In Pakistan niente aiuti umanitari ai cristiani

La raccolta di fondi per le vittime del disastro è del tutto
insufficiente e molti funzionari dello Stato, vicini all’estremismo
islamico, discriminano in base alla religione: centinaia di migliaia
rischiano la vita

Non solo i pachistani sono vittime di serie B e la comunità internazionale ha raccolto spiccioli per la disastrosa alluvione che ha messo in ginocchio 20 milioni di persone. Adesso salta fuori che i cristiani e altri reietti non musulmani vengono tagliati fuori dagli aiuti umanitari già insufficienti. E i talebani minacciano i volontari delle organizzazioni umanitarie occidentali che danno una mano.
L'allarme discriminazione religiosa è stato lanciato ieri dall'agenzia Fides, l'organo d'informazione delle Pontificie opere missionarie. Oltre 200mila sfollati cristiani e 150mila indù, nella parte meridionale della provincia del Punjab, sarebbero discriminati nella distribuzione degli aiuti. La stessa sorte di abbandono riguarderebbe altri 600mila disgraziati nella provincia meridionale del Sindh.

«Questi sfollati mancano di tutto, attendono impotenti senza alcun rifugio. La loro sopravvivenza è a forte rischio», denuncia alla Fides un volontario impegnato sul campo. «I cristiani spesso sono ignorati: non vengono, di proposito, nemmeno identificati e registrati. In tal modo sono automaticamente esclusi da ogni assistenza medica o alimentare, in quanto non esistono», spiega la fonte dell'agenzia.

In questa fase di emergenza gli aiuti sono ancora insufficienti e gestiti in gran parte da funzionari governativi. Molti simpatizzano per l'estremismo islamico. Non solo: in particolare nel sud del Punjab, terra di madrasse fondamentaliste, operano organizzazioni pseudo umanitarie musulmane che discriminano i disperati a seconda della religione. Il disastro naturale era già stato utilizzato in Kashmir, durante il terremoto del 2005, per opera di proselitismo e reclutamento in cambio degli aiuti da parte di ong islamiche. Alcune erano emanazione di gruppi politici o armati che si battono per l'indipendenza del Kashmir.

«Mentre la Caritas e le Pontificie Opere Missionarie operano nel soccorso agli sfollati senza alcuna discriminazione di provenienza, razza o religione, in altre zone i profughi cristiani sono trattati, anche in questa tragedia, come cittadini di seconda classe», ribadisce padre Mario Rodrigues da Lahore. L'alluvione sta provocando una specie di "guerra fra poveri" per accaparrarsi gli aiuti. «I profughi appartenenti alle minoranze religiose (5% della popolazione, nda) sono i più derelitti, gli esclusi - sostiene il direttore delle Pontificie Opere Missionarie nel Paese -. I nostri sacerdoti, volontari, laici, nelle province di Punjab, Sindh e Baluchistan stanno girando per le aree colpite raccogliendo centinaia di sfollati cristiani, abbandonati a se stessi». La Caritas della diocesi di Multan sta cercando di raggiungere i cristiani e indù abbandonati in 7 distretti nel sud del Punjab per consegnare tende, cibo, acqua potabile e fornire assistenza medica.
Nazir S. Bhatti, presidente del "Congresso cristiano del Pakistan" è ancora più duro: «L'odio anticristiano impedisce di far giungere gli aiuti in molte aree».

Nell'emergenza sguazzano i talebani pachistani. «È inaccettabile la presenza di operatori umanitari stranieri nelle zone alluvionate», hanno sostenuto ieri gli integralisti in armi citati dalla tv araba al-Jazeera. Secondo gli americani, i miliziani del Tehrik-e Taliban «progettano attacchi agli stranieri che portano aiuti». In quest'ottica le Nazioni Unite hanno rivisto le misure di sicurezza rallentando inevitabilmente il flusso di aiuti. Le zone ad alto rischio sono il Baluchistan e l'area del Khyber-Pakhtunkhwa a ridosso del confine afghano. I talebani, secondo la fonte Usa, «potrebbero anche preparare attacchi contro responsabili federali e provinciali a Islamabad», la capitale. L'obiettivo è quello di sfruttare la catastrofe umanitaria per accreditare le organizzazioni caritatevoli islamiche, legate all'estremismo, come le sole in grado di aiutare la popolazione.
Il vero problema è che con 4,6 milioni di senzatetto mancano ancora all'appello 800 milioni di dollari. Ieri il cartello di Ong italiane, Agire, ha lanciato l'allarme per la scarsità delle donazioni nel nostro Paese. «Nei primi cinque giorni di appello su Haiti - denuncia il direttore Marco Bertotto - la grande mobilitazione dei mezzi di informazione e dei privati cittadini ci aveva consentito di raccogliere una somma cento volte superiore a quella che abbiamo finora ottenuto per il Pakistan». Per il momento sono arrivati appena 100mila euro per le vittime pachistane di serie B e quelle cristiane e indù di serie Z.
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