Carla Valentino
Merita una visita senza fretta lo scenografico presepe allestito a Palazzo Rosso: per bellezza, numero e valore storico delle sculture lignee e dei costumi, nella più rigorosa tradizione genovese, ma anche per il risalto dato al corteo dei tre Re Magi, venuti a rendere omaggio e adorare il bambino Gesù. Un presepe reso aristocratico dall'eleganza delle vesti sfoggiate, in cotone quelle maschili e in seta quelle femminili, con caratteristiche settecentesche e altre di epoche successive: si spazia così dalla sobria tunica con mantello di San Giuseppe al costume sfarzoso della Madonna, vestita e pettinata come una gran dama, dagli abiti vezzosi delle pastorelle, che indossano corpetti aderenti e grembiuli bianchi, a quelli dei pastori, abbigliati come borghesi con l'abito della festa.
In primo piano spiccano i Magi, nobili figure venute da lontano e avvolte nel mistero, che rappresentano l'elemento spettacolare della scena. Uno di loro sta inginocchiato davanti alla grotta della Natività, sopraelevata sulla destra, gli altri due avanzano a piedi, più lontano. Indossano lunghi manti di velluto su abiti sontuosi e sono circondati da armigeri, alfieri e paggi, con cavalli e dromedari al seguito. Fanno parte del corteo i Circassi orientali in sgargianti abiti rossi, con la testa rasata, i baffi spioventi e il codino. Secondo la tradizione genovese, incede per ultimo Baldassarre, moro come i due schiavi che lo accompagnano e che costituiscono esemplari unici nei presepi storici della città. Aitanti, vestiti solo di un gonnellino, portano rispettivamente una mazza chiodata e una faretra colma di frecce; forse un tempo accompagnava la faretra anche un arco, poi andato perduto. Ideatore della scenografia è Giulio Sommariva, direttore del Museo dell'Accademia Ligustica ed esperto di storia e arte del presepe, che ha scelto dalle collezioni civiche i pezzi i più pregiati, curando l'allestimento con Simonetta Maione e Danilo Cafferata. Quasi tutte le figure in primo piano sono opera di Pasquale Navone (1746-1791), intagliatore sensibile alla lezione di Anton Maria Maragliano, e ne presentano i tratti tipici: occhi obliqui, zigomi alti, particolare lavorazione di ciocche e boccoli, espressività. Risale al tardo Ottocento e proviene dal Museo Luxoro il fondale innevato, sull'esempio degli allestimenti settecenteschi. La carta usata nella scenografia è stata dipinta a mano, a terra si vede del vero muschio («erba cocca», in genovese, nei documenti antichi).
A Palazzo Rosso la Natività secondo tradizione
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