Per pagargli lo stipendio servono 6.753 abbonati

Noi «poveretti» abbiamo deciso di fare i conti in tasca a uno che
poveretto di certo non è. Ogni puntata di «Annozero» costa 220mila
euro, Santoro incassa 60mila euro al mese. Cinque anni di lavoro in Rai
gli hanno reso 3,6 milioni di euro

Di tutto si può accusare Michele «Chi» Santoro, tranne che di trascurare il portafoglio. Il suo, ovviamente. «Poveretti», ha chiamato l’altra sera ad Annozero i lettori del Giornale costretti a sciropparsi ogni giorno paginate su di lui. «Vi adoro, faccio enormi sforzi per capirvi», ha gorgheggiato. Sono i lettori del Giornale che non fanno alcuna fatica a capire quella macchina da soldi griffata Armani che ogni giovedì sera appare su Raidue. Perché la professione di antiberlusconiano è assai redditizia.
Santoro adora i «poveretti». Quelli che non arrivano alla quarta settimana, a volte neppure alla terza. Quelli che guadagnano 1.500 euro al mese in fabbrica dopo 20 anni di catena di montaggio. Quelli che hanno perso il posto per colpa della crisi. Quelli che gli è crollata la casa in Abruzzo e quel satanasso di Bertolaso manco gli mette la stufetta nella tenda. Quelli insomma che in una vita di lavoro non riuscirebbero a mettere insieme quanto Santoro invece accumula in un anno davanti alle telecamere. E soprattutto, quelli che versano il canone Rai e con il loro magro stipendio gli pagano il suo, bello sostanzioso.
La busta paga di Santoro comprende tre voci. Prima voce: lo stipendio base di direttore giornalistico, che nel 2007 (detto da Pierluigi Malesani, direttore delle relazioni istituzionali Rai, alla Commissione parlamentare di vigilanza) ammontava a 266mila euro. Seconda: 10.500 euro per ogni puntata mandata in onda in prima serata (2.600 se in seconda). Terza: un «bonus» pari a 103mila euro «per il raggiungimento di specifici obiettivi» in termini di ascolto e pubblicità. Santoro ha sempre preso il «bonus» perché la pubblicità non l’ha mai abbandonato: nel 2007 Annozero è costato 7,2 milioni di euro ma ne ha fatti guadagnare 9 di pubblicità.
Come sarebbe bello se i milioni di «poveretti» italiani potessero intascare un salario costruito come quello di Santoro: un fisso per mettere piede in ufficio, un’aggiunta per ogni pratica aperta e un premio per il Guinness dei faldoni. Funziona così dalle parti di Santoro: viene pagato tre volte per un lavoro solo. I conti sono semplici. Nel 2008 è presumibile che egli abbia guadagnato 336mila euro per le 32 puntate di Annozero, cui si aggiungono i 266mila euro di base (sempre che nel frattempo non siano aumentati) e il «bonus». Totale 705mila euro. Quasi 60mila euro al mese versati dalla Rai perché Santoro possa prendersela con Berlusconi, sbeffeggiare la Protezione civile, inneggiare ad Hamas.
Nel 2009, anno di grazia, i soldi saranno anche di più perché 13 puntate sono già state trasmesse, altre sette sono previste entro l’estate e ulteriori 14 gliele ha promesse il direttore di Raidue, il leghista Antonio Marano, alla ripresa autunnale. Fanno 34. Se magari si aggiunge qualche speciale o altre puntate riparatrici, il traguardo delle 40 non sarebbe così lontano.
Nello stipendio potrebbe però scapparci anche qualche arrotondamento. Prendiamo infatti la stagione 2006-2007. Malesani ha detto alla Vigilanza che le puntate di Annozero furono 23. In realtà a Santoro ne sono state pagate 30. L’ha comunicato ufficialmente la Direzione affari legali e societari della Rai alla procura di Milano, precisando che il giornalista ha percepito 262.813 euro come retribuzione lorda annua, 103.291 come parte variabile correlata al raggiungimento di obiettivi e - ecco il punto - 315.000 euro come compensi per la realizzazione di programmi tv.
Quando fu assunto in Rai, nel 1982, Michele «Chi» guadagnava venti milioni di lire all’anno: l’ammissione è sua. Dopo dieci anni, quando era un personaggio emergente, il sindacato autonomo Snater rivelò che il suo stipendio superava i 200 milioni. Panorama nel 1995 scrisse che «l’ultima denuncia dei redditi» dell’autore di Samarcanda e Temporeale raggiungeva i 300 milioni. Dodici mesi dopo Santoro passò a Mediaset per fare Moby Dick a una cifra non lontana da 30 milioni al mese. Nel 1999 il ritorno trionfale a Viale Mazzini fu sancito dal ricco contratto tuttora in vigore: già nel 2001, a quanto riferito dal direttore generale Agostino Saccà in Vigilanza, gli emolumenti toccarono il miliardo e 470 milioni di lire (760mila euro).
Un contratto che, a differenza di quanto molti credono, non fu mai stracciato dalla Rai: Santoro non fu licenziato dopo il cosiddetto «editto bulgaro» di Berlusconi, ma venne sospeso per quattro giorni e il programma gli fu tolto. L’uomo di Sciuscià e Il raggio verde pretese di essere reintegrato nelle funzioni e che gli fossero ridati programmi e fascia oraria: cose che il tribunale di Roma gli restituì, accompagnate da un risarcimento di un milione e 400mila euro. Il quale arrivò mentre Santoro campava con i 12mila euro mensili di europarlamentare del Partito socialista europeo, una parentesi di un anno e mezzo nella quale Santoro ebbe tre assistenti per proporre due interventi in aula e due interrogazioni. Insomma, in cinque anni Santoro ha incassato dalla Rai circa 3,6 milioni.
Lasciamo ai lettori, poveretti, il passatempo di calcolare quanti canoni Rai da 107,50 euro sono finiti a oggi nel suo conto in banca. Per esempio, ce ne vogliono oltre 6.700 (cioè, ipotizzando un canone ogni quattro persone, un paese di 25mila abitanti) per mettere assieme i 700mila euro delle annualità santoriane. C’è da sbizzarrirsi. Quanti canoni servono per pagare ciascuna puntata di Annozero, che ne costa 220mila (il doppio di Ballarò e il triplo di Matrix)? E quanti per una stagione intera (7,2 milioni di euro)?