Il papà del fenomeno Winx: «Così ho sconfitto i giapponesi»

Grazie al successo delle sue creature magiche, Straffi ha reso l’Italia protagonista nel mondo dei cartoni

Iginio Straffi, 41 anni, marchigiano, è la firma dietro Winx Club, l’acclamato serial animato al femminile. Protagonista un colorito manipolo di fatine dai corpi multicolori e un po’ scosciate. Ma caste, per carità, e piene di fantasia. Le star del cartoon, coprodotto dall’italiana Rainbow con Rai Fiction, sono le capofila della Italian invasion nei disegni animati.
Il Winx Club in rosa non pretende di rifondare i canoni artistici del genere. È anzi espressione tipica di un prodotto Tv creato a tavolino sugli stilemi del genere, ma le ha azzeccate davvero tutte per entrare nei gusti della gente di tutto il mondo. Logico che siano il vanto del loro papà, pronto a difenderle anche dalle inevitabili critiche: «Le Winx sono un successo made in Italy. Sostenerle - racconta Straffi - significa sostenere un business che dal 1995 a oggi ha creato nuovi investimenti e posti di lavoro tutti italiani. Per questo mi fa sorridere chi spara a zero contro Winx Club e il suo successo». Incontriamo Straffi, produttore e regista di Rainbow, a margine di un incontro che ha sancito lo sbarco della sua società in Oriente. Era dai tempi del decano degli animatori italici, Bruno Bozzetto, che i cartoon italiani non riuscivano a bucare gli schermi oltreconfine. E oggi Rainbow sfida addirittura lo strapotere dei grandi studios americani e giapponesi.
Fra serie Tv e merchandising, il giro d’affari delle Winx è intorno al miliardo di dollari l’anno. Non male per dei personaggi nati quasi per scommessa.
«In realtà, dietro Winx Club c’è un lavoro preparatorio che tra indagini di mercato, studi dei personaggi e test di animazione ha richiesto svariati anni. E anche qualche rischio: dopo 12 mesi di progettazione, nel dubbio che i personaggi non avessero l’appeal che cercavamo, li abbiamo ridisegnati con stilisti e consulenti creativi. Ma la qualità paga: Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, ci ha soprannominato “La Ferrari dell’animazione mondiale”».
Il mondo narrativo di Winx Club è molto complesso. Una scelta fatta in fase di progettazione, o dovuta all’evoluzione della serie?
«La saga delle Winx è stata pianificata nei dettagli fin dal principio. E non durerà per sempre: salvo imprevisti, il nucleo della storia di Bloom e compagne è tutto racchiuso fra le serie Tv prodotte finora - la terza è in arrivo - e i due lungometraggi di 80 minuti attualmente in lavorazione. Il primo uscirà nel Natale 2007. Stiamo valutando l’ipotesi di uno spin-off dedicato alle mascotte delle fatine, le minifate Pixie, ma al momento non c’è niente di certo».
Intanto, però, dopo 5 anni di successi il mercato continua a tirare. Una programmazione che tocca 130 Paesi, 700 licenziatari, 2 milioni di contatti al mese sul sito. È una bella dimostrazione di longevità.
«Già. Ma tutto nasce da vari fattori. Innanzitutto la capacità di rinnovare costantemente la serie con l’inserimento di personaggi e trame sempre nuove; poi, la capacità di sostenerlo con gli investimenti: penso al sito Web, ai fumetti o al musical. Senza dimenticare la tenacia nel difendere la serie dalle ingerenze di quelle emittenti che, per il solo fatto di acquistarla, ci chiedono di allungare le minigonne o studiare qualche puntata natalizia...».
Lei esporta i suoi cartoni anche in Paesi tradizionalmente ostici come Stati Uniti e Giappone. Come ci è riuscito?
«Gli americani, col loro tipico pragmatismo, hanno guardato solo alla qualità delle serie Tv e al loro potenziale di mercato. Ma il Giappone l’abbiamo preso per sfinimento: hanno capitolato solo dopo aver toccato con mano il successo globale della serie. Ma anche la ricchezza e la profondità della storia hanno la loro importanza: in Giappone apprezzano questo approccio narrativo».
Che cosa c’è nel futuro di Winx?
«In pole position c’è un sogno che si avvera, il primo lungometraggio di Winx Club. Per produrlo abbiamo aperto uno studio a Roma, battezzato Rainbow Cgi. Segna il mio debutto alla regia di un film animato, è realizzato con la stessa animazione digitale di kolossal come Shrek o L’Era glaciale, e annovera fra i collaboratori talenti italiani già collaudati all’estero come Mauro Uzzeo, premiato al festival di Annecy per i suoi corti, o Vincenzo Nisco, già direttore lay-out presso Disney Australia. Poi c’è la serie prodotta in tandem con Rai Fiction con la quale contiamo di dare un seguito a Winx Club e Monster Allergy. Si chiama Huntik, è ambientata in tutte le grandi capitali d’Europa, ed è incentrata sulla sfida fra due gruppi di archeologi buoni e cattivi che si contendono reperti magici cari alla tradizione europea. All’ultimo mercato Tv Mipcom è piaciuta molto. Incrociamo le dita...».
Una curiosità: qual è il suo cartoonist preferito?
«Hayao Miyazaki, quello di La città incantata e Il castello errante di Howl. Come si dice dalle mie parti, è bravo un bel po’».