Il Papa: le nazioni cristiane perdono la loro identità

Con una messa solenne nella basilica di San Paolo fuori le mura
Benedetto XVI il sinodo dei vescovi che, dedicato alla "Parola di Dio,
nella vita e nella missione della Chiesa", riunirà in Vaticano da
domani al 26 ottobre, 253 padri sinodali dai cinque continenti:
51 dall'Africa, 62 dall'America, 41 dall'Asia, 90 dall'Europa e 9
dall'Oceania

Roma - "Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna". E' questo il richiamo forte, la preoccupazione del Papa nell'omelia della messa inaUgurale del sinodo, rilevando come in passato "comunità cristiane inizialmente fiorenti sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia".

"Quando gli uomini - si e' chiesto il Papa - si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una societa' dove regnino la liberta', la giustizia e la pace? Non avviene piuttosto, come la cronaca quotidiana dimostra ampiamente, che si estendano l'arbitrio del potere, gli interessi egoistici, l'ingiustizia e lo sfruttamento, la violenza in ogni sua espressione? Il punto d'arrivo, alla fine, - ha commentato - e' che l'uomo si ritrova piu' solo e la societa' piu' divisa e confusa". "Vi e' chi, - ha osservato Benedetto XVI - avendo deciso che 'Dio e' morto', dichiara 'dio' se stesso, ritenendosi l'unico artefice del proprio destino, il proprietario assoluto del mondo. Sbarazzandosi di Dio e non attendendo da Lui la salvezza, l'uomo crede di poter fare cio' che gli piace e di potersi porre come sola misura di se stesso e del proprio agire. Ma quando l'uomo elimina Dio dal proprio orizzonte e' veramente piu' felice? Diventa veramente piu' libero?".

Il Sinodo Con una messa solenne nella basilica di San Paolo fuori le mura Benedetto XVI il sinodo dei vescovi che, dedicato alla "Parola di Dio, nella vita e nella missione della Chiesa", riunirà in Vaticano da domani e fino al 26 ottobre, 253 padri sinodali dai cinque continenti: 51 dall'Africa, 62 dall'America, 41 dall'Asia, 90 dall'Europa e 9 dall'Oceania. Tra le novità del sinodo gli interventi del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, e - prima assoluta di un non cristiano - il rabbino capo di Haifa, Shear Yashyv Cohen, che parlerà di come il popolo ebraico interpreta le Sacre scritture. Non ci sarà, invece, nessun rappresentante della Cina continentale, poiché la Repubblica popolare non ha permesso a nessuno vescovo di partecipare all'assise in Vaticano. Per la prima volta inoltre il segretario speciale del sinodo è un africano, Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa.

Dibattito libero Entra poi in vigore il nuovo regolamento sinodale, che istituzionalizza il dibattito libero alla fine di ogni assemblea, una novità della scorsa assemblea. Per la prima volta nella storia delle assemblee sinodali, papa Ratzinger, ha voluto celebrare la messa (multilingue: in inglese, italiano, spagnolo, mentre le preghiere dei fedeli sono state pronunciate in portoghese, tedesco, francese, filippino e swahili) in quella che per grandezza è considerata la seconda basilica romana, di grande importanza ecumenica per tutte le chiese cristiane.
Il Papa ha voluto spiegare l'importanza del sinodo durante l'Angelus, davanti a migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro. Ha sottolineato che i vescovi lo aiutano fornendogli "informazioni dirette e esatte circa la situazione e i problemi della Chiesa", che insieme individuano strade "sulla dottrina e l'azione pastorale" e affrontano "tematiche di grande importanza e attualità". La Chiesa, ha sottolineato, ha una struttura sinodale, e l'etimologia del sinodo suggerisce "l'idea del 'fare strada insieme'".