Il Papa: "La chiesa primitiva è un modello per la società"

Benedetto XVI ricorda l'insegnamento di San Giovanni Crisostomo, uno dei grandi padri della dottrina sociale: "La vecchia
idea della polis greca va sostituita da una città ispirata alla vita cristiana dove fratelli e sorelli hanno uguali diritti"

Città del Vaticano - La Chiesa primitiva dove ci si divideva tutto fra tutti rappresenta un modello per la società. Lo ha affermato Benedetto XVI ricordando l’insegnamento di San Giovanni Crisostomo che, ha spiegato, può essere considerato "uno dei grandi padre della dottrina sociale". Con le riflessioni proposte all’udienza generale di oggi, Papa Ratzinger completa in un certo senso l’analisi di domenica scorsa, quando ha ricordato le responsabilità del capitalismo riguardo alle ingiustizie e alla devastazione ambientale.

"Indicando il modello della Chiesa primitiva come modello per la società, Crisostomo sviluppa - ha spiegato il Papa teologo - una utopia sociale, l’idea di una città ideale. Ha capito che non è sufficiente dare elemosine, ma è necessario creare una nuova struttura della nostra società e città, un modello basato sul nuovo testamento che descrive la chiesa crescente". "Si tratta - ha spiegato il Papa teologo - di dare anima e volto cristiano alla città. La vecchia idea della polis greca va sostituita da una città ispirata alla vita cristiana, il suo progetto corregge la tradizionale visione greca della città in cui larghi strati della popolazione sono esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana sono tutti fratelli e sorelle con diritti uguali. Dice: la nostra polis è un’altra, la nostra patria è nei cieli e ciò ci fa tutti uguali, fratelli e sorelle e ci obbliga alla solidarietà piena nei confronti dell’umanità".

"Nella creazione una scala per salire a Dio" Nella "bellezza della creazione" si può vedere il volto di Dio, e quindi "la creazione diventa quasi una scala per salire a Dio, per conoscere Dio". Il Papa cita Crisostomo indicando che "tramite la trasparenza di Dio nella creazione possiamo percepire, quasi vedere Dio, salire a Dio". A ciò si aggiunge un secondo passo: "Questo Dio creatore è anche un Dio della condiscendenza". "Noi siamo deboli - ha spiegato il pontefice agli oltre ventimila fedeli presenti -, nel salire i nostri occhi sono deboli, e così Dio, dice Crisostomo, invia all’uomo caduto e straniero una lettera, la sacra scrittura, in modo che creazione e scrittura si completano. Nella luce della scrittura, della lettera che Dio ci ha dato possiamo decifrare la creazione e la creazione ci mostra la realtà della Sacra Scrittura". "Dio è chiamato da Crisostomo padre tenero, medico delle anime, madre e amico affettuoso - ha ricordato ancora il Papa parlando in parte 'a braccio' -, ma a questo secondo passo - prima la creazione come scala verso dio, la condiscendenza di Dio tramite una lettera che ci ha dato con la sacra scrittura - si aggiunge un terzo passo: Dio non solo ci trasmette una lettera, alla fine scende lui stesso, viene da noi, si incarna e scende fino alla morte nella croce, diventa realmente Dio con noi, il nostro fratello".