La pagella alle scuole. Lombardia promossa, bocciata la Sardegna

Regione per regione i voti della rivista &quot;Tuttoscuola&quot; sulla base di 152 indicatori di qualità. Nella classifica per province ai primi cinque posti Forlì, Parma, Biella, Piacenza e Savona. <strong><a href="/web/img/scuole-class.jpg" target="_blank">Guarda la classifica</a></strong>

Roma - Promosse a pieni voti Emilia Romagna e Lombardia. Bocciate la Sardegna e la Sicilia e un po’ a sorpresa Firenze, che trascina in basso anche la Toscana. Tutti i genitori conoscono la difficoltà di orientarsi nella scelta della scuola da fare frequentare ai propri figli. Non esistono indicatori nazionali e criteri obbiettivi che possano aiutare a districarsi tra le offerte dei diversi istituti e quasi sempre ci si affida al passaparola o alla fortuna e capitare bene è come vincere un terno a lotto. Un tentativo serio di classificazione dei risultati ottenuti dalle scuole era stato avviato dalla Pubblica Istruzione quando era ministro Luigi Berlinguer e poi era stato rafforzato per volontà del ministro Letizia Moratti che aveva dato un forte impulso all’Istituto nazionale di Valutazione. Il monitoraggio appena avviato è stato accantonato dall’attuale ministro, Giuseppe Fioroni.
E così ci prova la rivista di settore Tuttoscuola ad aiutare le famiglie ad orientarsi tra centinaia di scuole e istituti, stilando una graduatoria che tiene conto di 152 indicatori tratti tutti da fonti ufficiali: Pubblica Istruzione, Viminale, Istat ed altri.

In testa alla classifica svettano le scuole delle province di Forlì e Cesena che hanno saputo coniugare i migliori risultati scolastici degli studenti, la qualità dei livelli di istruzione anche alla corretta gestione del personale, a una buona funzionalità dei servizi e della sicurezza degli edifici. Subito dopo si sono distinte le province di Parma, Biella, Piacenza e Savona. Fanalini di coda Nuoro, Sassari, Oristano e anche le scuole della provincia di Lucca.

Che cosa succede nelle grandi città? Va molto bene Milano al settimo posto. Male Roma soltanto quarantaseiesima che però si mantiene al di sopra della media nazionale. Il sud e le isole arrancano con le principali città agli ultimi posti: Palermo 93, Napoli 94, Cagliari 95. Va malissimo Firenze, anche perchè ci si aspettava di più, mentre guadagna soltanto il posto 78 in classifica dopo Teramo, Campobasso e Reggio Calabria. Sicuramente emergono grosse disparità e punte di eccellenza inaspettate. La regione dove le scuole sono meglio dotate di computer e nuove tecnologie è la Puglia. La città con gli istituti più high tech invece è Modena.

Ma dov’è che ci sono gli studenti più bravi? Apparentemente a Crotone visto che nello scorso anno c’è stata la media più alta di promossi negli scrutini finali dei diversi ordini di scuola. E non solo: quegli studenti hanno ottenuto in media i voti più alti di tutta Italia. Si potrebbe però pure pensare che gli insegnanti siano stati un po’ di manica larga. Sospetto però che sembra contraddetto da un altro dato proveniente da Crotone dove è stata fatta strage tra i privatisti della scuola secondaria.

A che punto è la messa in sicurezza degli istituti rispetto agli otto indicatori standard: agibilità statica ed igienico sanitaria, prevenzione infortuni, conformità Vigili del fuoco, abbattimento barriere architettoniche? Va malissimo Catanzaro dove soltanto il 5,8 per cento degli istituti è a norma per l’aspetto igienico e soltanto l’8,8 per quello delle barriere architettoniche. Ultime della classe anche Massa, Nuoro, La Spezia, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Promosse a pieni voti, oltre alle già citate Forli- Cesena, Rimini, Pordenone e Lecco. Sull’agibilità non va male la Campania, che ha la certificazione necessaria per il 79 per cento, e il Friuli, 70 per cento. Non stupisce visto che entrambe le regioni sono state coinvolte in tragici eventi sismici e dunque evidentemente hanno sentito più di altre la necessità di muoversi in questo senso.

L’Italia resta divisa in due anche per il tempo pieno. A Napoli e Palermo meno di due classi su cento di scuola elementare sono organizzate a tempo pieno mentre a Milano sono quasi 90 su cento. Altissimo il tasso degli abbandoni negli istituti professionali: uno studente su due che si iscrive al primo anno lascerà la scuola prima della maturità. «Occorre rilanciare la dimensione istituzionale della scuola, una dimensione e una funzione educativa che si sono perse nel tempo» dice il direttore di Tuttoscuola, Giovanni Vinciguerra.