Orsi stressati e invecchiati: tutta colpa del cibo umano

Le incursioni dei plantigradi alla ricerca di facile cibo accorcia di due mesi il letargo e cambia il metabolismo

Gli orsi mangiano di tutto, sono animali onnivori con uno stomaco da carnivori. Ma se c'è una cosa che appare spesso nei parchi americani è un cartello: «don't feed the bears, non date da mangiare agli orsi». E mentre su internet, si sta diffondendo la trash challenge con l'hashtag #trashtag, ovvero la sfida social per ripulire l'ambiente, scopriamo uno studio interessante: gli orsi che mangiano cibo legato ad attività umane (spazzatura, bestiame e animali domestici) possono diminuire la durata del letargo e invecchiare più velocemente. Non sono rari i filmati in cui vediamo gli orsi avvicinarsi alle auto dei turisti per cercare del cibo. Ma in un paesaggio sempre più urbanizzato, la natura fa i conti con l'uomo e gli orsi e gli altri animali si spostano verso ciò che pare ghiotto. Tuttavia, se questo sembra un vantaggio, in realtà va a modificare il comportamento e la biologia di questi grossi animali. Lo studio, finanziato da Colorado Parks and Wildlife, University of Wisconsin-Madison e American Society of Mammologists Grant-in-Aid e pubblicato su Nature a fine febbraio è chiaro: il cibo umano sta modificando i comportamenti animali. Avendo osservato lavori recenti sullo stesso argomento, i ricercatori hanno «studiato come l'uso di cibi umani influenza il letargo». Gli orsi sono animali fieri, ma camminano in modo buffo perché sono plantigradi. In genere «vanno in letargo per 4-6 mesi all'anno». E soprattutto, se hanno fame, qualsiasi pattumiera o discarica potrebbe fare al caso loro. Si tratta di «adattamenti che aumentano la sopravvivenza». Lo studio sugli orsi bruni - Ursus americanus, condotto in Colorado su 30 orsi femmine della zona di Durango tra l'estate del 2011 e l'inverno del 2015, ha rilevato che gli orsi che si nutrono di cibo umano vanno in letargo per periodi inferiori rispetto agli orsi che seguivano una dieta naturale e sana. Al di là del bisogno e della necessità di dormire più a lungo durante l'inverno, c'è un altro problema. Gli orsi più attivi nel reperire junk food hanno mostrato segni di stress ossidativo rispetto a quelli con abitudini alimentari naturali: avevano telomeri più corti e mostravano segni di maggior invecchiamento cellulare. «I sussidi alimentari umani possono indirettamente influenzare i cambiamenti nell'invecchiamento a livello molecolare», si legge nello studio. «Guardando a paesaggi sempre più influenzati dalla presenza umana, vediamo vincitori e perdenti» e li confrontiamo osservando «quali specie sono in grado di sfruttare tali risorse» ha detto Jonathan Pauli, uno dei coautori dello studio, alla BBC.

Ma non è solo l'orso americano ad avere questo problema. Recentemente, in una remota regione russa è stato dichiarato lo stato di emergenza: dozzine di orsi polari si sono trasferiti in cerca di cibo; i rifiuti alimentari accessibili e si sono dimostrati irresistibili anche per gli orsi bianchi. Anche uno studio recente sull'avvoltoio egiziano, che è in via di estinzione nella penisola iberica, ha mostrato che gli uccelli preferiscono nidificare in aree vicine alle discariche. Gli uccelli nutriti con alimenti raccolti da discariche di rifiuti appaiono «meglio nutriti» e sperimentano «meno penuria di cibo». Tuttavia, avevano livelli più bassi di vitamine e composti organici che sono importanti nella funzione del loro sistema immunitario. Alla fine, dobbiamo constatare il fatto che il bestiame delle nostre fattorie, i nostri scarti alimentari e anche i nostri animali domestici stanno modificando il ciclo della natura e le abitudini alimentari degli animali selvatici. I cibi legati ad attività umana rientreranno sempre di più nella dieta animale, evidenziando un comportamento opportunistico: il bestiame, la spazzatura e i nostri animali domestici sono «prede» più facili da cacciare.