Papa Wojtyla "santo subito" Dai teologi arriva il via libera

Processo di beatificazione: ieri la seconda riunione degli esperti in Vaticano. La causa procede ma restano le critiche: ci sono pochi documenti

Roma - La causa di beatificazione di Giovanni Paolo II fa un altro passo avanti: ieri mattina in Vaticano si è tenuta la seconda riunione dei consultori teologi incaricati di studiare la «Positio», i documenti e le testimonianze raccolte sul Pontefice scomparso nel 2005: l’esito è stato positivo, anche se due degli otto esperti hanno mantenuto le loro riserve e dunque l’approvazione è avvenuta a maggioranza. Ora tutti gli incartamenti saranno passati ai cardinali e vescovi membri della Congregazione delle cause dei santi, che dopo l’estate si riuniranno per esprimersi sulle «virtù eroiche» di Papa Wojtyla.

Quello che si è concluso in queste settimane non è stato un iter facile. Come Il Giornale aveva già scritto, la prima riunione dei teologi, tenutasi il 13 maggio, si era conclusa in modo interlocutorio e due teologi avevano dato un parere sospensivo. Nessuno di loro ha dubbi sulla santità personale di Wojtyla, le critiche sono state rivolte alla «Positio» e hanno riguardato, per lo più, la carenza di alcuni documenti e le contraddizioni di alcune testimonianze (ad esempio riguardo al famoso bacio che Giovanni Paolo II diede al Corano, attestato da una fotografia ripetutamente pubblicata, circostanza che invece il segretario del Papa, oggi cardinale, Stanislaw Dziwisz, ha smentito). Non è stata dunque mai in questione la santità di Wojtyla, ma la correttezza e la completezza di un processo iniziato derogando - per volere di Benedetto XVI - all’attesa dei cinque anni previsti dalla morte del candidato agli altari. Un processo che, nonostante il «pressing» insistente di influenti ambienti polacchi desiderosi di vedere Wojtyla beato, anzi «santo subito», deve essere svolto secondo le consolidate procedure.

Così alla riunione del 13 maggio è seguita quella di ieri. La Postulazione della causa ha risposto per iscritto alle obiezioni sollevate, citando ad esempio il recente libro di Gianluigi Nuzzi Vaticano Spa dedicato a certi traffici poco trasparenti dello Ior come esempio del fatto che Giovanni Paolo II, non appena informato di ciò che accadeva, agì allontanando il prelato coinvolto.

L’obiezione di fondo, però, non ha riguardato singoli dettagli o singole testimonianze, quanto piuttosto una certa carenza - a detta di coloro che hanno espresso un parere critico sul lavoro - di apparato probatorio. Non sono stati consultati i documenti degli archivi vaticani e, a quanto sembra, lo stesso cardinale Dziwisz, esecutore testamentario di Papa Wojtyla, non avrebbe messo a disposizione tutte le carte in suo possesso. È evidente che se si attendesse di inquadrare storicamente la biografia di Giovanni Paolo II consultando la documentazione disponibile o ancora secretata, come è stato fatto o si sta facendo per gli altri Papi candidati agli altari, la causa subirebbe un considerevole rallentamento e non si potrebbe arrivare alla beatificazione nel 2010.

Le osservazioni dei teologi, anche quelle critiche, sono state verbalizzate. Ora la parola passa ai cardinali e vescovi del «congresso», come viene chiamata la riunione dei membri del dicastero che «fabbrica» i santi. Ognuno di loro riceverà la «Positio» e anche i «voti» argomentati dei teologi, per poterli studiare. Prima della fine dell’anno dovrebbe essere messa in calendario la riunione che pronunciandosi sul servo di Dio Karol Wojtyla permetterà al Papa - se lo vorrà - di ratificare la decisione collegiale promulgando il decreto sulle «virtù eroiche». In quel momento, di fatto, il processo sarà concluso e dopo l’attestazione di un miracolo a lui attribuito sarà possibile la beatificazione di Giovanni Paolo II.