Parco delle Cinque Terre, così è nato un miracolo

(...) quasi una versione di Gardaland o di Mirabilandia che, anzichè essere un non-luogo è al centro di un vero paradiso naturale - per aiutare i viticoltori a raccogliere l’uva sulle colline. Di quando quelle terrazze che il mondo ci invidia e che sono parte integrante del diploma di patrimonio dell’Unesco, erano invece solo l’ennesima fatica improba per chi viveva dei prodotti della terra.
Erano i tempi in cui anche il paradiso assomigliava moltissimo all’inferno. Paradiso naturale, ambientale, ecologico e inferno di fatica, di sudore, di stenti per arrivare a fine mese. Se la vita dei contadini non è mai stata facilissima, la vita dei contadini delle Cinque Terre a quei tempi, era durissima. E anche il fatto che quella durezza fosse racchiusa in uno scrigno di bellezza non toglieva nulla alla durezza.
Se non si parte da questo ricordo, se non ci si muove da questa consapevolezza, se non si esce dall’immagine da cartolina delle Cinque Terre, non si capisce il lavoro di Franco Bonanini. Soprattutto, non si capisce la logica che lo muove e lo spinge ad impegnarsi a tempo pieno - ventiquattr’ore al giorno verrebbe da dire, persino quando dorme, verrebbe da sospettare - per il suo territorio.
I Parchi - regionali o a volte anche nazionali - sono spesso istituzioni più inutili delle Province, meno operativi delle Comunità Montane: utilissimi per creare posti nei consigli di amministrazione e fogli di carta intestata, meno per essere realmente volano di sviluppo per i territori.
Bonanini sembra fatto apposta per smentire questa storia. E per capire perchè sia così diverso, lui e il Parco, dagli altri presidenti e dagli altri parchi, occorre proprio ripartire dall’inizio: dal sudore sulla fronte dei suoi genitori, dalla voglia di cambiare la vita dei giovani e di fare un omaggio agli anziani: «Noi andiamo avanti per loro e per i loro genitori e per i loro nonni e per le generazioni precedenti che non meritano che tutto vada in mare».
E forse sta tutto qui. Sta tutto nell’amore per i propri cari, per i propri ricordi e per il proprio territorio, il successo del modello di sviluppo delle Cinque Terre: quando si fa qualcosa con passione, alla fine i risultati si vedono. Magari si fa più fatica, magari si suda di più, magari si soffre e si somatizza ogni ostacolo. Ma i risultati si vedono. Col cuore, tutto è più bello, più significativo, più dolce, più emozionante. Col cuore.
Ecco, io penso che tutto quello che ha fatto Franco Bonanini e il cuore di Franco Bonanini e dei suoi collaboratori - da Luca Natale a Graziano Tarabugi, fino a tutti i dipendenti del Parco - si veda. In tutto, persino nei particolari, persino nei portarifiuti in plastica riciclata nati da 800 buste di plastica o da 200 bottigliette recuperate.
Ci sono parole, espressioni, luoghi comuni, che sembrano fatti apposta per un mondo fighetto che vive solo di radicalchicchismo, mangia il pesce solo se è slow, beve acqua solo se è griffata e mangia caramelle purchè siano solo quelle al pesto marchiato di Prà. E una di queste parole a cui sono un po’ allergico è «sviluppo sostenibile». Non perchè non condivida il concetto, tutt’altro. Quello che non condivido è il come un concetto assolutamente condivisibile e per realizzare il quale sarei pronto a buttarmi nel fuoco, sia brandito come un’arma impropria da gente che indossa pochette ideologiche che di sostenibile non hanno nulla.
Ma, proprio perchè sono scettico di fronte a quella che mi sembra la natura costruita in serra, una splendida opera di laboratorio con il marchio ecosostenibile, mi inchino e mi levo il cappello di fronte a quello che vedo alle Cinque Terre. Di fronte a un mondo che è fatto sì di straordinaria capacità di marketing di se stesso, ma che contemporaneamente è meravigliosamente vero ed emozionante. Che, da dovunque lo vedi, dal mare, dall’alto, dalla terra, ti riempie gli occhi e il cuore. E la Via dell’Amore, con i due personaggi stilizzati, fidanzatini di Peynet meno melassosi e più ruvidi, riesce a trasformarsi da trovata di marketing in strada vissuta metro dopo metro. Dove persino i lucchetti, chiaro retaggio dei libri di Federico Moccia, hanno un che di vivo e di poco artefatto.
Sviluppo sostenibile sono le cozze ripiene alla riomaggiorese e il loro ripieno che quasi si beve e lo splendido sciacchetrà. Sviluppo sostenibile sono le spiagge per bimbi di Fegina, la parte nuova di Monterosso, e i costoni di roccia a strapiombo sul mare di Manarola su cui non si avventurano nemmeno i tuffatori più coraggiosi. Sviluppo sostenibile sono i gommoni del Parco che vanno avanti e indietro e sono la migliore difesa contro gli incendi e sviluppo sostenibile sono, per l’appunto, i trenini a cremagliera: cinquantadue monorotaie su terreni scoscesi e ripidissimi che sono contemporaneamente strumento di lavoro per i viticoltori e una rete unica al mondo per i turisti. Sviluppo sostenibile è muoversi quasi esclusivamente in treno, con le auto confinate ai confini, fuori dalle sbarre. E sviluppo sostenibile sono le mountain bike in cima al monte e i pullmini che girano per i paesi e i sentieri pulitissimi e le residenze e i rifugi. Roba che, se l’avesse fatta un privato, saremmo qua a discutere se dargli il Nobel per l’economia e contemporaneamente quello per la pace e, se esistessero, pure quelli per l’agricoltura, il turismo e l’ambiente.
Insomma, per quei posti - con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, certe sue ruvidezze, il suo carattere, il suo essere accentratore, il «faraone» lo soprannomina qualcuno nei paesi - Franco Bonanini è una specie di santo laico. Uno a cui dovrebbero accendere un cero ogni volta che passa in paese. Poi, a lui probabilmente piace pure.
Del resto, basta passare qualche ora fra i ragazzi dei campi estivi internazionali di Legambiente, inglesi, francesi, giapponesi, coreani, ucraini, per capire cosa significa nel mondo tutto questo e quanto pesa per l’immagine positiva della Liguria in particolare e del nostro Paese in generale. Del resto, basta camminare per strada a Riomaggiore, a Vernazza, a Corniglia, a Manarola, a Monterosso e poi su fino a Portovenere, e a sentire le lingue che parlano: tantissimi sono americani, australiani, olandesi. Sono il turismo più ricco, bello, positivo e «sostenibile» che ci sia in giro. Una meraviglia.
Ora, tutto questo arriverà persino negli stadi di serie A: proprio giovedì il Parco ha presentato una collaborazione con il Parma calcio. Illustrata, come al solito, con le parole più ecosostenibili e un po’ retoriche a disposizione: «L’idea del Parco è quella di legare la mediaticità del calcio e l’ambiente, con una partnership di alto livello etico, territoriale e istituzionale», giustificata per di più dagli «storici rapporti di fratellanza e frequentazione turistica imprenditoriale» fra Cinque Terre e Parma.
Detto così, sembra la solita operazione pubblicitaria. Ma, se si scava dietro l’«alto livello etico» e tutte queste cose, c’è un fatto (un fatto, non una parola) rivoluzionario: per la prima volta c’è un’alleanza fra un Parco e una squadra di serie A. Tradotto, significa che allo stadio Tardini di Parma spunteranno stand di degustazione dei prodotti tipici delle Cinque Terre e sui maxischermi saranno trasmessi filmati del Parco e di sensibilizzazione ambientale. In uno stadio. Per gli ultras. Se non è una rivoluzione questa...
A questo punto, se non è ancora arrivata, dovrebbe arrivare l’obiezione in automatico. Ma Bonanini è del Partito democratico. Ma Bonanini è stato candidato alle Europee. Ma Bonanini e il modello di sviluppo del Parco delle Cinque Terre vengono citati da Claudio Burlando tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, come esempio da seguire. E, realmente, Burlando - ma anche Sandro Biasotti che ha puntato forte pure lui su quella realtà durante la sua presidenza - credono in questa esperienza. Perchè solo a un matto passerebbe per la testa di sminuire il lavoro di Bonanini o l’unicità del Parco delle Cinque Terre.
Tutto vero, quindi. Franco Bonanini è stato davvero candidato del Pd e, come candidato del Pd, è andato a un passo dall’elezione ad europarlamentare. Anzi, per qualche ora, il seggio a Strasburgo e Bruxelles è stato davvero suo. Poi, i pasticci coi conti. Poi, il candidato dalemiano che lo risupera. Poi, i ricorsi contro il ricorso al Tar di Bonanini appoggiati addirittura dal suo partito. Sostengono, quelli del Pd, che - se l’interpretazione del presidente del Parco delle Cinque Terre prevalesse sulla loro - il partito si ritroverebbe con 40mila voti di meno. Ma, come ha spiegato su queste pagine la nostra Maria Vittoria Cascino, quei voti non darebbero più eurodeputati al Pd. Molto più semplicemente, li sposterebbero da un eurodeputato all’altro. E allora perchè non volere Bonanini, il cui approdo in Europa costituirebbe un valore aggiunto enorme per la Liguria e persino per l’Europarlamento in generale?
Se il cuore, la passione, non sono un valore, ecco, allora Bonanini non deve fare l’Eurodeputato.
Del resto, per avere una risposta esauriente alla domanda, basta guardare le Cinque Terre. Basta vedere come lavora il Parco. E lì si trovano tutte le risposte. Scritte col cuore.
La storia di chi alla Terrazza - quella di Ettore Scola, quella dei salotti dei Palazzi romani - preferisce le terrazze delle Cinque Terre.