Un Palazzo per curare i genovesi

La nostra visita inizia dall'ufficio di Massimo Blondett, direttore del distretto 9 della Asl 3.
«L'idea che guidò chi aveva progettato questo centro, spiega il Direttore, fu quella di realizzare un Distretto Sanitario, cioè un qualcosa che superasse radicalmente la concezione con la quale funzionavano i vecchi centri sparsi sul territorio presso i quali gli assistiti si recavano per ottener prestazioni sanitarie.
L'operazione richiedeva di rivoluzionare la vecchia concezione di prestazione sanitaria.
In buona sostanza servizi ed ambulatori funzionavano in maniera distinta uno dall'altro, l'utente doveva entrare attraverso porte diverse.
Chi giunge al Palazzo della Fiumara, inviato dal suo medico di famiglia trova una serie immensa di servizi che si aprono alle sue esigenze e gli evitano di spostarsi, magari da un punto all'altro della città per completare l'iter diagnostico.
Qui i servizi interagiscono tra di loro completandosi a vicenda.
«Un tempo - spiega Blondett - i medici di famiglia inviavano i loro assistiti agli specialisti compilando la solita impegnativa, l'assistito andava all'ambulatorio, riceveva la prestazione richiesta: eventuali ulteriori esigenze rilevate dallo specialista nel corso della visita, tuttavia, nella maggior parte dei casi restavano insoddisfatte; l'utente doveva ritornare dal Medico di casa per ottenere ulteriore impegnativa allungando notevolmente i tempi, in attesa della diagnosi definitiva e della terapia».
Ecco allora la novità del Distretto sanitario: chi entra al Palazzo della salute inizia un percorso che velocemente lo guida dall'accettazione sino, vedremo come nella nostra inchiesta, alla farmacia interna dove l'utente riceve la fornitura dei medicinali prescritti senza doversi recare in farmacia.
A Fiumara si trovano: l'ufficio accoglienza, l'Urp, i medici di famiglia, l'ambulatorio infermieristico, il centro prelievi, la distribuzione diretta dei farmaci, la medicina dello sport, la senologia, la riabilitazione cardiologia, l'ufficio l'invalidità civile, perfino una sala operatoria e molte altre specialità condotte da operatori di qualificato livello professionale che occorrerebbe un intero giornale per descrivere!
Il Palazzo della Salute di Fiumara serve principalmente il bacino d'utenza del Distretto geografico corrispondente all'Ats (Ambito territoriale sociale) di riferimento, anche se, naturalmente, trattandosi di zona centrale e ben servita, la popolazione che vi fa riferimento è più ampia.
L'Accoglienza distrettuale
Ancor prima di entrarvi per conoscerne gli operatori, è Massimo Blondett ad illustrarcene la funzione e l'importanza che a fine colloquio non esitiamo a definire vitale.
«Qual è quel cittadino che oggi ha solamente problemi sanitari? Se esiste è fortunato; la maggior parte di queste categorie in difficoltà hanno anche problemi sociali più o meno gravi. Ed ecco allora l'utilità basilare del centro di accoglienza. Un parente portatore di handicap può causare problemi in famiglia, la nonna con l'Alzheimer che non si sa dove ricoverare, il paziente con problematiche psichiatriche che non riesce a gestire la vita di tutti i giorni... Ecco i primi tre esempi che mi sono venuti in mente. Per questi casi e per moltissimi altri abbiamo organizzato il centro di accoglienza».
Quindi all'interno del Palasalute non solo è stata organizzata l'integrazione delle necessità sanitarie, ma anche quella delle necessità sociali per cui il paziente viene preso in carico sia se ha problematiche di carattere familiare, economico, di gestione della vita quotidiana, etc. o ha bisogno di presentare la domanda per l'invalidità civile, accede al centro di accoglienza e trova un funzionario, che gli fornisce tutta la documentazione occorrente, gli da le indicazioni del caso e, se la persona non è in grado di scriversi la domanda, non solo gliela compila ma ne cura anche l'inoltro agli uffici competenti.
«Molte persone - continua Massimo Blondett - ad esempio non conoscono l'esistenza del fondo regionale per la non autosufficienza, istituito dallo stato con il contributo delle regioni, fornisce un sussidio a quei pazienti parzialmente non autosufficienti, affinché possano pagarsi almeno in parte qualcuno che si occupi di loro, evitandone il ricovero in strutture assistenziali. La pratica è complicata, specialmente per le persone anziane o non abituate a procedure amministrative. Per gli addetti all'ufficio accoglienza è pane quotidiano; non solo istruiscono la procedura, ma la seguono e ne comunicano l'esito all'interessato».
Gli operatori dell'Urp (Ufficio relazioni con il pubblico), dell'Accoglienza distrettuale e della Reception sono a disposizione ed hanno il primario compito di mettersi in sintonia con coloro che si rivolgono all'ufficio; poi indirizzano il paziente nel giusto percorso, fornendogli tutto l'aiuto possibile.
A volte succede che informazioni errate costringano una persona a giri inutili senza conclusione alcuna: ecco perché questi operatori sono formati approfonditamente su tutte le procedure.