Orrore: i fucilati dal regime ora sono mummie da show

Pagate il biglietto e passeggiate nell’orrore. C’è un cadavere a cavallo, ha le braccia tese, le mani socchiuse. Le guardate da vicino. Una stringe il cervello dell’uomo, l’altra quello dell’animale. Fate un passo indietro, v’imbattete nel corpo ignudo di una ballerina, la pelle scorticata i muscoli tesi, le ossa sporgenti. Due metri più in là un busto inarcato le budella tese, lo stomaco tirato, gli addominali scolpiti, e nel pugno chiuso una palla di baseball pronta al lancio. In fondo una carcassa scuoiata si libra su un paio di pattini. Vorreste fuggire, ma a sbarrarvi la strada c’è quel carcame di donna vivisezionata dal seno all’addome, quel feto affacciato dalla finestra del suo utero reciso. Ci siete dentro e non è un film. A «Bodies the Exhibition» («Corpi , la mostra») spietata mostra di cadaveri plastificati tutto è macabramente reale. Così reale da sollevare inquietanti interrogativi sull’origine di quei venti reperti anatomici, tutti cinesi, tutti muscolosi, tutti di mezza età, tutti senza i segni di debilitanti malattie. E allora al disgusto s’aggiungono gli interrogativi. A chi appartenevano quei corpi? Come sono morti? Chi ha permesso di trasformarli in scorticate e plastificate mummie esposte a pagamento? Le domande innescano raccapriccianti sospetti quando il dottor Gunther von Hagens, inventore del processo capace di plastificare le spoglie mortali, ammette di aver ricevuto dalla Cina cadaveri con i segni dell’esecuzione. I sospetti s’avvicinano alla certezza quando un trafficante di cadaveri cinese ammette di vendere a 200, 300 dollari l’uno i resti dei condannati a morte.
Per seguire questi quattro passi nell’orrore bisogna incominciare da «Bodies the Exhibition» la mostra di cadaveri plastificati che ha attraversato le principali città americane ed è ora sbarcata a Vienna, Madrid e Barcellona. I venti corpi umani trasformati in perfetti e asettici modelli poliesterizzati vengono presentati dalla Premier Exhibitions, la compagnia quotata a Wall Street che detiene i diritti della mostra, come un esibizione dall’alto valore educativo. La mostra spiegano gli organizzatori «consente accesso a immagini e conoscenze normalmente riservate solo a personale medico professionista». Fin qui tutto vero. I cadaveri scuoiati e modellati nelle pose più disparate permettono di osservare tutti i particolari più reconditi del nostro corpo dal cervello all’apparato digerente, dai muscoli alle ossa. La perfetta conservazione è frutto della cosiddetta «plastinazione» l’evoluto metodo di mummificazione messo a punto a fine anni ’70 dall’anatomo patologo tedesco Gunther von Hagens sostituendo liquidi e grassi con incorruttibili polimeri. Il processo mantiene inalterato l’aspetto d’ogni singola cellula rendendo malleabile e modellabile il cadavere permettendo di mettere un corpo in groppa ad un cavallo morto o, come si vede in “007 casinò Royale”, di riunire tre scheletri intorno ad un tavolo da poker.
I guadi della Premier Exhibitions iniziano quando il dissidente cinese Harry Wu, espatriato negli Stati Uniti dopo 19 anni di lavori forzati, mette in dubbio l’origine dei 20 corpi ricordando di aver dimostrato l’esistenza di un contrabbando di organi prelevati da condannati a morte: «La Cina mette a morte più prigionieri di ogni altro stato al mondo e nessuno – denuncia Wu – conosce con esattezza né il numero dei condannati né il destino dei loro corpi». E Fiona Ma deputato californiano di origine cinese fa notare che nessuna famiglia cinese acconsentirebbe ad «esporre i resti di un proprio caro in quel modo».
Il peggio viene fuori quando Arnie Geller, amministratore delegato della Premier Exhibitions, dichiara all’emittente televisiva Abc che tutti quei corpi «sono di provenienza legittima, corpi senza famiglia ceduti dalla Dalian Medica University al laboratorio di “plastinazione” con cui lavoriamo». Quando il reporter dell’Abc Brian Ross vola a Dalian nella provincia cinese di Liaoning il direttore della clinica nega di rifornire la mostra anche perchè dal 2006 la Cina ha ufficialmente vietato l’esportazione di cadaveri o di loro parti. La vera tappa dell’orrore è un capannone di periferia a sessanta chilometri dall’Università dove le microcamere riprendono una decina di lavoratori vengono sorpresi ad imballare cadaveri e altri resti umani «plastinati» pronti alla spedizione negli Stati Uniti. Il manager titolare del «laboratorio» risulta essere un professore della Dalian University che ammette di aver da poco rilevato il 70 per cento delle quote possedute, fino all’anno prima dalla stessa clinica. Ma quando il reporter gli chiede l’origine di quei corpi già «plastinati» e pronti alla spedizione il manager fugge imbarazzato. A dire qualcosa di più ci pensa l’inventore della «plastinazione» che, guarda caso, ha insegnato alla Dalian University, ha venduto i diritti del procedimento ai suoi laboratori e ha per qualche periodo ricevuto cadaveri dalla Cina: «Ho smesso di aver rapporti con loro – rivela piangendo il medico – quando mi sono trovato tra le mani dei corpi con ancora i segni dei proiettili. Ho preso i cadaveri li ho fatti cremare e da quella volta non ho più usato cadaveri cinesi».
Intanto l’Abc mette le mani sui moduli d’importazioni dei venti corpi usati dalla Premier Exhibitions e scopre che sono stati denunciati come «modelli di plastica per insegnamento medico». Dalla Cina arrivano notizie anche peggiori quando un commerciante di resti umani cinesi fornisce all’Abc una decina di foto di corpi insanguinati abbandonati nella neve subito dopo l’esecuzione. Quei cadaveri racconta il trafficante valgono 200 300 dollari l’uno. Passa a ritirarli personalmente con il furgone, paga la segnalazione all’informatore di turno e li consegna a qualche clinica medica o al laboratorio di «plastinazione» di Dalian. La verità a quel punto è in mostra assieme ai cadaveri e l’amministratore delegato Arnie Geller si dimette senza fornire dimissioni. L’orrore invece gli è sopravvissuto ed è già sbarcato in Europa.