Papa: "Cattolici decisivi nella costruzione dell'identità italiana"

In un messaggio consegnato a Napolitano dal cardinale Bertone Benedetto XVI sottolinea che "il cristianesimo
ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana"

Città del Vaticano - Qualcuno sarà sorpreso ma le parole di Benedetto XVI sull'Italia, che si appresta a celebrare il 150° anniversario dell'Unità, sono tutt'altro che una novità per la Chiesa. Negli ultimi mesi il segretario di Stato del Vaticano, Tarcisio Bertone, si era espresso in termini molto positivi rispetto agli esiti del Risorgimento italiano, nei confronti del quale la Santa Sede, com'è noto, storicamente aveva sempre espresso più di una riserva. Basti pensare alla Questione romana nata con la "breccia di Porta Pia" (in realtà l'esigenza "politica" di avere Roma come capitale era nata ben prima del 1870). Oggi Papa Ratzinger, senza esitazioni, sottolinea un concetto chiave: "Il cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana".

Il contributo della Chiesa Il Pontefice - scrive in messaggio consegnato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal cardinale Bertone - evidenzia il forte contributo dato dalla Chiesa all'Italia attraverso "l'opera delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali, ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica".

Da Dante a Michelangelo Il Papa cita espressamente Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini. "Sono solo alcuni nomi", spiega, "di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana". Per il pontefice "anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico".

San Francesco e Santa Caterina E così, aggiunge Ratzinger, "San Francesco di Assisi, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano".

Critiche al Risorgimento, ma la Chiesa partecipò "Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse - sottolinea ancora il Papa - il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l'apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario". "La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico", ha sottolineato Benedetto XVI. "Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi... ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall'appartenenza ecclesiale dall'altro".

Nessun conflitto tra il popolo "Ma si deve riconoscere - prosegue il Santo Padre -  che se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di "Questione Romana", suscitando di conseguenza l`aspettativa di una formale Conciliazione, nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. In definitiva - ha scritto ancora il Papa - la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all`unità del Paese".