Il Papa: chi indebolisce il matrimonio tradizionale mette a rischio la pace

Nella Giornata della pace Benedetto XVI sottolinea che la coppia "formata da uomo e donna", è la "principale agenzia di pace". Appello contro la corsa al nucleare

Città del Vaticano - Chi osteggia la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna e l’accoglienza della vita umana rende "fragile" la pace nel mondo, perché "indebolisce quella che di fatto è la principale agenzia di pace". È quanto afferma Benedetto XVI, nel suo messaggio per la "Giornata Mondiale per la Pace 2008", presentato oggi in Vaticano. Il Papa ribadisce che, sul piano internazionale, le leggi giuridiche devono sempre richiamarsi alla "norma morale naturale". "La legge morale comune, al di là delle differenze culturali, permette agli esseri umani di capirsi tra loro circa gli aspetti più importanti del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto" osserva. "Tutto ciò che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, ciò che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilità all’accoglienza responsabile di una nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace".

"La fame di energia non può umiliare i paesi poveri" Un ambito nel quale sarebbe "necessario" intensificare il dialogo tra le Nazioni è, secondo il Papa, quello della "gestione delle risorse energetiche del pianeta". "I Paesi emergenti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame viene saziata ai danni dei Paesi poveri i quali, per l’insufficienza delle loro infrastrutture, anche tecnologiche, sono costretti a svendere le risorse energetiche in loro possesso", scrive il Papa. "A volte, la loro stessa libertà politica viene messa in discussione con forme di protettorato o comunque di condizionamento, che appaiono chiaramente umilianti".

"Fermare la corsa alle armi nucleari" "Il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori dell’arma nucleare suscita motivate apprensioni in ogni persona responsabile". "Con rammarico l’aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti: persino Nazioni in via di sviluppo - denuncia il testo - destinano una quota importante del loro magro prodotto interno all’acquisto di armi". Secondo il pontefice, "in questo funesto commercio le responsabilità sono molte: vi sono i Paesi del mondo industrialmente sviluppato che traggono lauti guadagni dalla vendita di armi e vi sono le oligarchie dominanti in tanti Paesi poveri che vogliono rafforzare la loro situazione mediante l’acquisto di armi sempre più sofisticate".