L’Italia è spaccata in due: il Sud arranca e si spopola

Dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa del Sud, si riallarga la forbice con il Centro-Nord e il Mezzogiorno si svuota

C’è un Sud che si svuota sempre di più. C’è un’Italia che va a doppia velocità che spacca il Paese in due: il Sud non riesce a stare dietro al Centro e al Nord. Se da una parte l’Italia centrale e settentrionale ha già raggiunto l’obiettivo di Lisbona 2020 di un tasso di occupazione del 67%, il Sud è indietro e si trova ancora al 48,2% nel 2018, con meno di metà delle persone tra i 24 e i 64 anni occupate. Al Nord Est la quota è più alta di quasi 25 punti rispetto al Mezzogiorno (73%), secondo un recente studio di Confcommercio: il divario nelle opportunità di lavoro contribuisce a fare del Sud un luogo di passaggio per chi ha la possibilità di andare altrove. "Negli ultimi dieci anni, dal 2008 al 2018, il Pil pro capite del Sud è sceso dell’8,1 per cento: un’economia ferma e senza una prospettiva di ripresa aggrava i problemi strutturali del Mezzogiorno - dice il presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio -. Gli over 60 erano meno di un quarto della popolazione totale vent’anni fa, mentre ora rappresentano il 30% e arriveranno al 40% tra vent’anni. Per non parlare dello spopolamento: tra il 2015 e il 2018 la popolazione del Mezzogiorno d’Italia è diminuita di oltre 222mila unità e il fenomeno è destinato a salire esponenzialmente".

Nel 2018 il Sud ha fatto registrare una crescita del Pil dell’appena +0,6%, rispetto +1% del 2017. Il dato che emerge dall’Osservatorio Svimez è di una ripresa debole, in cui peraltro si allargano i divari di sviluppo tra le aree del Paese. La revisione delle nostre stime mostra che, con la significativa eccezione del 2015 (anno segnato da fattori congiunturali positivi e dalla chiusura del ciclo di fondi europei che ha determinato una modesta ripresa dell’investimento pubblico nell’area), anche nel 2016 e nel 2017 il gap di crescita del Mezzogiorno è stato ampio.

A pesare nel 2018 è il debole contributo dei consumi privati delle famiglie (con i consumi alimentari che calano dello 0,5%), ma soprattutto è il mancato l’apporto del settore pubblico. La spesa per consumi finali delle Amministrazioni Pubbliche che ha segnato un ulteriore -0,6% nel 2018, proseguendo un processo di contrazione che, cumulato nel decennio 2008-2018 risulta pari a -8,6%, mentre nel Centro-Nord la crescita registrata è dell’1,4%: una delle cause principali, a dispetto dei luoghi comuni, che spiega la dinamica divergente tra le aree.