Il Papa ai politici: ci sono valori non negoziabili

«Vanno contrastate l’intransigenza laica e la cultura che vuole relegare la religione nella sfera privata»

Andrea Tornielli

da Roma

La difesa della vita, della famiglia fondata sul matrimonio e del diritto dei genitori a educare i loro figli sono valori «non negoziabili» e la Chiesa, quando interviene per «illuminare le coscienze», non commette alcuna ingerenza ma fa soltanto il suo dovere. Benedetto XVI, ricevendo in udienza cinquecento membri del Partito popolare europeo riuniti in congresso a Roma, ha parlato dei valori irrinunciabili e ha risposto alle accuse rivolte negli ultimi mesi ai vescovi e allo stesso Pontefice. Un discorso significativo, pronunciato dal Papa a dieci giorni dalle elezioni politiche italiane, scadenza che certo non gli è ignota.
Ratzinger ha parlato in inglese ai delegati del Ppe, nell’aula delle Benedizioni e ha detto di apprezzare l’impegno dei Popolari nella difesa dell’«eredità cristiana» che offre importanti «linee guida etiche nella ricerca di un modello sociale» che risponda alle sfide dell’economia globale «assicurando crescita e lavoro, protezione della famiglia, attenzione per i poveri». Il Papa ha quindi spiegato che «valorizzando le sue radici cristiane l’Europa sarà capace di dare una sicura direzione alle scelte dei propri cittadini e popoli». Impegno che può «sconfiggere quella cultura ormai dominante», che «vuole relegare nella sfera del privato e della soggettività la manifestazione delle convinzioni religiose di ciascuno». «Le politiche costruite su questo presupposto - ha continuato - non solo ripudiano il ruolo pubblico del cristianesimo, ma, più in generale, escludono l’impegno delle tradizioni religiose dell’Europa» e finiscono per «mettere a rischio la stessa democrazia, la cui forza dipende dai valori che essa promuove».
«In questo contesto - ha detto ancora il Papa - bisogna riconoscere che una certa intransigenza laica finisce col mostrarsi nemica della tolleranza e di una sana visione laica dello Stato e della società». In questo quadro, Benedetto XVI ha espresso un giudizio positivo sul fatto che i trattati costituzionali europei prevedono «un crescente e strutturato rapporto» con le comunità religiose, «riconoscendo la loro identità e il loro specifico contributo», dicendosi convinto che alla «crescita dei loro rapporti» devono cooperare «tutti i movimenti politici, al di là degli schieramenti».
Il Papa ha quindi toccato il tema dell’ingerenza: «Non bisogna dimenticare che quando le Chiese intervengono nel dibattito pubblico, esprimendo delle riserve o richiamando alcuni princìpi, questo non costituisce una forma di intolleranza o un’interferenza, visto che questi interventi sono fatti solo per illuminare le coscienze e renderle capaci di agire liberamente e responsabilmente, seguendo le vere esigenze della giustizia, anche quando ciò può risultare in conflitto con situazioni di potere e di interesse personale».
Benedetto XVI ha poi spiegato che la Chiesa interviene pubblicamente per «difendere la dignità umana» e che esistono dei princìpi «non negoziabili»: «La difesa della vita, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; il riconoscimento e il sostegno alla famiglia naturale - formata dall’unione tra un uomo e una donna e basata sul matrimonio - che va difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme diverse di unione che in realtà impoveriscono la famiglia stessa e contribuiscono alla sua destabilizzazione oscurandone in particolare il carattere e il ruolo sociale». Infine, il terzo valore «non negoziabile» è rappresentato dalla «difesa del diritto dei genitori a educare i loro figli». Questi princìpi, ha concluso Benedetto XVI, «sono iscritti nella stessa natura umana e dunque sono comuni a tutta l’umanità». L’azione della Chiesa nella loro promozione non ha dunque «un carattere confessionale, ma si indirizza ad ogni persona», indipendentemente dalla fede professata, ed è quanto mai necessaria «nel momento in cui questi valori sono negati o fraintesi, perché questo rappresenta un’offesa contro la verità della persona umana».