Il Papa a Napolitano: la Chiesa non fa passi indietro

La linea del Pontefice: «Per natura il Vaticano non è né intende essere un agente politico», ma ha un interesse «profondo per il bene della comunità»

nostro inviato a Roma
La Chiesa rivendica la propria libertà, che «non pregiudica gli interessi dello Stato» e non mira «a una supremazia autoritaria», ma è condizione per il suo servizio all’uomo. Quando i cristiani si impegnano per «fronteggiare le sfide attuali», non agiscono «per un loro interesse peculiare» ma per il bene di tutta la società. È il messaggio che Benedetto XVI ha voluto affidare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevuto ieri mattina in Vaticano in visita ufficiale di Stato. Accompagnato dalla moglie Clio e da un seguito di 24 persone (gli uomini tutti rigorosamente in frac nero, tre delle cinque donne con il velo scuro sul capo), Napolitano è stato accolto dal Papa prima all’ingresso della biblioteca: entrambi si sono concessi ai fotografi - «è come un temporale!», ha detto Ratzinger, bersagliato dai flash - quindi è iniziato il colloquio privato, durato 23 minuti. Al termine, Benedetto XVI e il suo ospite sono stati raggiunti dal seguito del presidente, del quale faceva parte il ministro degli Esteri D’Alema accompagnato dalla moglie Linda Giuva: salutandoli, il pontefice ha ricordato di aver già incontrato entrambi.
Nel suo discorso, non formale, così come non formale è stata la risposta di Napolitano, Benedetto XVI ha parlato del rapporto speciale che lega la Santa sede all’Italia e della collaborazione che è in atto tra Stato e Chiesa. Ha quindi ricordato l’importanza della dimensione pubblica della religione, ricordata anche da Napolitano nel suo discorso di insediamento.
«La libertà che la Chiesa e i cristiani rivendicano - ha continuato il Papa - non pregiudica gli interessi dello Stato o di altri gruppi sociali e non mira a una supremazia autoritaria su di essi, ma è piuttosto la condizione affinché si possa espletare quel prezioso servizio che la Chiesa offre all’Italia e in ogni Paese in cui è presente». Un servizio che consiste nel «dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente» anche «nei riguardi dell’ambito civile e politico». Infatti, ha precisato Ratzinger, «se è vero che per la sua natura la Chiesa non è né intende essere un agente politico», essa ha un interesse «profondo per il bene della comunità politica». Un modo per rispondere all’accusa di ingerenza rivolta spesso alla Chiesa per i suoi appelli e pronunciamenti.
Questo apporto specifico, ha continuato Benedetto XVI, «viene dato principalmente dai fedeli laici», che agiscono nel gioco democratico, partecipando alla vita pubblica «alla pari di tutti i cittadini» e impegnandosi a fronteggiare le sfide attuali «rappresentate dalle guerre e dal terrorismo, dalla fame e dalla sete, dall’estrema povertà di tanti esseri umani, da alcune terribili epidemie, ma anche dalla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, e dalla promozione della famiglia, fondata sul matrimonio e prima responsabile dell’educazione, non agiscono per un loro interesse peculiare» o in nome di principi solo confessionali. «Lo fanno invece, nel contesto e secondo le regole della convivenza democratica, per il bene di tutta la società e in nome di valori che ogni persona di retto sentire può condividere». Valori, ha ricordato Ratzinger, che sono anche «proclamati dalla Costituzione italiana».
Al termine dei discorsi, Napolitano ha donato al Papa un bassorilievo d’argento con Cupolone e due colombe della pace, mentre Benedetto XVI, oltre alla medaglia del pontificato, ha regalato un mosaico raffigurante una natura morta. Al presidente, in mattinata, era stata recapitata l’onorificenza dell’«Ordine Piano», concessa ai capi di Stato, che Napolitano indossava durante la visita. Dopo aver incontrato il Papa, il presidente ha salutato il corpo diplomatico accreditato in Vaticano, che gli è stato presentato dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il quale nel suo discorso ha ricordato come anche i non cristiani guardino al Papa come «al portavoce delle supreme istanze morali».
Nei colloqui della mattinata, informa la sala stampa vaticana, sono stati presi in considerazione «diversi aspetti della vita internazionale», in particolare la «delicata situazione in Medio Oriente, le prospettive del processo di integrazione europea e i gravi problemi del Continente africano».