Ora la politica s’indigna. Dall’Unione alla Cdl è processo ai giudici

Casini (Udc): "Troppa indulgenza è intollerabile". Pedica (Idv): "Subito la commissione d’inchiesta". Palumbo (Ulivo): "Serve rigore"

Roma - Le accuse ai magistrati da parte dei genitori della ragazza assassinata a Sanremo dal fidanzato già indagato per l’omicidio della sua ex, ma lasciato in libertà «per mancanza di prove», pesano come un macigno sui politici e sulla stessa magistratura. La maggioranza si divide tra chi giustifica in ogni caso la magistratura e chi invece intende andare a fondo per verificare la correttezza del pm genovese Enrico Zucca che lasciò in libertà Luca Delfino, l’assassino della giovane Maria Antonietta Multari. Il più duro è il capo della segreteria politica dell’Idv Stefano Pedica, che chiede una commissione parlamentare d’inchiesta per verificare se «veramente gli elementi raccolti a carico di Delfino fossero insufficienti per le indagini preliminari». Il parlamentare del partito dell’ex pm Antonio Di Pietro «chiede «scusa a nome di tutto il parlamento» alla mamma di Maria Antonietta, e avverte: «Bisogna ammettere gli errori se ci sono stati, e sollevare dall’incarico chi ha sbagliato». Di tono diverso l’intervento dello stesso Di Pietro, in perenne contrasto con il collega Mastella: «È inutile prendersela con il giudice e fare qualche ispezione ministeriale di fine agosto tanto per fare qualche telefilm. Non è colpa del giudice se le leggi in questi anni hanno permesso, in nome di un giusto garantismo, l’impunità a molte persone». Per il ministro è necessario che il parlamento faccia «le leggi che consentano ai delinquenti di stare in galera».

A difesa dei colleghi interviene il presidente dell’Anm, Giuseppe Gennaro, per il quale «i magistrati non fanno altro che applicare le leggi», e che, pur rendendosi conto dello stato d’animo dei parenti delle vittime, ribadisce che «è difficile giudicare a distanza senza consultare gli atti».

Punta il dito sui magistrati anche Daniele Capezzone della Rosa nel Pugno. Per il presidente della commissione Attività produttive della Camera «se un magistrato sbaglia con dolo (cioè malafede) o con colpa grave (cioè con evidente negligenza) è giusto che paghi, e paghi in modo pesante e diretto». L’ex-segretario radicale punta a rilanciare «quella responsabilità civile dei magistrati che, nonostante i pronunciamenti referendari degli italiani, è stata attenuata per non dire cassata».

E toni duri usa il senatore ulivista Lello Palumbo, che parla di «scelte giudiziarie superficiali e prive di rigore giuridico». Un atto d’accusa verso la magistratura arriva dall’ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli: «La discrezionalità non può essere a senso unico - sostiene il padre dell’attuale codice penale -, perché discrezionale è anche decidere di tenere dentro, non solo di scarcerare». Dati poco confortanti vengono forniti dal presidente della commissione sulla riforma del codice penale Giuliano Pisapia, deputato indipendente del Prc, sulla mancata certezza della pena: «Tra il 1996 e il 2006 sono stati inflitti 850mila anni di detenzione in carcere che non sono stati scontati. Una media di 85mila l’anno».

Intendono presentare una legge tendente a vietare la libertà provvisoria per un elenco preciso di reati anche Gianni Alemanno ed Edmondo Cirielli di An, mentre Pier Ferdinando Casini dell’Udc sostiene che il problema non sono le leggi, ma la loro applicazione: «Troppa indulgenza da parte dei giudici non è tollerabile». E Rocco Buttiglione dell’Udc accusa: «Alcuni magistrati danno l’impressione di stare dalla parte dei delinquenti più che dei cittadini onesti. Così si approfondisce il fossato tra magistratura e società». Parla di due pesi e due misure, Gianfranco Rotondi della Dc che accusa i magistrati di non avere sempre comportamenti lineari: «È un sistema sballato con alcuni giudici tolleranti rispetto a certe situazioni e rigidissimi rispetto ad altre».