Paradossi E poi dicono che il premier è un uomo solo

di Renato Farina

Sostiene la Televisione con voce unanime, ripetono i Quotidiani, echeggia la Radio: Berlusconi è isolato dal mondo e dalla gente, gli italiani vogliono sia processato. Berlusconi parla come un mafioso, firma qui, hanno già firmato i migliori, tocca a te. Non è così, non è vero. Il fatto è però che questo martello battuto sulle coscienze, sugli occhi, con ossessione finisce per generare una debolezza non nel popolo, che regge bene il colpo dei truffatori, ma su tanta classe dirigente che sta intorno a Berlusconi, si traduce in una sindrome da assedio, che porta a credere di essere una minoranza senza forza e senza ragione, li fa malleabili a patti, a governi a mezzo, a un si salvi chi può perché arrivano i Tartari.
Beh, cominciamo con semplicità a dire. Non è così. Non è vero. Siamo la maggioranza a essere con Berlusconi, a riconoscerlo come leader. La realtà di questo nostro popolo, le loro imprese, le famiglie, con tutti problemi che hanno, però ci credono al Berlusca. I pentiti e i pm mentono. Molto semplice. Ma perché è così difficile dire che il verde è verde e il blu blu?
Oggi sta accadendo che la rappresentazione della realtà politica proposta dalle televisioni e dai giornali sia plastica e silicone, pura immagine senza nesso con la sostanza delle cose. Una truffa mediatica. Se fosse solo un problema di correttezza dei singoli giornali e canali tv, basterebbe dire: spegnete la tivù, la radio, di giornale fatene a meno (tranne il Giornale, ovvio). Ormai però la comunicazione è più della comunicazione. Ha preso il posto dell’universo. Non è il quarto (stampa) e quinto (Tv) potere. Oggi è perlomeno anche il terzo (magistratura), buona parte del primo (Parlamento), e tenta di abbattere il secondo, che trae origine di fatto direttamente dal voto, con un vigore formidabile. Ma è anche di più di questi cinque. Questo Potere non si sa bene che cosa sia, ma lo si può riconoscere, e tra un attimo se ne fornirà un esempio. Esso ha la facoltà di cambiare il colore degli alberi e tingere a piacimento le vicende italiane convinto di riuscire a mordere la nuca della nostra coscienza, di nascosto, senza farci male. Non c’entra più il Palazzo di Pasolini. Credo sia piuttosto il Poterazzo di plastica di cui scriveva Giovanni Testori.
Il fatto è che questa falsificazione è parte di un golpe. Serve ad ammazzare quella piccolissima cosa che è la democrazia, assassinando la buona fede, ingannando gli occhi anche degli onesti. Viene messa una sagoma sopra la realtà, si indica Berlusconi (un Berlusconi finto, con le accuse finte, i pentiti finti, i pm veri, i nemici verissimi) e si dice: guarda-che-roba-che-dittatore. Ma quella roba e quella dittatura non esistono, è un carnevale triste, dove si maschera la sostanza delle cose. Rimedi? Rendersene conto, usare il passaparola è già qualcosa. L’autocoscienza, la manifestazione dell’identità, la scoperta delle parole semplici e dirette può sconvolgere gli abracadabra di questi alchimisti da magia babilonese.
Diciamolo. Non è così. Non è vero. Da ogni dove rimbalza la convocazione del No Berlusconi day. I sostenitori pacifici del voto popolare sono trattati come macchiette, minoranze risibili. Hanno ribaltato l’evidenza. Questo golpe dell’immagine ahimè è riuscito. Quello della realtà non ancora. Muoviamoci. Spezziamo quell’incantesimo per cui dire una vera oggi è diventato impossibile, e tu stesso mentre la sostieni appari ai tuoi occhi come un marziano. Viene in mente Sandro Bondi, il ministro della Cultura, a Ballarò. Ed ecco l’esempio.
Bondi ha spiegato con parole trasparenti quale sia la posizione di Berlusconi, il suo essere stato esposto ad attacchi continui, insistiti, senza tregua e senza rispetto del suo ruolo istituzionale. La gente è con lui. Non è questioni di numeri e basta. Ma di persone che stanno dietro i numeri. Persone che gli hanno affidato la conduzione della loro convivenza civile. E desiderano continui anche ora. Non un anno fa. Non tre mesi fa. Ma adesso. Non c’è esperto di flussi d’opinione il quale osi dire che il nostro governo sia ritenuto dagli italiani fuori onda, per usare una frase di moda. Sarà criticabile, come ogni cosa umana, ma funziona.
Bondi si è trovato mano a mano isolato. Il conduttore Floris, l’economista Vaciago, il filosofo Bodei, persino il politologo americano Luttwak hanno rappresentato un mondo dove Berlusconi e quelli che sono con lui sono uno zero, un’inezia, piccoli gruppuscoli a sostegno di un tirannello. Il quale ha contro l’universo mediatico, culturale, economico, la stampa mondiale, gli statisti dell’universo, i politici di sinistra e di centro. Ma anche le istituzioni rappresentate da Fini, e persino una buona parte del suo partito, rappresentato sempre da Fini con il bravo Baldassarri del Pdl costretto per ragioni di parrocchietta ad assentire al suo mentore che fu di An.
Mano a mano si procedeva, Bondi era convinto di essere come quel tale descritto da Italo Calvino che in un mondo di ladri si stupisce di quanto inutile sia l’onestà e striscia lungo le pareti.
Il giorno prima all’Infedele di Gad Lerner, idem, stessa rappresentazione. Qualche politico e giornalista isolato sta con il Berlusca e le sue ragioni, le espone bene, ma è assediato da una specie di migrazione apocalittica di ogni animale della foresta, come in certi documentari di Walt Disney sul Serengeti, lo gnu e il ghepardo, l’ippopotamo e il fenicottero. E poi certo le iene, molte iene. E Santoro, la Dandini, Fazio, Travaglio, Bignardi. Anche sui giornali quotidiani accade questo fenomeno. Pentiti, pm, inchieste, scrittori, comici, Nobel, saltimbanchi, finanzieri, Confindustria, sindacati, statali in corteo, studenti del (fuori) onda, trans. Talebani, terroristi in arrivo da Guantanamo che però dovevano arrivare in silenzio, tutti sono statuine di un assedio, dove il mondo appare una gigantesca macchina della Verità sputtanatrice di Berlusconi. Ed invece è una truffa.
Beh, diciamolo. La verità rende liberi. Oggi di più.