intorno a noi».