Il Papa: «Lo spirito del Natale inquinato dal consumismo»

Benedetto XVI critica durante l’Angelus la deriva commerciale della Natività. E invita a riscoprire la tradizione popolare del presepe

Andrea Tornielli

da Roma

Il Natale subisce in questi giorni un «inquinamento commerciale» che rischia di alterare il suo vero spirito. È questo l’avvertimento che ha lanciato ieri Benedetto XVI prima dell’Angelus, che si è concluso con la tradizionale benedizione dei bambinelli dei presepi. Nel suo discorso Papa Ratzinger ha sottolineato l’importanza della tradizione del presepio definendolo un modo «semplice ma efficace» di presentare la fede ai propri figli.
«Nell’odierna società dei consumi – ha detto il Pontefice – questo periodo subisce purtroppo una sorta di “inquinamento” commerciale, che rischia di alterarne l’autentico spirito, caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima». È indubbio infatti che negli ultimi decenni il Natale, pur essendo una delle più importanti feste cristiane, è divenuta una ricorrenza internazionale attorno alla quale girano giganteschi interessi economici. Con le sue parole il Papa invita a riscoprirne il suo vero significato.
Benedetto XVI ha quindi definito «provvidenziale» il fatto che vi sia una sorta di «porta d’ingresso al Natale», rappresentata dalla festa dell’Immacolata, dato che la madre di Gesù «meglio di chiunque altro può guidarci a conoscere, amare, adorare il figlio di Dio fatto uomo». «Lasciamo dunque che sia lei ad accompagnarci – ha aggiunto Ratzinger – siano i suoi sentimenti ad animarci, perché ci predisponiamo con sincerità di cuore e apertura di spirito a riconoscere nel bambino di Betlemme il figlio di Dio venuto sulla terra per la nostra redenzione».
Il Papa ha infine parlato del presepe: «In tante famiglie, seguendo una bella e consolidata tradizione, subito dopo la festa dell’Immacolata si inizia ad allestire il presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù». «Costruire il presepe in casa – ha aggiunto – può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme». Ratzinger ha ricordato che fu san Francesco d’Assisi, affascinato dal mistero dell’Incarnazione a volerlo riproporre a Greccio nel presepe vivente, «divenendo in tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione». «Il presepe – ha spiegato Benedetto XVI – può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale “da ricco che era, si è fatto povero” per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: “Questo per voi è il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”». «Questo rimane il segno – ha concluso il Pontefice – anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale».
Al termine il Papa, continuando una tradizione iniziata da Giovanni Paolo II, ha benedetto le statuine dei bambinelli che i ragazzi romani collocheranno nei loro presepi: «Con questo gesto vorrei invocare l’aiuto del Signore perché tutte le famiglie cristiane si preparino a celebrare con fede le prossime feste natalizie».