Ora il tasso è «light» ma occhio alla rata

La crisi finanziaria internazionale non ha spento l’amore degli italiani per il mattone ma acquistare una casa significa quasi sempre sottoscrivere un mutuo. Un atto impegnativo, da affrontare in primo luogo in base al reddito familiare e scegliendo con grande attenzione tra le tipologie disponibili sul mercato, a partire dalle soluzioni a tasso fisso e da quelle a tasso variabile. Complice l’ultimo taglio al costo del denaro deciso dalla Bce all’1,25% e la discesa dell’Euribor ai minimi storici, i mutui a tasso variabile sono quelli che nell’immediato offrono una convenienza maggiore. Va detto, però, che superata la recessione, il costo del denaro tonerà a salire insieme alle rate di questo tipo di finanziamenti. Un rischio che invece non esiste con le proposte a tasso fisso, pensate per garantire al risparmiatore la stabilità della rata, indipendentemente dalla Bce. Prima di scegliere tra tasso fisso o variabile è, quindi, importante considerare la durata del finanziamento e calcolare in prospettiva quanto sarebbe sopportabile l’aumento della rata sul bilancio familiare. In alternativa esistono offerte «flessibili», che consentono di variare la tipologia del tasso durante il prestito. E altre che offrono il cosiddetto «cap», in sostanza un «tetto» di garanzia che protegge dal rialzo dei tassi.
Prima di decidere è bene rivolgersi a diversi istituti, considerando che spesso, l’erogazione del mutuo, è subordinata all’apertura di un conto corrente su cui accreditare lo stipendio. Un aiuto in proposito è offerto da Internet e da siti specializzati come www.mutuionline.it, dove è possibile simulare il tipo di mutuo di cui si ha bisogno e ottenere con rapidità le offerte più convenienti sul mercato. In ogni caso le banche sono tenute a comunicare, oltre al tasso del mutuo, comprensivo dello «spread», anche l’«indice sintetico di costo». L’Isc esprime il costo reale di un mutuo considerando anche le spese iniziali e quelle ricorrenti: per l’istruttoria, la perizia, la riscossione delle rate, le comunicazioni, le assicurazioni e le imposte. Le spese di istruttoria e di perizia possono variare, rispettivamente, tra i 200 e i 750 euro e tra i 200 e 300 euro. Un altro aspetto da considerare è poi il limite finanziabile. Normalmente è l’80% del valore dell’immobile stabilito dalla perizia ma, a seconda delle garanzie offerte, alcune banche arrivano a erogare anche il 100-120%. Quanto al capitolo assicurazioni, le banche richiedono una polizza incendio-scoppio. Alcune impongono una compagnia convenzionata altre lasciano libero il cliente: il premio è calcolato sul valore dell’ipoteca, di solito pari al 150-200% del valore dell’immobile. Il premio può essere pagato in un’unica soluzione o spalmato sul mutuo. Attenzione infine ai costi aggiuntivi: alcuni istituti propongono polizze per rischi di premorienza, malattia o perdita del lavoro con un aggravio sulle rate di alcune decine di euro.