Otto italiani su 10: via i rom senza lavoro

Sondaggio del &quot;Giornale&quot; sulla sicurezza: il 90% si aspetta interventi severi e urgenti dal governo, sette su dieci vogliono censire i nomadi attravreso impronte e test del dna. E la metà toglierebbe alle madri i figli costretti a mendicare. <a href="/a.pic1?ID=262364" target="_blank"><strong>La Russa</strong></a>: &quot;Vorrei impiegare l'esercito per pattugliare le metropoli&quot;

da Milano

Più dei romeni, più degli albanesi e dei nord africani: per gli italiani sono i rom l’etnia, tra tutte quelle presenti sul territorio nazionale, più pericolosa per l’ordine pubblico. E se non bastassero le parole raccolte in questi ultimi giorni da Napoli a Milano, ora lo dice anche un sondaggio dell’istituto di ricerca FN&G. Le comunità nomadi sono state indicate dal 24 per cento degli intervistati come il maggiore problema per l’ordine pubblico. Seguono gli albanesi - 22 per cento - e i romeni, col 20 per cento.
La prova finale che gli italiani sono un popolo di razzisti, come hanno denunciato dalla Spagna? Quello che emerge dalle risposte date agli intervistatori è piuttosto il quadro di un Paese che non ce la fa più, che vuole risposte: un razzista se la prende radicalmente con un popolo. Gli italiani invece dividono la loro esasperazione in parti uguali tra le comunità nomadi e le istituzioni. Se da un lato non sopportano più la presenza di aree di degrado estremo all’interno dei loro comuni, dall’altro rimproverano ai governi di non aver preso provvedimenti radicali: per l’81 per cento delle persone l’immobilismo della politica ha permesso che gli zingari fossero oggi un problema per la sicurezza.
Ora vengono chiesti interventi non più rimandabili, che il Viminale deve prendere a prescindere da pressioni esterne o condizionamenti di sorta: l’86,9 per cento si dice molto (64,8) o abbastanza (22,1 per cento) d’accordo all’idea che l’esecutivo appena insediatosi debba affrontare l’emergenza rom «con la massima urgenza e severità».
Ma come? Per cominciare si potrebbe finalmente capire con esattezza quanti siano, e in che modo distribuiti, i nomadi in Italia. Per ora abbiamo solo le stime del ministero dell’Interno, che parlano di 140mila persone. Basta paragonare questa cifra con i numeri ufficiali delle prefetture, che si fermano a poco più di 40mila, per capire che la lotta all’illegalità di marchio rom deve partire dalla base. Il 66,5 per cento si è detto molto o abbastanza favorevole all’idea di fare un censimento dei nomadi, prendendo loro le impronte digitali e il Dna. «Solo» per il 56,7 per cento degli italiani i campi vanno smantellati, mentre per ben l’80 per cento la polizia dovrebbe «entrare nei campi e sequestrare tutta la merce di cui gli zingari non riescono a dimostrare la provenienza». In linea anche le risposte alle domande riguardo alle occupazioni di sinti e rom. Per il 76,6 per cento (suddivisi tra un 51,1 per cento molto e un 25,5 per cento abbastanza d’accordo) se un nomade straniero non dimostra di avere un lavoro dopo tre mesi deve essere allontanato dall’Italia. Infine la questione relativa alla vita dei bimbi nei campi. Il 49,8 per cento si è detto favorevole a «togliere» la podestà a quelle madri che portano con sé i figli a mendicare per strada, e ad affidare i piccoli alle cure dei servizi sociali.