Il Papa a Venezia: «Città d’acqua, ma non liquida»

«Amata Chiesa che sei in Venezia, vai oltre! Aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane»: il Papa lascia la laguna con un appello alla città ad aprirsi alla speranza, a «puntare verso l’alto» e «andare controcorrente», a «rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno», a scegliere di essere non città «liquida» ma «città della vita e della bellezza», a non temere il Vangelo. Venezia è addobbata a festa: gondole e motoscafi tirati a lucido, rematori nelle divise storiche, coloratissimi i cortei di barche che scortano il Papa. Nella grande Messa da 250mila fedeli a S. Giuliano (Mestre) trovano spazio i temi sociali, come l’immigrazione, con l’invito a «superare quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace». Il pomeriggio è tra San Marco e la Salute. È il giorno della «dogaressa», la storica gondola su cui il Papa compie il tragitto tra le due Basiliche. Al remo i gondolieri più esperti della laguna, tra cui due fratelli figli d’arte, il cui padre remò per Giovanni Paolo II nel 1985. Di qua e di là dal Canal Grande risuona l’invito: «Siate santi», una santità dell’ordinario, per costruire una società degna dell’uomo, una «civiltà dell’amore», «una vita vissuta intensamente nelle strade del nostro mondo nella consapevolezza della meta da raggiungere». E un invito a non cedere sotto i colpi di una cultura che «finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico». L’ultimo appuntamento è con il mondo della cultura e le autorità civili e delle altre religioni. È il momento più significativo, in cui Benedetto XVI indica la vocazione di Venezia. «Città d’acqua» ma non «liquida» dice, con riferimento alla celebre espressione «società liquida» coniata dal sociologo Bauman. Il Papa chiama Venezia a essere «città della vita e della bellezza». Si tratta di «scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza». La seconda radice da riscoprire è la «Salute».
La Basilica omonima sorge come ex voto per la liberazione dalla peste. Ma Gesù guarisce tutto l’uomo, fino al peccato: è nella relazione con Lui che si trova la «piena salute dell’uomo». Venezia deve tornare a essere la «Serenissima». Non città dei dogi, ma città della speranza, non di un ottimismo utopico, ma della «fede cristiana, che anima la speranza». È per la via del Vangelo, che il successore di Pietro è venuto a riconsegnare ai figli di San Marco, che si giunge a questa città «serenissima».