Palermo, a scuola pestaggi, insulti e prof all’ospedale

La sedia in testa a un docente. Un altro, colpito da un alunno, fatica a respirare. Violenze quotidiane alle Medie del rione Ballarò, le più multietniche di Palermo

Angelo Vecchio

Palermo
- Un professore finisce al pronto soccorso, colpito alla testa dalla sedia scagliata da un alunno. A un’altra insegnante viene sbattuta una porta sul torace e adesso fatica a respirare. Un ragazzino tira i capelli a una compagna di scuola e quella non smette più di piangere. Urla e schiamazzi, per ore e ore. Parolacce, in dialetto e anche in diverse lingue straniere. Una guerriglia quotidiana che si combatte in una scuola media. Alla «Giovanni Verga» di Palermo ci sono oltre 200 studenti di etnie diverse. Adolescenti di origine tunisina, marocchina e indiana. Ce ne sono anche del Senegal, Marocco, Cina e altre nazionalità, almeno una dozzina.

Da questa parte di Palermo, i ragazzini di colore diverso sono i «turchi». Così li chiamano i coetanei palermitani: tutti «turchi», gialli o neri, di qualunque colore siano. È così nel quartiere Ballarò, nel cuore del centro storico di Palermo, dove confluiscono gli odori e le urla dell’antico mercato, affollato dalla mattina sino al tardo pomeriggio, dove si intrecciano storie di degrado e di miseria. Che i ragazzi portano con loro tra i banchi, nelle scuole del quartiere. Alla «Verga» la settimana scorsa, il vice preside, Andrea Vanella, che è docente di Inglese, è finito in ospedale con la testa rotta. S’era messo in mezzo per separare due alunni che erano venuti alle mani. Ma s’è trovato nel posto sbagliato nel momento in cui uno dei ragazzini ha sollevato una sedia per scagliarla contro il compagno. Il professore l’ha presa in pieno. Non è un taglio profondo, tra qualche mese sparirà pure il segno.

«E anche il ricordo di questa storia, perché non è più grave di tante altre che si verificano in qualche altro istituto di Palermo», dice Vanella, quasi a schermire i ragazzi della sua scuola.

«I nostri non sono studenti difficili. Certo, ce ne sono alcuni che meritano molta più attenzione, ma non sono irrecuperabili. Quelli che sembrano irriducibili si contano sulle dita di una mano, ma hanno già ricevuto una serie di provvedimenti disciplinari, anche di quindici giorni di espulsione. Qualche altro è stato, come si dice, avvertito e ha già cambiato atteggiamento».

Chissà cosa avrebbe detto Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, di un gruppo di ragazzi del suo rione, che pigliano a calci e pugni gli insegnanti. Certo, a quei tempi Palermo aveva un numero veramente ridotto di alfabetizzati e lui aveva ben altro a cui pensare. Il quartiere non è granché diverso da com’era nella sua Palermo, quella del Settecento. I bassi sono quelli di un tempo e gli abitanti sembrano quelli di trecento anni fa. Si inventano quotidianamente la vita e i bambini crescono quasi per fare un dispetto alla natura. Da queste parti, un tempo c’era il pensionato universitario San Saverio e il cinema Edison, ma gli studenti non si avventuravano mai da soli.
A Ballarò i palazzi sono quelli cadenti del tardo Barocco, ma non la scuola media: l’edificio degli anni 50 ha due palestre e non mancano i laboratori musicali. Ma non basta a cancellare le notizie di violenze frequenti messe in atto da ragazzini di scuola media. Si fa presto a finire etichettati come scuola di frontiera.

Il vice preside replica che addosso ai ragazzi non sono state mai trovate armi. E trattandosi di ragazzini delle medie, questa precisazione fa comunque impressione. E fa pensare che qualcuno in questa scuola si sia fatto prendere un po’ la mano. E sì, perché non si tratta del solito bullismo. Non si tratta di un panino rubato al compagno di scuola. È chiaro che alcuni alunni replicano tra i banchi le violenze assimilate in famiglia o per strada.

Parecchi di questi ragazzini hanno genitori disoccupati, che escono di casa la mattina e tornano la sera tardi. Difficile occuparsi dei figli con metodi meno che spicci. E forse un po’ bruschi. Una lezione appresa a casa che viene ripetuta a scuola.