Catania, un sistema corruttivo sulla manutenzione autostrade

Scoppia il caso Anas in Sicilia ed emergono nuovi dettagli sull'inchiesta che ha portato all'arresto di tre dipendenti che si occupavano della manutenzione Anas

Sono stati arrestati in flagranza mentre intascavano una mazzetta da 10 mila euro i tre funzionari dell'Anas di Catania indagati per corruzione nell'ambito dell'inchiesta 'Buche d'oro della procura etnea. Il Gip Giancarlo Cascino ha disposto l'arresto in carcere per il geometra Riccardo Carmelo Contino, capo centro dell'area manutenzione di Anas Catania, e per Giuseppe Panzica, capo manutenzione dell'area tecnica di Anas Catania. Ai domiciliari finisce l'ingegnere Giuseppe Romano, Rup dei lavori pubblici oggetti dell'indagine della finanza. I tre indagati hanno confessato e ammesso i reati che gli vengono contestati. Le indagini hanno ricostruito diversi episodi di corruzione - su cui sono ancora in corso approfondimenti - per i lavori di manutenzione in alcune delle strade più importanti della Sicilia Orientale. Emergono adesso nuovi dettagli di un'indagine che è destinata ad avere un seguito giudiziale. Il 17 settembre negli uffici dell'Anas le telecamere degli investigatori hanno registrato l'episodio di corruzione: un imprenditore nisseno ha consegnato al geometra Panzica, nell'ufficio di Contino, una busta contenente 10milA euro in contanti poi ripartiti tra i tre arrestati.

"Apprezziamo il lavoro della magistratura catanese che, in maniera puntuale e circostanziata, ha individuato e reciso segmenti di malaffare nel settore dei lavori pubblici. Quanto accaduto deve essere da monito per tutti coloro che hanno un ruolo, una responsabilità o un impegno nella Pubblica amministrazione e nella Pubblica amministrazione allargata, cioè le aziende di Stato. Più volte abbiamo chiesto ad Anas di dar seguito a un impulso riformatore per efficientare le performance e onorare gli impegni verso il territorio siciliano. Purtroppo fatti come quelli odierni non aiutano, anzi rischiano di deprimere". Così l'assessore alle Infrastrutture della Regione siciliana, Marco Falcone, commenta l'operazione della Guardia di finanza che ha portato all'arresto di tre funzionari dell'area compartimentale dell'Anas di Catania per corruzione. "Ad onor del vero, però, in questi 22 mesi di mandato, con Anas abbiamo avuto un rapporto schietto, senza mai fare sconti - prosegue l'esponente della G-. Abbiamo anche conosciuto tantissime persone, dirigenti, funzionari, capicentro, operai, amministrativi e posso dire che moltissimi di essi, che conosco personalmente, sono tutte persone impegnate e che hanno compreso non solo le ragioni del Governo Musumeci, ma soprattutto le aspettative e le speranze della Sicilia. Da oggi l'ad Massimo Simonini e il direttore Valerio Mele avranno rispettivamente un ulteriore compito: quello di dar prova del volto buono di Anas in Sicilia, un'azienda che torni a dare risposte sulle infrastrutture stradali e a essere un serio riferimento nazionale"

Va molto più giù duro il governatore Nello Musumeci. "Ripeto quello che ho detto per mesi e vorrò ribadirlo, alla prima occasione, anche al presidente Conte. Per la Sicilia le infrastrutture statali (cioè tutte le arterie principali) sono un problema. E l’Anas non è stata la soluzione. Prendiamone atto e cerchiamo di lavorare insieme. Le responsabilità penali sono personali, per carità. Ma se il “sistema” non va o, peggio, se dovesse avere riferimenti anche nell’amministrazione regionale è bene reagire. Chi ruba risorse pubbliche ruba il futuro dei nostri figli".