Pappagalli e canarini non entrano nella Ue

E l’Agenzia alimentare avverte: «Non mangiate uova crude»

Enza Cusmai

da Milano

«Non mangiate uova crude». È l’appello che oggi l’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare lancerà ai consumatori per impedire la diffusione dell’influenza aviaria. «Non abbiamo alcuna prova che il virus possa trasmettersi attraverso il cibo, ma non possiamo neanche escluderlo» ha detto il vicedirettore dell’Efsa Herman Koeter. Secondo l’authority la cottura accurata del pollame e la rinuncia alle uova crude sono misure sufficienti per evitare problemi.
Ed arriva un altro provvedimento di prevenzione: pappagalli, cocorite e altri uccelli selvatici vivi in gabbia provenienti dai Paesi terzi non entreranno nella Ue almeno fino al 30 novembre prossimo. Lo ha deciso il comitato permanente della catena alimentare e la sanità animale dei Venticinque dell'Unione europea dopo la scoperta di un volatile affetto da virus influenzale di alta patogenicità tenuto in quarantena in Gran Bretagna. Il divieto però non include uccelli trasportati da proprietari che saranno ammessi solo dopo la quarantena. La misura è condivisa anche dagli esperti. «Molte specie di uccelli selvatici provengono dalle regioni asiatiche, quelle più a rischio, e possono infettare altri uccelli brasiliani, africani, tenuti in gabbie comuni per dieci o venti giorni» spiega Mauro Delogu, ricercatore all’università di Bologna. L’esperto studia da anni il comportamento dei virus influenzali aviari in uccelli migratori e in anatre sentinella nell’oasi di Orbetello, gestita dal Wwf. Una zona dove il monitoraggio sugli uccelli è assidua e costante. «È probabile che in Italia il virus sia già arrivato ma è indebolito, non pericoloso per l’uomo e neppure per alcuni animali selvatici - aggiunge l’esperto. La situazione è assolutamente gestibile. Basta con questi allarmismi ingiustificati. Ha fatto più danni al mercato avicolo italiano la psicosi dell’aviaria che la malattia stessa in tutto il continente».
Delogu lancia un messaggio tranquillizzante mentre anche in Italia aumentano le segnalazioni di pollame abbandonato vivo o morto per semplice paura. Ad Ascoli Piceno ieri sono intervenuti vigili del fuoco e polizia per raccogliere delle carcasse da un cassonetto. Ma il virus in Italia deve ancora arrivare.
Sulla virulenza del morbo Delogu spiega che, quello arrivato in Europa, «non è virus altamente patogeno per tutte le specie. Non ci sono stati grandi mortalità. E da noi potrebbe non uccidere neppure le anatre». Mentre in Asia si continua a morire (ieri in Indonesia un’altra vittima) nel vecchio continente la forza del virus si è attenuata pure tra gli animali. «Nessun caso di migratore ammalato è stato riscontrato fino ad ora, ma anche se fosse segnalato, la possibilità di contagio dall’animale selvatico all’uomo non è dimostrata». E allora, i cigni croati, le anatre selvatiche che dovrebbero trasportare il temibile virus? «Macché, taglia corto Delogu, l’H5N1 nelle varianti più patogene è rimasto confinato in Asia, gli uccelli migratori che sono arrivati in Europa hanno trasportato dei virus molto più deboli. E non sono neppure in grado di uccidere le anatre, che sono notoriamente uccelli serbatoi di virus». In pratica, secondo Delogu, «il virus sta già dimostrando un riadattamento per rientrare in natura, dove esiste e sopravvive normalmente negli animali selvatici mantenendo un livello molto basso di patogenicità e pericolosità».