Il Papa denuncia eutanasia e aborto «Scempio della vita contro la pace»

Nuovo altolà di Benedetto XVI a «una concezione relativistica della persona» e alla ricerca scientifica sugli embrioni

Andrea Tornielli

da Roma

Benedetto XVI torna a parlare del diritto alla vita e nel messaggio per la Giornata mondiale della pace 2007, presentato ieri mattina in Vaticano, denuncia «lo scempio» perpetrato contro di essa nel mondo, citando, accanto alle guerre, gli aborti e l’eutanasia. Parole, quelle di Ratzinger, destinate a entrare nel dibattito suscitato in Italia dal caso Welby.
«Per quanto concerne il diritto alla vita - ha scritto il Pontefice nel messaggio - è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall’eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?». «L’aborto e la sperimentazione sugli embrioni - continua Benedetto XVI - costituiscono la diretta negazione dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace».
Nel messaggio, Papa Ratzinger non si sofferma ulteriormente sullo specifico del problema dell’eutanasia, ma inquadra questo come altri argomenti in quella che definisce «la trascendente grammatica» della morale naturale, vale a dire «l’insieme di regole dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà». Una «logica morale che illumina l’esistenza umana» e che «è iscritta - spiega il Pontefice - nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio». A questo proposito, Benedetto XVI riprende l’omelia della Messa celebrata nella spianata dell’Islinger Feld di Regensburg, lo scorso settembre, per ricordare che «noi crediamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità». La pace è quindi, aggiunge il Papa, «anche un compito che impegna ciascuno a una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell’uomo dal divino suo Creatore».
È in questa prospettiva che vanno dunque letti gli appelli in difesa della vita umana dal suo sorgere fino al suo naturale compimento. Una vita della quale, ripete Ratzinger, l’uomo non è il padrone. «Il diritto alla vita non è in potere dell’uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell’uomo in quanto tale».
«Le norme del diritto naturale - insiste Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della pace - non vanno considerate come direttive che si impongono dall’esterno, quasi coartando la libertà dell’uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l’universale progetto divino iscritto nella natura dell’essere umano».
«Una pace vera e stabile - continua Benedetto XVI - presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno anch’essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti», che vengono «proposti come assoluti», ma il fondamento su cui poggiano «è solo relativo». Non c’è dunque da meravigliarsi se «di fronte alle esigenze “scomode” poste dall’uno o dall’altro diritto» può «insorgere qualcuno a contestarlo o a deciderne l’accantonamento». Solo se «radicati in oggettive istanze della natura donata all’uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di smentita».