Ora paghiamo la scorta al sacerdote no global che insulta i parà morti

Il parroco di Lecco prima insulta i caduti italiani e poi gira con la scorta. A Lecce omelia sul tetto tra i precari, a Genova un
prete ridicolizza Bertone

Le crociate atto secondo, la carica dei preti d’assalto. In una mano il turibolo, nell’altra il megafono. Oro, incenso e rissa. Predicano la pace, intanto loro scatenano il finimondo. In principio c’era don Giorgio De Capitani, anni 71, sacerdote di Monte di Rovagnate di Lecco. Armato di blog, ha dichiarato guerra ai soldati italiani. Perché se in Afghanistan una bomba fa strage di parà, per lui vanno bollati come «mercenari pagati dal governo» e, già che c’è, spara a zero sul ministro La Russa. Insomma, se quanto a pietà non sembra proprio un esempio di devozione cristiana, va decisamente meglio col perdono. Proprio quello che gli ha concesso il cardinale Dionigi Tettamanzi, che si sarebbe limitato a un invito a smorzare i toni. Un rimprovero ufficiale sarebbe stato troppo severo. «Sì - minimizza don Giorgio - mi ha chiesto solo di moderare il linguaggio, nulla più». Per completare l’assoluzione, è pure giunto in suo soccorso il vicario episcopale di Lecco, monsignor Bruno Molinari: «La sua è una voce profetica...». In effetti un po’ invasato era sembrato.

Qual è il colmo per un curato indiavolato con le forze armate? Passare tutto il (santo) giorno con degli uomini in divisa. Per carità, nessuno vuole arrestare don De Capitani causa vilipendio. Anzi - riporta Il Giorno -, la questura ha pensato bene di concedergli la scorta : dopo quello che ha detto e scritto ci sono «fondati timori» che possa essere aggredito. E scusate il disturbo. Tanto paghiamo noi.
Un girotondo in abito talare. A volte cambi una vocale ma il pasticcio rimane. Se a Lecco è la politica, a Lecce è la fabbrica a valer bene una messa. Da celebrare in mezzo agli operai, s’intende, in cima al municipio di Tricase, con la benedizione del sindacato. Don Raffaele Bruno e don Stefano Rocca hanno celebrato il sacrificio... dei cassintegrati del calzaturificio Nuova Aldelchi e di altri 500 lavoratori in lotta contro i tagli. «Colpa dei padroni».

Già, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Purché non sia un mattone abusivo. Don Paolo Farinella, il ribelle convertitosi a Micromega, il vangelo secondo la sinistra, s’atteggia a custode della rivelazione. Dall’antico Testamento al moderno catasto: «Non ho giurato fedeltà al cardinale Tarcisio Bertone che oltretutto ha ristrutturato una sua casa fuori dal piano regolatore». Scherzi da preti. Del resto padre Farinella ammette di non appartenere «a questa Chiesa», con la maiuscola. Molto meglio quella di San Torpete a Genova. Vuoi mettere, la domenica sali sul pulpito e offendi il segretario di Stato vaticano. In alternativa, t’inventi un funerale: «Dedico la messa alla morte dell’informazione italiana». Lettera ai fedeli: di questi tempi, tanto vale farsi confessare da Travaglio...