Padroni in ferie, il cane soffre: si butta dal terrazzo e muore

Avevano lasciato a Roma il pitbull, lui si lancia dal 7° piano. Sbagliato parlare di suicidio: è "ansia da distacco affettivo"

Molti media hanno invocato il suicidio, cadendo nella trappola dell’antropomorfizzazione, l’attribuzione indebita agli animali, di caratteristiche prettamente umane. Certo che la fantasia viene colpita, quando, a distanza di pochi giorni, due cani si buttano giù dal balcone. È quanto accaduto, pochi giorni fa, a Lana di Merano, dove un «Perro de Presa Canario», un grosso molossoide che assomiglia al più popolare cane Corso, ha saltato la balaustra del terzo piano, dopo che la proprietaria era uscita di casa, ed è morto sull’asfalto.

È quanto accaduto ieri a Roma, dove un Pitbull si è lanciato dal settimo piano schiantandosi al suolo dove è morto immediatamente, sulla via Prenestina. I proprietari, in questo caso, erano partiti per le vacanze e avevano affidato il cane a un conoscente che si recava presso l’appartamento per accudirlo. Ovvio che, in simili casi, la mente possa correre a conclusioni sbagliate, fantasticando di riflessioni che sono impossibili, allo stato attuale delle conoscenze, da attribuire a un animale, a parte forse alcune scimmie antropomorfe. Dietro al gesto drammatico di chi si toglie la vita c’è sempre, più o meno rapida, più o meno rimuginata o improvvisata, una progettualità, una finalizzazione che non possono trovare riscontro nella psiche dei nostri comuni animali domestici.

Questo ovviamente non vuole dire che essi non provino emozioni e sentimenti talora talmente profondi (e simili ai nostri) da lasciarci sconcertati. Negli ultimi anni gli studi sul comportamento del cane e del gatto hanno fatto passi da gigante. Il veterinario comportamentalista è oggi una figura che si occupa principalmente di disturbi che assillano la psiche dei nostri animali. E, visto che il cane e il gatto condividono spesso la loro vita intimamente con la nostra, ecco che destini e disturbi spesso s’incrociamo. Non è una leggenda metropolitana che i gatti o i cani «sentano» chi ha paura di loro. L’atteggiamento di paura o di ansia acuta che affligge una persona viene spesso riversato, quasi fosse un processo di osmosi, sugli animali che gli stanno accanto. Qualunque veterinario esperto vi dirà dell’esistenza di persone che riescono ad ammansire i gatti più riottosi e aggressivi, mentre capita che gli stessi veterinari abbiano paura di loro e non riescano neanche a farli uscire dal trasportino per visitarli.

Nel caso del «Presa Canario» di Merano e in quello del Pitbull di Roma, con ogni probabilità, si è trattato di un disturbo d’ansia da separazione, che si è manifestato con un’agitazione psicomotoria irrefrenabile, a tal punto da superare l’ancestrale istinto di conservazione. L’ansia generalizzata non è una malattia che colpisce solo l’uomo, anzi è frequente in certe razze di cani, soprattutto quelle che hanno una soglia di irritabilità neuronale molto bassa. Guarda caso sono proprio anche i cani che hanno la tendenza (sottolineo «tendenza») ad aggredire in modo devastante e a provocare quanto poi leggiamo sulle cronache nere dei giornali. Certamente l’educazione ha una sua valenza, ma non possiamo dimenticare che cani forgiati geneticamente dall’uomo e allevati per decenni nelle arene dove combattevano fino all’ultimo rivolo di sangue, abbiano reazioni psichiche molto più soggette ad alterazioni rispetto a un Pointer «nato e vissuto» nella pace delle verdi colline inglesi. Con buona pace di chi vuole i cani tutti uguali.