"Quel giudice ci ha tolto tutto", la lettera sfogo dell'imprenditore Cavallotti

La lunga lettera di Pietro Cavallotti a Silvana Saguto. Cavallotti è uno dei figli degli imprenditori edili di Belmonte Mezzagno il cui patrimonio è stato sottoposto a sequestro. Uno sfogo per raccontare gli ultimi vent'anni cercando di difendere l'azienda di famiglia e la storia di una famiglia vittima del sistema che ruotava intorno all'ex magistrato

"Io qualcosa da dirti ce l’avrei", inizia così la lunga lettera che l'imprenditore Pietro Cavallotti ha scritto all'ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto. Cavallotti è uno dei figli degli imprenditori edili di Belmonte Mezzagno il cui patrimonio è stato sottoposto a sequestro. Una lunga vicenda giudiziaria che si intreccia con quella del cerchio magico di Silvana Saguto. L'ex magistrato oggi è sotto processo a Caltanissetta. Lei è stata radiata dalla magistratura, i beni sono ritornati ai proprietari ma adesso ci sono solo debiti. "Ti ho visto per la prima volta in Tribunale. Avevamo udienza alle 9:00 e sei arrivata solo alle 12:00. Ti facevi avanti circondata dalle tue guardie del corpo con il trucco ben fatto e il capello curato nei minimi particolari - scrive Cavallotti -.Dai tuoi occhi usciva il fuoco dell’arroganza e della superbia. Eri il giudice supremo e tutti gli altri non contavano un cazzo, erano solo carne da macello, numeri da usare per la propaganda dei sequestri e delle confische alla “mafia”, patrimoni da spolpare e opportunità di lavoro per i raccomandati".

"Ti scocciava venire alle udienze", racconta Cavallotti che ricostruisce passo dopo passo quei mesi infernali cercando di difendersi dalla accuse e tentando di salvaguardare l'intero patrimonio familiare. "Nel momento stesso del sequestro, avevi già deciso di confiscare tutto. Le perizie e i processi servivano solo per prendere tempo e portare avanti il più possibile la mangiatoia. Quando prendevano la parola gli avvocati per spiegare le ragioni dei propri assistiti, facevi i disegnini su un pezzo di carta. Trattavi gli avvocati come se fossero collusi con i loro clienti. Forse eri temuta perché, con una semplice parola, avresti potuto segnare la fine della loro carriera, almeno al Tribunale di Palermo. Gli imprenditori mafiosi non erano quelli condannati per mafia. Erano coloro che in Sicilia riuscivano a creare lavoro e ricchezza. Tutti questi dovevano essere perseguitati, i loro beni spartiti a persone senza alcuna esperienza o competenza specifica. I lavoratori erano quantomeno complici e meritavano di essere licenziati e sostituiti con le persone di comprovata fiducia. Era inammissibile per te che dei lavoratori umili con la terza media diventassero imprenditori di successo. La giustificazione non poteva che essere la mafia. Voi, invece, con tre lauree e altrettanti master avete distrutto tutto. Noi con l'umiltà, il lavoro e il rispetto degli altri avevamo creato".

Una vicenda intricata che ha inizio nel 1998, anno in cui i fratelli Cavallotti furono arrestati, nell'ambito dell'operazione Grande Oriente, per poi essere assolti. "Ci hai tolto tutto: l’azienda, il lavoro, la casa e la libertà. Nonostante la nostra innocenza fosse scolpita in una sentenza passata in giudicato, hai ritenuto che tutto il nostro patrimonio fosse il frutto di un reato che non esiste. Poi, siccome non eri contenta, hai colpito anche noi figli che stavamo provando con il duro lavoro a riprendere in mano le redini del nostro futuro dopo che tu avevi distrutto il passato della nostra famiglia. E, siccome, attraverso di noi eravate arrivati fino all’Italgas, per salvare la vostra credibilità, avevate deciso di confiscare la nostra azienda, senza neanche avere letto la perizia che voi stessi avevate disposto".

Cavallotti ricostruisce la vicenda giudiziaria che ha travolto come una slavina la famiglia facendo nomi e cognomi di chi avrebbe distrutto a picconate la sua azienda. "Insieme a Licata, ti eri messa d’accordo con il Pubblico Ministero per fare acquisire le “prove” che avrebbero portato alla nostra confisca. Non era questo il tuo compito. Dovevi giudicare con imparzialità e, invece, ti sei messa d’accordo con una delle parti per fottere l’altra. Ti difendi dicendo che non eri sola a fare i sequestri o a dare gli incarichi. Vero. Chi erano gli altri? Fabio Licata, già condannato in primo grado, lo stesso che spiegava nei convegni che le indagini si fanno dopo il sequestro? Lorenzo Chiaramonte, lo stesso che vi segnalava il compagno (o l’amante) al quale il collegio da te presieduto dava gli incarichi di amministratore giudiziario? Fortuna che vi hanno fermati! Chi è venuto dopo di voi ha letto le carte e ci ha consegnato i debiti fatti dall’amministratore giudiziario che tu e i tuoi colleghi avevate nominato e assecondato in tutte le sue scelte sciagurate".

Cavallotti prosegue nel racconto e il nastro viene riavvolto agli ultimi anni, quando la Saguto da giudice passa ad essere imputato. "La seconda volta ti ho vista al Tribunale di Caltanissetta, non più nella veste di Dio in terra ma, dopo essere caduta dal Cielo, semplicemente come imputato. Il capello e il trucco erano sempre impeccabili. Schiumavi rabbia come un leone ferito. Non ti rendevi conto di essere tu sotto accusa e ti comportavi come quando eri a capo della Sezione, fino addirittura ad intimidire velatamente e attaccare il Pubblico Ministero che ti accusava. Questa volta ti sei accorta di me e hai fatto finta di niente. Tu non stai provando neanche lontanamente la sofferenza che voi avete fatto provare a tante famiglie. Tu hai la garanzia di un giudice imparziale, non sei stata privata della libertà personale in attesa di un processo penale in cui vale la presunzione di innocenza".

Lo sfogo arriva qualche giorno dopo la messa in onda della seconda puntata delle Iene sul sistema Saguto. "I nostri padri, senza prove, sono stati arrestati e, dopo due anni e mezzo, scarcerati con una pacca sulle spalle. L’assoluzione definitiva sarebbe arrivata solo 12 anni dopo. Per gli stessi fatti li avete crocifissi in un processo farsa in cui vale la presunzione di colpevolezza e, prima di quel processo, gli avete tolto ogni mezzo di sostentamento. Dopo 11 anni, avete confiscato tutto, pur di non ammettere di esservi sbagliati", prosegue nel racconto Cavallotti.

Il cerchio magico della Saguto era - come hanno ricostruito i magistrati - un sistema abbastanza rodato sulla presunta gestione illecita dei beni confiscati alla mafia. "Spendevate 15 mila euro al mese, fra ristoranti, vestiti alla moda e villa a Mondello per il figlioletto. Avevi una ricca vita sociale e in udienza andavi avendo sempre cura di non fare troppo presto perché tanto la gente poteva aspettare. La vostra principale fonte di reddito erano le amministrazioni giudiziarie. Tuo marito prendeva incarichi ad affidamento diretto perché era una persona affidabile. Noi alle 6 eravamo in cantiere a buttare il sangue e il sudore insieme agli operai sotto il sole oppure al gelo, si risparmiava per rientrare nei conti, si mangiava un pezzo di pane sul marciapiede o sopra i mezzi d’opera e la sera eravamo a tal punto stanchi che non potevamo fare altro che andare a letto, talvolta senza neanche mangiare. I lavori si prendevano, quando capitava, solo dietro gara di appalto, senza raccomandazioni e nel rispetto della legalità. Altro che festini e uscite con gli amici. Per noi non c'erano fragole con la panna, dolcetti da Costa, uscite con le amiche sull'auto blindata o aperitivi pomeridiani con il Prefetto. C'era solo la polvere e la terra del cantiere e la responsabilità di portare avanti un lavoro con tutte le difficoltà del mondo, per rispettare le scadenze del committente, per onorare gli impegni coi fornitori, per la nostra sopravvivenza e per quella dei nostri collaboratori. I tuoi figli facevano la bella vita, spendevano a destra e a sinistra. E noi, appena finita la scuola, fin da piccoli andavamo a uscire la terra dal fosso e queste erano le nostre vacanze perché c'era bisogno di lavorare. Così si capisce il valore dei soldi e dei sacrifici.Ma di tutte queste cose voi che cosa ne sapete?", si domanda con amarezza l'imprenditore che ha voluto rendere pubblica la sua vicenda personale.

L'ultimo sfogo è sulla situazione attuale, sulle difficoltà e sulle rinunce di questi ultimi anni per poter riuscire a chiudere i conti. "Ora, dopo 60 anni di lavoro, ci ritroviamo senza una casa e siamo ridotti a fare i conti dei contributi versati per capire se i padri hanno il diritto di andare in pensione. Quale mafia hai combattuto? Sapevi dove la mafia vera aveva nascosto i beni e, per paura, noi sei intervenuta. Meglio colpire il Cavallotti di turno che tanto mafioso non è e che non si potrà mai rivalere con la violenza. Tu sei madre, moglie e figlia. Come hai potuto infliggere tutte queste sofferenze a centinaia di figli, di mamme e di mogli? Ti vedo ora in televisione, invecchiata di almeno dieci anni, con il volto sciupato, sofferente e trascurato. Sei diventata il parafulmine. Attaccano te per difendere un sistema che non hai creato tu e al quale la stampa ha dato il tuo nome solo per nascondere una verità sconcertante che potrebbe rimettere in discussione trent’anni di misure di prevenzione. Le persone che venivano da te a chiederti i favori ti hanno rinnegata. Ti chiamavano "regina" e ti trattavano come tale. E, come quando cadono i peggiori regimi, tutti coloro che prima ne avevano tratto vantaggio, si dileguano. Eppure, nonostante tutto, non provo nessuna soddisfazione o piacere. Provo solo compassione. Tu potrai vincere tutti i processi ma hai già perso qualcosa di più importante, qualcosa che, forse, non hai mai avuto: il rispetto della dignità inviolabile delle persone. Per quanto mi riguarda, noi abbiamo vinto come uomini nella misura in cui non ci siamo mai arresi, nella misura in cui abbiamo trovato la forza di rialzarci e di non mollare dopo che voi ci avevate spezzato le gambe. Continueremo a difenderci e, se i giudici italiani non avranno il coraggio di ammettere gli errori commessi, lo farà la Corte Europea. Quando questo avverrà – perché avverrà – sarà una grande gioia per tutti coloro che credono nella giustizia senza vederla e una immensa vergogna per quello Stato sordo e cieco che continua a coprire gli abusi commessi da qualcuno nel nome della lotta alla mafia", conclude amaramente l'imprenditore.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Sab, 14/12/2019 - 11:42

che dire? questo dimostra che l'imprenditore ha tutta la mia stima, e che dimostra, ancora una volta, che berlusconi non si sbagliava sulla magistratura e sulla sinistra :-)

Ritratto di il.corsaro.nero

il.corsaro.nero

Sab, 14/12/2019 - 11:42

.dobbiamo ringraziare le scelte scellerate della sinistra in materia di giustizia, di CSM e ora anche di prescrizione... sia da monito.

Epietro

Sab, 14/12/2019 - 11:49

Ma un magistrato che così male avrebbe fatto alla giustizia, al suo posto di lavoro ed allo stipendio immeritato, a tante persone che forse sono veramente innocenti, per la carica che ha occupato dovrebbe essere condannata all'ergastolo assieme al suo entourage se colpevoli.

ronico

Sab, 14/12/2019 - 11:50

E' semplicemente il tristissimo risultato di leggi sciagurate che hanno creato una classe di cittadini - chiamati ad un servizio di particolare delicatezza - sostanzialmente senza controllo e senza il dovere di rendere conto del proprio operato. In questo contesto pensare che i soggetti investiti da queste prerogative siano tutti santi è semplice follia.

Brutio63

Sab, 14/12/2019 - 12:18

Che vergogna!!! Il presidente Mattarella chieda scusa a queste persone come Presidente della Repubblica e come capo del CSM. E questi sono i magistrati che reclamano e tutelano la loro autodeterminazione? E questi sono i magistrati al servizio della legge, della giustizia e degli Italiani? E quanto marciume esiste e non viene fuori? E le magistrate che hanno fatto i corsi con Bellomo? Sono in servizio? Dove? Come? Che fanno? Per un Falcone, Borsellino, Livatino, quante Sagunto ci sono in giro nei tribunali Italiani? E lo scandalo silenziato Palamara/CSM? Tutto silenziato ed insabbiato, Vergogna!

maurizio50

Sab, 14/12/2019 - 12:23

E naturalmente dall'alto del Colle il PdR, che è pure Capo della Magistratura, non profferisce verbo!!!!

Ritratto di Contenextus

Contenextus

Sab, 14/12/2019 - 12:58

In effetti la giustizia italiana è quantomeno un disservizio. Al meglio. Al peggio succede come nella vicenda raccontata nell'articolo.

Ritratto di sailor61

sailor61

Sab, 14/12/2019 - 13:00

leggere queste parole mette i brividi! Persone che agiscono con tale cattiveria e arroganza, come e' possibile che nessuno intorno abbia mai potuto denunciare tale situazione? quanto e' inquinata la magistratura in certi posti? distruggere la vita delle persone non puo' essere lo sport dei magistrati! fate tornare alla polizia giudiziaria la responsabilita' dellel indagini e chie i giudici giudichiono e basta, perche' cosi' fanno due parti in commedia e non potra' mai essere imparziale

silvano45

Sab, 14/12/2019 - 13:28

E non pagano mai per i loro errori una giustizia tra le peggiori in europa gestita da una casta che non vuole mai rispondere delle proprie azioni che ai colleghi si sente al di sopra dei politici eletti dal popolo a mio avviso una vergogna che spero venga sanata.

Ritratto di bandog

bandog

Sab, 14/12/2019 - 14:02

non è che poi le danno anche il ricchissimo vitalizio???

frabelli1

Sab, 14/12/2019 - 14:16

Tuto questo quando pm, giudici magistrati hanno troppo potere e se ne fregano della legge, ma fanno le loro leggi. Per la giustizia italiana, a quanto pare, non esiste il diritto alla innocenza, ma solo quello della colpevolezza. Questi non cercano prove di colpevolezza, ma pretendono che l’imputato presenti prove d’innocenza. Che vergogna poi, una vicenda che ha “ucciso” persone perseguitandole e non risarcendo il male fatto. Non deve essere lo stato a risarcire ma il magistrato che ha sbagliato.

Ritratto di Friulano.doc

Friulano.doc

Sab, 14/12/2019 - 14:32

Non vorrei mai essere il destinatario di una lettera del genere. Complimenti

federik

Sab, 14/12/2019 - 14:38

METTETELA IN GALERA A VITA

maxxena

Sab, 14/12/2019 - 15:28

ma i magistrati non erano tutti onesti e infallibili? forse adesso si capisce perchè si incarcerano gli onesti e si liberano i delinquenti. Il Presidente della Repubblica, sempre pronto a schierarsi, abbia l'onore come capo del CSM di chiedere pubblicamente scusa. (in altri paesi civili seguirebbero dimissioni immediate e verifiche a 360 gradi sulla magistratura)

ilrompiballe

Sab, 14/12/2019 - 15:30

Vicenda tristissima e purtroppo non unica. Siamo molto lontani dal famoso "Stato di diritto". Basti pensare che quel che è consentito all'accusa viene spesso negato alla difesa.

routier

Sab, 14/12/2019 - 15:49

QUIS CUSTODIET CUSTODES IPSOS? Domanda ingenua: ma non c'era nessuno che controllasse la correttezza dell'operato del tribunale?

UnBresciano

Sab, 14/12/2019 - 15:56

Friulano DOC hai ragione da vendere. Ricevessi una missiva del genere mi andrei a nascondere di corsa.

Gianni&Pinotto

Sab, 14/12/2019 - 16:16

Il Procuratore capo ed i colleghi potevano "non sapere" e "non vedere"?

Ritratto di massacrato

massacrato

Sab, 14/12/2019 - 16:29

Cose sempre sospettate. Però, chissà perchè, senti sempre dire: "Ho fiducia nella giustizia" .

cgf

Sab, 14/12/2019 - 17:08

i giudici, anzi tutti funzionari a vario titolo del ministero di Giustizia, dovrebbero essere come quelli della Farnesina, cambiare spesso sede e c'è un suo perché.

Ritratto di Jiusmel

Jiusmel

Sab, 14/12/2019 - 17:23

Impressionante la lettera confessione. Non c'è alcun dubbio che il sistema giudiziario va riscritto e la magistratura rifondata. Solidarietà alla famiglia Cavallotti.

Ezeckiel

Sab, 14/12/2019 - 17:33

Mxxxxxa signor Tenente! Altro che riforma della giustizia,qui serve la distruzione e ricostruzione totale di questa "in giustizia" Le altre cose non si possono scrivere

peter46

Sab, 14/12/2019 - 17:47

UNBresciano....però quando il tuo corregionale,figlio dell'est italiano industrioso,divenuto amministratore di banca vicenza,zonin se non si fosse compreso,t'/v'inviò,x tenere improsciuttati gli occhi,quel vino con quell'etichetta che era tutto un "impegno",vinkulaj riportava in bella mostra,non eravate(forse Friulano doc,c'era tra noi a commentare)quì a condannare come dovuto un vs 'fratello d'intrallazzo'.Che 'dignitosamente' non era così distante da sta giudi.cessa.

dot-benito

Sab, 14/12/2019 - 18:04

Questo sistema è così dappertutto questa casta si sente intoccabile e soprattutto si sente superiore a tutti compreso il parlamento SOVRANO

Trinky

Sab, 14/12/2019 - 18:40

Ovviamente questo magistrato sarà salito agli onori degli altari..

amicomuffo

Sab, 14/12/2019 - 19:18

purtroppo aveva ragione Dino Risi nel film :" nel nome del popolo italiano", dove un magistrato, Ugo Tognazzi, che pur di non ammettere il proprio errore, fà condannare, se pur non essendo uno stinco di santo, un innocente Vittorio Gassman alla galera!

honhil

Sab, 14/12/2019 - 19:21

I danni che in Sicilia, per restare strettamente ancorati al tema, si sono sistematicamente perpetrati in nome dell’antimafia sono di gran lunga più micidiali e più estesi di quelli che la mafia ha messo in atto. E se poi ci si sofferma sul fatto che questa catena di soprusi nasce e viene portata avanti da chi istituzionalmente tiene in mano la spada della giustizia, appare sempre più chiaramente che mafia e antimafia non sono altro che le due facce della stessa medaglia che spolpano, per quanto più è loro possibile, la Sicilia e i siciliani. Ai quali non resta che l’espatrio. Poiché, al di là e al di qua delle possibili condanne o assoluzioni, non cambierà niente. E per capirlo basta spogliare le cronache giudiziarie del dopo guerra in poi.

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Sab, 14/12/2019 - 19:38

Hanno ragione a dire ch la sinistra promette solo tasse e manette. Le mantengono pure, le prove ci sono tutte.

routier

Sab, 14/12/2019 - 19:52

Ci sono state delle dittature che hanno fatto strame della democrazia. Ci sono state delle tirannie che si sono rette sul sangue dei cittadini. Poi ci sono le "magistratocrazie" di cui è meglio non parlare...appunto!

Ritratto di emmepi1

emmepi1

Sab, 14/12/2019 - 20:28

fossi in lei mi guarderei bene alle spalle, non tutti si limitano a scrivere, qualcuno, giustamente, potrebbe passare a... vie di fatto.