Pagati per curare 51mila pazienti Solo che erano tutti già morti

PalermoErano morti, ma venivano curati come se fossero vivi. In Sicilia l'equivalente della popolazione di una cittadina di medie proporzioni non più in vita era assistita dal medico di famiglia truffando così puntualmente la sanità regionale per un danno erariale di almeno 14 milioni di euro. Sono cifre a molti zeri quelli che compongono l'ultima truffa scoperta dalla Guardia di finanza: 51mila 287 persone decedute, ogni giorno venivano curate dal medico di base come se fossero vive e vegete. E, cosa ancora più grave, il particolare che nelle liste dei medici c'erano pazienti deceduti anche da vent’anni.
Dall'inchiesta emergono responsabilità che non sono addebitabili solo ai medici, ma anche a delle falle nella macchina amministrativa, nei sistemi di comunicazione e controllo e nell'anagrafe regionale.
Il mega raggiro è saltato agli occhi delle Fiamme gialle in seguito a dei minuziosi controlli disposti dal generale di divisione Domenico Achille, comandante regionale delle Fiamme gialle. Un anno fa un reparto della finanza aveva condotto un'attività operativa simile che aveva consentito l'accertamento di un danno erariale pari a circa 5 milioni di euro, che derivava dal pagamento, a medici di base, dell'indennità anche per assistiti che in seguito alle verifiche all'anagrafe sono risultati deceduti. Sulla scorta dell'esperienza già fatta i riscontri sono stati allargati a tutte le nove province dell'isola e così. La scoperta sino ad oggi ha rilevato oltre 50mila casi di persone morte, ma per le quali i medici di famiglia continuavano a percepire la prevista indennità mensile, erogata dalle Ausl.
Due giorni fa i manager dell'Ausl 6 di Palermo avevano rilevato che solo nel capoluogo siciliano e nella sua provincia, per 18 anni, l'azienda sanitaria aveva pagato per 12.711 pazienti deceduti, quantificando un danno in 3 milioni e 200mila euro. I controlli hanno permesso di scoprire negli elenchi dell'anagrafe 3.500 assistiti non residenti, consentendo un risparmio mensile di circa 15mila euro, e persino 2.660 pazienti iscritti più volte nelle liste dell'anagrafe sanitaria, con un recupero di quote pregresse di oltre 480mila euro e un risparmio mensile di 12mila euro.
Ora è polemica. Il deputato del Pdl, Nino Minardo ha annunciato battaglia in aula al Parlamento: «Lunedì presenterò una interrogazione urgente affinché venga fatta luce sugli incresciosi e inaccettabili fatti che riguardano la sanità in Sicilia». Per Minardo «tutto ciò, se confermato, è vergognoso e getta sulla Sicilia e sugli organismi che avrebbero dovuto controllare una luce sinistra e un clamoroso danno di immagine. È tempo di una svolta. È tempo che i parlamentari, gli eletti e le istituzioni vigilino con determinazione per fare davvero cambiare le cose». Per il presidente della Federazione dei cristiano popolari Mario Baccini il «danno erariale di ingente somma, però, non è l'unico punto di apprensione per quel che accade intorno al mondo della Sanità». Secondo Baccini la «prima preoccupazione è l'assoluta mancanza di valori e rispetto per la vita e la salute dei cittadini. Ormai in alcune regioni si gioca con la pelle delle persone e a farlo sono proprio medici e direttori sanitari senza scrupoli, interessati più al denaro e al prestigio che al rispetto del giuramento di Ippocrate».