Pakistano esalta la strage in tv: «Vendetta, i nemici siete voi»

Compare a King’s Cross e inneggia alla Jihad

Gaia Cesare

nostro inviato a Londra

«Bombe, quali bombe? Non so nulla». Compare alle 10 del mattino a King’s Cross, mentre gli inglesi vengono a deporre qui i fiori e i loro messaggi di tributo alle vittime della strage del 7 luglio. È un giovane di 24 anni, la barba lunga, lo sguardo aggressivo, una kefiah rossa al collo e un cappuccio azzurro che gli copre la testa. Si aggira per i dintorni della metropolitana un po’ guardingo, poi si ferma come per attirare l’attenzione delle telecamere e dei giornalisti. Ma ci vuole un po’ prima che qualcuno si accorga di lui. Perché si trova qui? Ha perso qualche parente o conosceva qualche disperso? «Quali vittime, quali dispersi? Di cosa sta parlando?». Finge e lo fa spudoratamente. Glielo si legge negli occhi, vispi e intelligenti. Ma carichi di rancore. E lo si capisce subito dopo, quando gli ricordiamo che Londra è stata attaccata, che giovedì le bombe hanno colpito la città, che proprio sul suolo che lui sta battendo, nei sotterranei di quella metropolitana, ci sono ancora dei corpi fra le lamiere. «Ah sì, ho sentito qualcosa - ammette distrattamente - ma sono cose che succedono». È musulmano, pakistano, così dice mentre glissa di continuo le domande insistenti sul suo nome. A rivelare la sua identità non ci pensa nemmeno. Poi però lancia messaggi deliranti sulla guerra santa: «I believe in Jihad» («credo nella Guerra Santa»), dice mentre giustifica gli attacchi del macabro 7 luglio britannico: «Forse è una ritorsione per quello che sta facendo il governo inglese in Irak. Deve esserci una ragione», aggiunge fingendo di aver trovato solo ora il perché di questa violenza. «È un gesto contro chi sta uccidendo l’umanità. Gli inglesi non hanno risolto nulla in Irak. Ci deve essere giustizia. Vogliamo giustizia». A sentirlo sembra che legga un proclama dei terroristi islamici, usa lo stesso linguaggio al quale ci ha abituato Al Qaida nelle sue rivendicazioni: c’è lo stesso odio per l’Occidente.
A pochi metri da lui, una donna di colore urla con le lacrime agli occhi parole che suonano come una risposta al suo discorso integralista: «Stiamo tutti uniti, bianchi, gialli, neri. Basta con l’odio e la morte. La Bibbia dice: amatevi gli uni con gli altri. Stringiamoci insieme. Poteva accadere a voi, potrà succedere a chiunque altro domani», grida mentre stringe in mano un mazzo di tulipani, prima di depositarli ai piedi dell’enorme insegna che indica l’ingresso di King’s Cross Station.
Intanto il giovane pakistano si innervosisce quando gli chiedono chi sono i suoi nemici. Si agita, perde il controllo e a denti stretti, prima di scappare via, dice incattivito: «Siete voi. E vi ucciderò».