Oramai l’ambiente urbano è l’ideale per i volatili rari

L’ornitologo Fulvio Fraticelli illustra la presenza delle specie

Roma è un’immensa voliera a cielo aperto. Nei cieli della capitale, soprattutto in periferia, tornano a volare specie che non si vedevano da anni, come il picchio rosso e quello verde, e uccelli ormai rari nel resto d’Europa, coma il tarabuso. Mentre il Tevere ormai è ormai invaso da stormi di germani reali. In città gli uccelli, esotici o nostrani, trovano cibo in quantità, clima ideale e protezione dai nemici naturali. Spettacolare la crescita del numero dei parrocchetti monaci - da non confondersi con i loro parenti stretti, i parrocchetti dal collare - pappagallini verde smeraldo grandi poco meno di un piccione. In pochi anni questi uccelli esotici originari di India, Singapore, Sri Lanka, Isole Mauritius e Cina, si sono moltiplicati e contano ormai parecchie migliaia di esemplari. Chiassosi stormi di verdissimi parrocchetti dal collare sfrecciano nei cieli del centro della capitale, facendo la spola tra i parchi storici romani. «Ogni sera sorvolano in massa il Quirinale per andare nei loro dormitori di Villa Ada», spiega l’ornitologo Fulvio Fraticelli, curatore del Bioparco. «Come i loro stretti parenti, i parrocchetti monaci, questi pappagalli sono stati liberati o sono fuggiti da gabbie o voliere, circa 13-14 anni fa. I parrocchetti dal collare in dieci anni sono aumentati del 700 per cento e hanno colonizzato tutti i principali parchi della Capitale. Uno dei primi nidi, i parrocchetti dal collare lo hanno costruito a Villa Borghese». Nel più famoso parco storico della Capitale, questi parrocchetti lunghi quasi mezzo metro (nome scientifico Psittacula krameri), apprezzati già nella Roma antica, dove erano uno status-symbol vivente, forti, resistenti al freddo e ben adattabili, sciamano nei giardini romani alla ricerca di palme da dattero e altri alberi da frutto, fiori e bacche. Non cresce, invece, la popolazione degli altri cugini romani, i parrocchetti monaci. «Il loro numero è stabile e non si allontanano troppo dalla loro area di origine, la Caffarella, che si conferma, per altro, l’area protetta romana con il più alto valore di biodiversità». Proprio nella Caffarella sono tornati, dopo anni di assenza, il picchio rosso minore, una specie poco comune, e il tarabuso, una delle specie più rare d’Europa, oggetto di specifici progetti di protezione dell’Unione europea. La presenza del tarabuso all’interno di Roma appare tanto più eccezionale, se si considera che in Italia si contano solo una cinquantina di coppie e che questo uccello timido e schivo ha bisogno, per sopravvivere, di un habitat che va sparendo a vista d’occhio nel Vecchio Continente: il canneto. In particolare, una coppia di tarabusi ha bisogno di almeno 20 ettari indisturbati di canne di palude.
Ma un’altra specie di acquatici cresce in maniera abnorme. «Roma è invasa dalle anatre - sottolinea Fraticelli - Negli ultimi due-tre anni c’è stata una vera esplosione. Nel 1993, lungo il Tevere c’era un paio di coppie al chilometro, ora se ne contano ben 15». I germani reali, le anatre più comuni, amate (e più cacciate) del mondo sembrano non volersene più andare da Roma, per tornare nell’Europa del nord di cui sono originarie.