Il paese che prende il sole con lo specchio

Il sindaco: sembrava un’idea folle. Adesso la vogliono copiare anche in Giappone

Francesco Cramer

nostro inviato a Viganella (Verbania)

Panni e lenzuola stesi all’ombra, brina accanita sui tetti d’ardesia, termometro bloccato sotto lo zero, vasi appesi ai balconi senza uno straccio di fiore. E, sulla facciata della chiesa, una meridiana disegnata a metà: tanto non serve. Benvenuti a Viganella, provincia di Verbania, un tiro di schioppo da Domodossola e dal confine svizzero, dove il sole tramonta l’11 novembre e non si fa più vedere fino al 2 febbraio. C'è, ma non si vede, neppure quando è allo zenit. Perché questo piccolo comune, 197 anime in tutto, è aggrappato sul versante sud della Valle Antrona, chiuso a tenaglia tra montagne che ne soffocano la vista e la vita. È sempre stato così, fin dal Medioevo, quando qualcuno ha deciso di piazzarsi proprio lì, al buio (quasi) perenne. Colpa della Colma, vetta che eclissa il sole per ottantaquattro giorni. Ma a squarciare tutta questa ombra è arrivata la luminosa idea del giovane sindaco Pierfranco Midali: piazzare uno specchio sul monte che incombe sulla testa e riflettere i raggi solari sulla piazza comunale. Un sole artificiale o di seconda mano, insomma.
Un pool di esperti, formato dall’architetto del luogo Giacomo Bonzani e dall’ingegnere Francesco Brambati di Domodossola, s’è messo di buzzo buono e ha partorito il progetto. Lo specchio, piano, in policarbonato, largo 8 metri e alto 5, verrà installato in vetta con un motore «altazimutale», così da poter seguire il movimento del sole. Un software impostato per tallonare il moto dell’astro garantirà che i raggi riflessi colpiscano sempre la parte pedonale della piazza di Viganella: in tutto 250 metri quadrati, illuminati per almeno 6 ore al giorno. Un lavoro di precisione perché, come spiega l’ingegner Brambati, «tra la piazza e lo specchio ci sono 874 metri. Anche una millimetrica oscillazione darebbe fastidio ai cittadini». Nella progettazione è stato considerato tutto: l’azione del vento per impedire le vibrazioni, le scariche atmosferiche, la non accessibilità ai non addetti, la fornitura della necessaria energia elettrica, già garantita dall’Enel a un pugno di cascine che sorgono lì vicino. Il sindaco Midali gongola e racconta: «Abbiamo studiato tutto: anche la possibilità di usare dei cd usati per la superficie dello specchio ma la resa sarebbe stata minore. Inoltre abbiamo preso ogni precauzione a difesa della natura». Costo dell’intera opera? «Esattamente 78.269 euro che diventano 99.990 con Iva e spese tecniche. Ne vale proprio la pena». La Provincia del Verbano Cusio Ossola, in principio, ha arricciato il naso quando si è trattato di confermare il finanziamento. Adesso sembra essere pronta a staccare l’assegno.
L’idea piace e ha già fatto il giro del mondo. «Mi hanno chiamato per avere informazioni molti comuni con lo stesso nostro problema: gli svizzeri di Vergellina, Personico, Bosco Gurin - racconta il sindaco -. Ma anche molti paesi dei Pirenei a addirittura dagli Stati Uniti e dal Giappone». Dal punto di vista mediatico il successo è già splendente. Ma i cittadini che ne pensano? «All’inizio ero un po’ scettico, ora faccio il tifo per il sole - confessa Franco del Bar delle Alpi. Qui si gela, abbiamo sempre la luce accesa e dei costi non indifferenti di luce e metano. Pensi che la Provincia ci ha dato 1.250 euro l’anno come contributo per mantenere le attività e non farci scappare da qui. Mio figlio, che s’è trasferito da poco a Domodossola, ha comperato un appartamento e ha posto un’unica condizione: “Voglio che la mia casa abbia sole dalla mattina alla sera”». Rina, nonnina fasciata in una sciarpa beige, ammette: «Vivo qui da una vita e al black out sono abituata. Certo, un po’ di luce porterebbe un po’ di vivacità». Ma la più anziana del paese è Angiolina, 87 anni, mani rugose ma forti. Batte il bastone in terra: «Non muoio fino a quando non vedo il sole qui giù». Presto sarà accontentata.