P4, ecco gli interrogatori Ministri, vip e miliardari

Da Gianni Letta a Montezemolo, da D'Alema a Masi, a Napoli sfila il Paese che conta. L'accusa: conoscere Bisignani. Migliaia di atti e telefonate che il giudice aveva ordinato di non usare. E che invece diventano di dominio pubblico

Gian Marco Chiocci - Andrea Cuomo - Massimo Malpica

Fango nel ventilatore, schizzi per tutti. Metodo noto, conosciuto, indegno: si depositano atti e intercettazioni che per il gip non sono meritevoli di finire nell’ordinanza, si depositano anche quelli che non dovrebbero mai essere messi a disposizione della stampa perché di nessuna rilevanza penale, e già che ci sono si lasciano a disposizione del «pubblico» carte giudiziarie che coinvolgono persone terze, ignare, non indagate. Per non dire di questo quotidiano: il Giornale per «loro» è macchina del fango. L’intercettazione tra Sallusti e Chiocci, cronista e direttore che parlano di un’inchiesta, diventa (testuale) «un fatto di straordinaria gravità», la prova di un «sistema parallelo e surrettizio di acquisizione di notizie segrete riservate».

MONTEZEMOLO, FENECH E LA MASERATI
Di fondamentale importanza, si fa per dire ovviamente, per l’inchiesta sulla P4 la vicenda della sponsorizzazione dell’attrice-produttrice Edwige Fenech attraverso l’ex marito Luca Cordero di Montezemolo, patron della Ferrari. Che si rivolge a Bisignani e a Masi per garantire la produzione di una fiction. A Montezemolo viene fatta sentire un’intercettazione: «Nella conversazione che mi avete fatto ascoltare io faccio riferimento a una richiesta di intervento sul direttore della Rai Masi che io chiesi al Bisignani nell’interesse della signora Fenech che è stata mia moglie e che produce fiction per la Rai. La Fenech mi aveva detto che la Rai si era impegnata a produrre fiction prodotte da lei. Chiamai Masi ad Abu Dhabi e subito dopo chiamai Bisignani chiedendogli di intervenire su Masi. La Fenech mi ha detto che è ancora in attesa. L’autovettura Maserati di cui si parla il Masi me l’aveva chiesta in prova e io gliel’avevo mandata (...). Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault (...) Bisignani è amico di Briatore. L’anno scorso (...) dissi a Dominicali di incontrarlo il figlio di Bisignani e di testarlo. Il ragazzo è stato assunto e mi dicono sia in gamba». Masi conferma: «Tanto il Bisignani quanto il Cordero di Montezemolo mi rappresentavano una questione riguardante la Fenech, una produzione della fiction della stessa; io non ho fatto alcun intervento, ho tenuto per due settimane la Maserati messa a mia disposizione in prova da Montezemolo».

SETTA, MINOLI, LA ROSA...
Masi alle prese con numerose incombenze. Raccomandazioni o spintarelle. Cosa c’entrino con l’inchiesta P4 è un altro mistero: «Il Massimo a cui si fa riferimento nell’intercettazione è Massimo Liofredi che proteggeva la Setta (Monica, giornalista, ndr) che io non volevo; la «Lei» cui si fa riferimento è la Monica Setta. Effettivamente nella conversazioni in esame io dico al Bisignani di informare e di parlare di tali questioni il dottor Letta, e ciò perché Bisignani è sicuramente più legato al Letta di quanto lo sia io (...). Il Bisignani, per la verità insieme a tanti altri, mi ha chiesto la cortesia di far lavorare la Monica Setta, ma io non l’ho “rinnovata” perché fa una televisione che non mi piace; ha fatto solo quattro trasmissioni in prima serata, ma solo perché era contrattualizzata; per la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l’arco costituzionale (...). Anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l’arco politico istituzionale, compreso Bisignani». Ce n’è addirittura anche per Gianni Minoli, grande giornalista, ideatore di Mixer: «Nella conversazione - spiega Masi - faccio riferimento a Gianni Minoli, che mi era stato segnalato da Gianni Letta. Con Minoli si parlava della celebrazione dei 150 anni d’Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche da Amato che era il presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione dei 150 anni». Nella follia del copia e incolla dei brogliacci telefonici i pm si eccitano all’idea che Bisignani, secondo Masi, potesse avere contatti con Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Come se fosse l’unico direttore ad avere contatti quotidiani con il lobbista che oggi tutti fanno a gara non conoscere: «Il Ferruccio al quale si fa riferimento - dice Masi - è Ferruccio De Bortoli con il quale Bisignani ha ottimi rapporti». A margine anche alcune intercettazioni con Paola Ferrari, conduttrice della Domemica sportiva».

L’AMBASCIATORE LIBICO

In Finmeccanica Gigi poteva contare su buoni agganci. Il numero uno Guarguaglini dice: «Ho conosciuto Bisignani prima di entrare in Finmeccanica nel 2002. L’ho incontrato quattro volte in occasioni mondane. È un lobbista, so che è un buon amico di Letta (...). Io ho frequenti rapporti con Gaddur, ambasciatore libico, dal momento che intratteniamo rapporti economici con la Libia, dove mi sono anche recato. Non mi ricordo di riunioni tenute da me con ambasciatori e membri del governo». Dalle conversazioni intercettate emerge che Bisignani ha stretti rapporti con l’ambasciatore libico a Roma Hafed Gaddur con il quale si sente e si incontra e il rapporto tra i due è finalizzato a fare affari come emerge chiaramente dalla seguente conversazione allorquando un collaboratore di Bisignani gli riferisce che “gli ha detto che Bisignani insiste su quello che vedeva sul tuo amico libico”. Lo spessore del ruolo di Bisignani - scrivono i pm - appare quando organizza un incontro tra l’ambasciatore libico e il suo amico Scaroni al quale riferisce che poi deve andare “da quell’altro pazzo così poi ti dico quelle cose di prima”. Dell’incontro Paolo (Scaroni) rende edotto il Bisignani rappresentandogli che è andata bene e che domenica potrebbe andare in Libia per incontrare il primo ministro, “per chiudere una cosa ovvero un contratto a gas”. Bisignani contatta subito l’ambasciatore chiedendogli appuntamento per Scaroni per domenica mattina “così la chiudiamo sta cosa”. Effettivamente l’ambasciatore l’appuntamento glielo prende e Paolo Scaroni vola in Libia e al ritorno rende edotto il Bisignani che è andato tutto bene».

LETTA BERSAGLIO MANCATO
Poteva mancare all’appello il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta? Domanda oziosa, no. E infatti Letta non solo viene chiamato a testimoniare, ma è anche citato, da molti, come politico di riferimento di Bisignani. Il suo verbale, ovviamente, è agli atti in forma integrale. Letta non nega la sua amicizia pluriennale con il lobbista, spiegando che è cominciata con suo padre. «Sia il Bisignani che l’ambasciatore libico Gaddur mi hanno detto di essere amici fra di loro; non so di interessi di Bisignani in Libia che non me ne ha mai parlato. Non conosco Galbusera, conosco Micheli; non ho mai sentito parlare di una società che si chiama Italgo e non ho mai saputo che ha partecipato ad appalti con la presidenza del Consiglio dei ministri; non ho mai associato Micheli ad Italgo. Non escludo di aver potuto siglare qualche carta che riguardi tale società, ma in questo momento sicuramente non me ne ricordo. Ho trovato Ragusa alla presidenza del Consiglio dei ministri, al dipartimento antidroga della presidenza stessa, io l’ho nominato all’attuale carica. So che Bisignani era legato al Velino di Iannuzzi in quanto amico dello Iannuzzi; non ho mai saputo o appreso di sollecitazioni fatte dal Bisignani al dipartimento dell’editoria nell’interesse del Velino, anche perché sfugge alla mia delega rientrando in quella dell’on. Bonaiuti». Letta ricostruisce la storia della nomina di Santini: «Quando andò via l’ammiraglio Branciforte come direttore dell’Aise, io, nella mia qualità di Sottosegretario con delega ai Servizi, attivai la procedura per il rinnovo della carica direttore dell’Aise; il Ministero della Difesa propose una rosa di tre nomi (militari) ovvero del generale Santini, del generale Piccirillo e dell’ammiraglio La Rosa. In virtù della logica di avvicendamento delle Armi, fu la stessa Difesa che suggerì la scelta di un generale dell’Esercito; fu così che noi scegliemmo il generale Santini che era già Consigliere militare della presidenza del Consiglio. Ricordo che io consultai, partecipando la nostra preferenza sul Santini, sia il presidente del Copasir, sia il capo dello Stato, sia l’opposizione. Ricordo che chiamai io personalmente D’Alema; apprendo in questo momento da voi, o comunque non mi ricordavo, che il Bisignani accompagnò il generale Santini dall’onorevole D’Alema. Ho conosciuto Bisignani quaranta anni fa dal momento che il padre era molto amico del mio direttore del Tempo Angiolillo, poi ho conosciuto la madre, poi il fratello Giovanni e poi anche Luigi (Bisignani) che cominciò a fare il giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al giornalismo; poi fece carriera e diventò caporedattore dell’Ansa di Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato testimone di nozze, unitamente a Lamberto Dini, di Luigi Bisignani. Bisignani è persona estroversa brillante e ben informata ed è possibile che qualche volta dica più di quello che sa... omissis... Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come con ogni altro. Bisignani è amico di tutti; Bisignani è l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è un uomo di relazione. Conosco l’onorevole Papa che ho conosciuto quando era al ministero della Giustizia e che è rimasto al ministero sia con Castelli che con Mastella. Ricordo che un giorno il Papa mi disse che aveva aspirazioni politiche. In seguito di Papa e delle sue aspirazioni politiche mi parlò anche il Bisignani. Io rappresentai tale aspirazione del Papa a Berlusconi, che mi disse che aveva ricevuto molte altre sollecitazioni riferite sempre al Papa. Dopo l’elezione a deputato il Papa mi chiese di fare il sottosegretario, ma non è stato mai accontentato. Non escludo che il Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria; sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto al Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo. Non ho mai cenato con il Bisignani e il procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento del giuramento. Apprendo adesso che il Bisignani sia molto legato a Dagospia; può darsi che il Bisignani abbia conosciuto il D’Agostino quando era al Messaggero. La trattativa della presidenza del Consiglio per l’immobile in piazza del Parlamento - su cui Farina aveva una prelazione/opzione - si è conclusa in un nulla di fatto.... omissis».

BOCCHINO, DAGOSPIA E LE TRAME
Afferma Italo Bocchino a verbale a proposito dei pedinamenti da lui denunciati: «In riferimento al pedinamento insieme all’agente del Sismi Marco Mancini che ha generato l’inchiesta di cui si è occupato anche il Copasir. Effettivamente io mi ero preso un caffè con Mancini ma del tutto occasionalmente. Conosco Mancini per ragioni istituzionali essendo stato lui un esponente di rilievo dei servizi segreti. Nel corso delle conversazioni mi veniva caldeggiato da Bisignani l’impegno per fare approvare alcuni emendamenti alla Finanziaria sui parchi relativi al finanziamento del ministero dell’Ambiente. Rispondo che effettivamente Bisignani si fece portatore. In questo caso non ebbi difficoltà perché le sue indicazioni coincidevano con l’interesse politico del Fli cioè mettere in difficoltà il Pdl. E Bisignani caldeggiava gli interessi di alcuni ministri non tremontiani cioè la Gelmini, la Prestigiacomo e Frattini. Dunque proprio nella prospettiva di mettere in difficoltà il Pdl dissi a Bisignani di farmi sapere tutti gli eventuali emendamenti che si potevano proporre nell’interesse dei ministri in quanto il mio gruppo li avrebbe sostenuti». E ancora, a proposito della sua guerra con Dagospia: «Conosco da molto tempo D’Agostino Roberto, per intenderci quello di Dagospia. Era amico di gioventù di mia moglie Gabriella e dunque vi erano rapporti cordiali anzi direi di amicizia. Abbiamo fatto vacanze insieme. I rapporti si sono incrinati proprio nel periodo in cui è stato smontato lo scandalo della casa di Montecarlo, asseritamente di Tulliani. In particolare Dagospia aveva rilanciato una notizia apparsa sul sito di Santo Domingo che si occupava di vicende della casa di Montecarlo. (...) A seguito della pubblicazione su Dagospia la notizia venne rilanciata in Italia da giornali vicini al presidente del consiglio Berlusconi. Ricordo che Castelli presente in trasmissione cercò di ribattermi che Dago non era di Berlusconi e io che avrei potuto parlare a lungo su chi c’era dietro Dagospia. Io pensavo a un circuito politico-informativo che ruotava intorno al presidente Berlusconi e alle aziende partecipate dallo Stato e Mondadori. Dopo questa mia uscita D’Agostino si risentì molto e cominciò ad attaccarmi quotidianamente, addirittura aggredendo la mai sfera personale. Ha avuto anche un incontro con mia moglie nel corso del quale ha sostenuto di avere delle fotografie della mia relazione extraconiugale. Ho sfidato D’Agostino a pubblicarle, lui ha messo in giro la notizia di una relazione che si consumava presso l’hotel Vesuvio a Napoli dove secondo notizie infondate risultava una terza persona, un imprenditore che pagava l’albergo a me e alla Carfagna». Sul tema agli atti una telefonata tra Bisignani e Bocchino. Bocchino: «Senti, l’amico Roberto si sta proprio a comporta’ da merda». Bis: «Io adesso sto a Milano, non ho visto un cazzo». Boc: «No, no, no che ha pubblicato, c’ha chiamato mia moglie, aizzandola, c’è proprio..». Bis: «Ma cose da pazzi. Vabbe’, cerco di... Ma questi so così strani (...) io in questo periodo ho voglia di parlarci il meno possibile perché è talmente pazzo».

MICHELI, PALENZONA E L’IMPERATORE
Parla l’ex manager di Fastweb: «L’imperatore a cui io e Bisignani facciamo riferimento dovrebbe essere Geronzi che io conosco bene e con il quale Bisignani ha un rapporto storico essendo entrambi molto legati ad Andreotti e Letta. Considero Geronzi uno dei padroni d’Italia e dunque sapendo che Bisignani era molto legato a Geronzi io gli chiedevo di informarsi sulla situazione. In altri termini Bisignani è l’uomo e il cuore e il terminale romano di molte vicende politico-istituzionali e finanziarie romane. Mi risulta che Palenzona, chiamato “Ciccione”, sia il presidente di Unicredit e attualmente l’uomo forte di Unicredit che viene dalla Dc. Vi dico che Bisignani è uomo di potere ed è il prototipo degli uomini della vecchia Dc». ALtra notizia che eccita i pubblici ministeri è che l’uomo forte di Unicredit, Fabrizio palenzona, è molto legato da vincoli di amicizia con Bisignani con cui partecipa - udite udite - a una cena. Bisignani parla con un uomo, che gli dice all’apparecchio: «L’unico amico mio che ho è Bisignani e Geronzi invece mi fa la guerra. Porca puttana io sono contento di avere amico Bisignani, ricordatelo è un onore per me». A tale affermazioni Bisignani replica: «vai Fabrizio». Quell’uomo, per l’appunto, era Palenzona.

PRESTIGIACOMO: «GIGI MI ROVINI?»
Ai Pm che le chiedono conto di intercettazioni nello studio di Bisignani, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo racconta: «Ho conosciuto Bisignani in un ristorante insieme a Verdini e Iannuzzi. Ho cominciato a frequentarlo nella primavera 2010. So che era amico di Andreotti. Mi ha contattato nella primavera 2010 perché era interessato tramite la Ilte a stampare pubblicazioni del ministero dell’Ambiente. Non se n’è fatto nulla. Mi risulta che sia amico di Bocchino e che gioca a tennis con Scaroni. (...) Io so che Bisignani ha aiutato politicamente la Santanchè sia contro Berlusconi sia poi a riappacificarsi con lui. Mi disse che aveva interessi con Visibilia non mi ricordo se mi disse che l’aveva aiutata ad avere rapporti con il Giornale e con Libero. Ritengo che Bisignani avesse rapporti con Dagospia. Dico ciò perché mi diceva sempre di guardare il sito. Mi risulta che il Bisignani sia amico di Grasso Filippo, che conosco bene anche io». E c’è di più. Dell’intercettazione tra Prestigiacomo e Bisignani, i pm mettono in maiuscolo un passaggio in cui il lobbista accenna al fatto che i suoi telefoni potessero essere sotto controllo. Prestigiacomo: perché non te lo dicono? Bisignani: perché stanno al telefono... si è montato la,.. e fa tutto il saputello. P: ma in cinque giorni? B: ma che gli è successo? Dobbiamo stare attenti ai telefoni perché a Letta gli ho chiesto stamattina: (...) dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni a me e a lui... (ed esclama, ndr) ah bene! (...) P: E come fa a sapere che tu hai l’utenza da là? B: No, quella là penso che non lo sappia, però... e insomma, no, non è che tu, ti ricordi (inc) lo fai sentire? P: Ma anche ora c’ho il telefono (...) con il fruscio, ma tu non lo senti il fruscio? (...) e quindi? Perché Woodcock a te ti controlla? B: E che ne so perché mi controlla... non so, non saprei. P: Se ti controlla ti segue ti fa (...) mamma mia! Ma come si può vivere così? Dì, me rovini? Se escono le intercettazioni con me mi rovini! B: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono. (...)».

LE ATTENZIONI SULLA GELMINI
Nel famoso capitolo «cassato» dal gip, dunque da non rendere noto, rimarcano «è una sorta di attività di coordinamento svolta da Bisignani in favore dei ministri Gelmini, Frattini che si aggiungo alla similare attività svolta in favore della Prestigiacomo». Roberto Mazzei, presidente del Poligrafico, interrogato il 22 febbraio riferisce di aver conosciuto Papa «nel contesto di una iniziativa organizzata dalla Gelmini e Frattini»

RICUCCI E ROMEO, ANCORA LORO
Chi si rivede. Stefano Ricucci, l’immobiliarista delle scalate, riappare a verbale. «Conosco Papa da 10 anni, ho parlato con lui dei miei problemi giudiziari, tuttavia ho mai chiesto qualcosa del momento, mai ho avuto confidenza, l’avrò visto due o tre volte, ho saputo che la moglie del Papa è avvocato civilista e che collaborava anni fa con lo studio Sinibaldi (...). Conosco Bisignani, l’ho conosciuto con Farina anni fa. E Alfredo Romeo (imprenditore del caso Global service a Napoli): «Non ho mai conosciuto Papa, mai sentito nominare. Ho conosciuto Bisignani venti giorni fa presso lo studio dell’onorevole Pomicino che conosco da tanti anni. Il contesto fu conviviale, spesso il Pomicino si atteggia a nostro consulente, lo considero uomo esuberante, con Bisignani abbiamo scambiato poche battute poi se n’è andato».

MISTER 100MILA SUPPOSIZIONI
Alfredo Vito, ex parlamentare coinvolto nella prima tangentopoli, ora vicino a Fli e a Bocchino, finisce come tanti davanti ai pm: «Non fui ricandidato per (...) un’aspra battaglia politica contro due esponenti di Forza Italia, Cosentino e Cesaro, soggetti che al di là di eventuali profili penali da valutare nelle sedi competenti, tuttavia non sembra avessero sotto un profilo morale ed etico la statura necessaria per guidare un partito (…). Papa è persona vicina a Cosentino e non a Caldoro. Non ho mai conosciuto Bisignani e me ne sono tenuto ben volentieri lontano dal momento che il Bisignani viene additato come uomo titolare di uno straordinario potere occulto secondo taluni ripeto della sua appartenenza alla Massoneria secondo altri alla sua appartenenza ai servizi segreti in particolare americani».

ALEMANNO AL GRAN PREMIO P4
Nella richiesta, e nelle carte allegate, i pm indicano il sindaco di Roma Gianni Alemanno come persona su cui si esercita «la capacità d’influenza del Bisignani». A tirare in ballo il primo cittadino della capitale è l’Ad di Atac Maurizio Basile, interrogato: «Nella primavera del 2010 il Bisignani mi ha presentato al Sindaco Alemanno, e dunque Alemanno mi ha nominato suo capo di Gabinetto (dal luglio del 2010 al novembre del 2010), dopodiché sono stato nominato amministratore delegato dell’Atac, cumulando le due funzioni per un mese (...) Mi chiedete il ruolo del Bisignani nel contesto dei rapporti con Alemanno. Vi rispondo che non c’è dubbio che Alemanno ascoltasse le indicazioni del Bisignani (compresa la mia nomina). Tuttavia non so spiegare come mai il Bisignani potesse vantare tale indubbio «potere contrattuale» sul suddetto Alemanno; Alemanno ha partecipato anche a due riunioni/cene a casa della madre del Bisignani (...) nel corso di una delle due menzionate cene a casa della madre del Bisignani - cui eravamo presenti io, il Bisignani e l’Alemanno - ricordo che il Bisignani fece parlare al telefono Alemanno e Briatore, e da ciò che ho potuto apprendere da tale conversazione il Briatore spiegò all’Alemanno che non c’era alcun reale interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran premio a Roma».

LA VISITA DA D’ALEMA
Sfila in procura a Napoli, il 14 febbraio, anche Massimo D’Alema. I pm gli chiedono conto di una visita ricevuta dal generale Santini accompagnato da Bisignani. «Ho incontrato l’ultima volta il Bisignani poiché accompagnò il generale Santini - già direttore dell’Aise - che chiese di incontrarmi; sono certo che Santini era già direttore dell’Aise, lo ricordo bene perché avrei ritenuto inopportuno incontrarlo prima della nomina a direttore dell’Aise; in quell’occasione il Santini fu accompagnato dal Bisignani, non so a che titolo; Bisignani lo accompagnò e restò fuori».