Il Papa all'Onu per difendere i diritti umani contro ogni forma di relativismo

Il 18 aprile, Benedetto XVI, in uno dei momenti chiave del suo
viaggio negli Usa, salirà sul podio dell'Assemblea generale
delle Nazioni Unite per chiedere al mondo una politica basata sull'etica, la
morale e la tutela dei più deboli. Gli appelli di Paolo VI e Giovanni Paolo II

Città del Vaticano - Il prossimo 18 aprile, Benedetto XVI, in uno dei momenti chiave del suo viaggio negli Stati Uniti, salirà sul podio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, per chiedere al mondo il rispetto dei diritti umani e una politica internazionale basata sull'etica, la morale e la tutela dei più deboli. Sarà questo, hanno già preannunciato i suoi più stretti collaboratori, il filo conduttore del discorso che papa Ratzinger pronuncerà davanti ad una platea di 3 mila diplomatici e osservatori, in rappresentanza di 192 stati. Un momento solenne, come lo furono gli interventi al Palazzo di Vetro di Paolo VI (nel 1965) e di Giovanni Paolo II (nel 1979 e nel 1995).

Prendendo spunto dalle celebrazioni dell'Onu per il sessantesimo anniversario della 'Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomò, il Papa - ha anticipato il segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone, in interviste di questi giorni - esorterà la Comunità internazionale a radicare tali diritti "sulla giustizia e l'etica" e sull'obbligo "di proteggere le ragioni dei più deboli". Più che un esame delle crisi e delle guerre che feriscono il mondo, dal papa teologo c'é dunque d'aspettarsi una riflessione sul "diritto naturale" dell'uomo, sulla libertà religiosa e sulla sacralità della vita, in tutte le sue fasi.

La Chiesa cattolica, in seno all'Onu e agli altri organismi internazionali, si è sempre battuta contro qualsiasi legittimazione dell'aborto, dell'eutanasia, delle manipolazioni genetiche, come anche della tortura e di ogni forma di schiavismo moderno ed è stata tra i protagonisti della campagna per la moratoria sulla pena di morte. Nel 1994, nella Conferenza delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale, la delegazione vaticana, in sintonia con molti paesi musulmani e cattolici, riuscì ad impedire che l'interruzione di gravidanza venisse riconosciuta come "metodo di pianificazione familiare". Da allora, spiega all'Ansa il cardinal Renato Raffaele Martino, ex nunzio vaticano al Palazzo di Vetro, "ogni occasione è stata buona per cercare di ribaltare quella dichiarazione e legittimare l'aborto. Finora non ci sono riusciti, ma bisogna essere vigili".

Pochi mesi fa, il Vaticano convocò tutte le Ong cattoliche accreditate presso l'Onu, per organizzare una lobby strutturata a difesa di quelli che vengono chiamati "valori irrinunciabili della dignità umana". Su questo fronte, in diverse occasioni, Benedetto XVI non ha risparmiato critiche severe agli organismi internazionali, colpevoli di essere assoggettati ad una logica "relativistica" che privilegia il consenso politico alla verità. Quella della Santa Sede è comunque una dialettica interna ad una istituzione, la cui esistenza "non può essere messa in discussione", osserva ancora il card. Martino.

Solo le Nazioni Unite - hanno ribadito i papi che si sono succeduti negli ultimi decenni - possono esprimere quel multilateralismo così essenziale ad un equilibrio del mondo. All'Onu, il Vaticano, in quanto Stato, è presente sin dall'aprile del 1964, con lo statuto di "osservatore permanente": può partecipare ai lavori dell'Assemblea e delle Commissioni alla pari di tutti gli altri membri, ad eccezione del voto e delle candidature.

Gli appelli di Paolo VI e Giovanni Paolo II Benedetto XVI sarà il terzo papa a salire sul podio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Prima di lui, nel più importante consesso diplomatico mondiale, hanno parlato Paolo VI, il 4 ottobre del 1965, e Giovanni Paolo II, il 2 ottobre del 1979 e il 5 ottobre del 1995. Ecco una scelta di alcune frasi significative pronunciate dai predecessori di papa Ratzinger davanti ai rappresentanti del mondo.

Paolo VI - 4 ottobre 1965 (a Roma è in corso l'ultima sessione del Concilio Vaticano II) "Voi sancite il grande principio che i rapporti tra i popoli devono essere regolati dalla ragione, dalla giustizia, dal diritto, dalla trattativa, non dalla forza, non dalla violenza, non dalla guerra, e nemmeno dalla paura, né dall'inganno". "Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra! Non più la guerra!La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell'intera umanità!" "Procurate di richiamare fra voi chi da voi si fosse staccato, o studiate il modo per chiamare, con onore e con lealtà, al vostro patto di fratellanza chi ancora non lo condivide" (quello del papa è un riferimento alla Cina di Mao Zedong, ancora fuori dall'Onu).

Giovanni Paolo II - 2 ottobre 1979 (nel pieno della Guerra Fredda) "I continui preparativi alla guerra, di cui fa fede la produzione di armi sempre più numerose, più potenti e sofisticate in vari Paesi, testimoniano che si vuole essere pronti alla guerra, ed essere pronti vuol dire essere in grado di provocarla, vuol dire anche correre il rischio che in qualche momento, in qualche parte, in qualche modo, qualcuno possa mettere in moto il terribile meccanismo di distruzione generale".

Giovanni Paolo II - 5 ottobre 1995 (giorno in cui viene annunciato il cessate il fuoco nella guerra in Bosnia Erzegovina) "Nessuno , né uno Stato, né un'altra nazione, né un'organizzazione internazionale, è mai legittimato a ritenere che una singola nazione non sia degna di esistere". "Il mondo purtroppo deve ancora imparare a convivere con la diversità. Come i recenti eventi nei Balcani e nel centro Africa ci hanno dolorosamente ricordato". "La risposta alla paura dell'altro non è la coercizione, né la repressione o l' imposizione di un unico modello sociale al mondo intero".