Parentopoli a Firenze: il sindaco Renzi brucia 12 milioni per assumere amici

Il sindaco Pd processato alla Corte dei conti: in Provincia diede
impieghi senza titoli, ora è nella bufera per uno staff stile Obama

nostro inviato a Firenze

Renziopoli. Spese facili, folli, fantasmagoriche. Gli inciampi di «parentopoli» non danno certo lustro al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, incarnazione del nuovo che avanza in casa Pd. La procura della corte dei conti della Toscana ha mandato sotto processo il «piccolo Obama fiorentino» (il copyright del soprannome del primo cittadino è dell’esponente pdl locale Giovanni Donzelli) e la sua ex giunta provinciale per l’assunzione di una ventina di «esterni» che non avrebbero avuto i titoli per occupare le ambite poltrone. I giudici hanno calcolato un danno erariale di oltre due milioni di euro.

Situazione analoga al Comune di Firenze dove gli sprechi dell’amministrazione rossa, secondo uno studio dei consiglieri comunali del centrodestra, lieviterebbero a 10 milioni di euro con le assunzioni mirate negli uffici d’interesse del sindaco e della sua giunta: nell’elenco stilato dal consigliere comunale Donzelli figurano due ex assessori, l’ex portavoce di Lapo Pistelli (avversario politico alle primarie di Renzi), la figlia del direttore del Corriere fiorentino, una candidata del Pd non eletta, una giovane dirigente del partito, amici di famiglia, ex scout etc. Poi c’è il Tar che ha da poco revocato l’assunzione nel corpo dei vigili urbani della figlia di un direttore generale che, coincidenza, è stato capo dei vigili urbani ed è attualmente il responsabile di una società partecipata.

Ma andiamo per gradi. E cominciamo dai posti assegnati in Provincia. Stando alle accuse dei magistrati contabili sarebbero state fatte una ventina di assunzioni con modalità non proprio cristalline con un danno erariale di 2 milioni e 155mila euro. Alcuni dei fortunati vincitori dell’impiego pubblico non avrebbero avuto i titoli, altri sarebbero sprovvisti della laurea, altri ancora sarebbero andati a occupare posti già occupati. Le persone assunte a tempo determinato entrarono a far parte dello staff personale di Renzi e delle segreterie particolari dei componenti della giunta, ed è per questo che una trentina di persone sono finite «a giudizio», a cominciare da Renzi e dall’ex assessore Andrea Barducci, già vice di Renzi, attuale presidente dell’amministrazione provinciale fiorentina.

La «parentopoli gigliata» è sollevata ovviamente dal Pdl ma anche dalla sinistra. Per dire. Andrea Calò, capogruppo di Rifondazione comunista, rispetto all’avvio del «processo» presso la Corte dei conti, è arrivato addirittura a sollecitare l’istituzione di una apposita commissione d’inchiesta per fare luce «sulla corretta finalizzazione dell’uso delle risorse pubbliche sulle politiche del personale». Achille Totaro, senatore Pdl, ancora si chiede se era proprio necessario, nel 2004, buttare 2 milioni di euro dopo aver sperperato milioni «per iniziative, allegri banchetti, eventi e uno staff degno del suo livello».

A difesa di Renzi parla il suo avvocato, Alberto Bianchi, che al Giornale rivendica la correttezza dell’operato di quella giunta a cui la legge, spiega, consentiva l’assunzione degli uffici a supporto dell’azione politica del presidente e degli assessori, e dunque, «vi è stata un’applicazione corretta delle norme che regolano la materia».
Passando dalla Provincia al Comune, il risultato non cambia. Renzi s’è ritrovato a fare i conti col medesimo problema. Solo che qui, a dar retta all’interrogazione del solito Donzelli, i milioni sperperati sarebbero dieci spalmati in cinque anni per coprire ben quaranta assunzioni, ufficio stampa escluso.

A detta del consigliere comunale Pdl, più che sui curriculum e sulle competenze specifiche, la scelta sarebbe stata fatta basandosi sull’«intuito personale» di Renzi o di chi gli sta vicino. Con i quaranta nuovi assunti «esterni» per cinque anni, si legge in un’interpellanza al sindaco, «si sfiorano i 10 milioni di euro l’anno, cifra che viene altamente superata se consideriamo che in questo conteggio sono esclusi i premi di produzione e gli straordinari». Tutto ciò, conclude Donzelli insieme al collega Sabatini, «senza dimenticare che il Comune conta 5.250 dipendenti interni, con capacità e competenze specifiche, ergo, 10 milioni di euro è una cifra da Superenalotto, uno schiaffo alla crisi, alle tasche dei fiorentini e ai 5250 dipendenti interni del Comune di Firenze».

Settantotto persone solo per lo staff del sindaco portano gli esponenti del Pdl a ironizzare sulla considerazione che il primo cittadino avrebbe di sé: «Davvero crede di essere come Obama e di doversi creare uno staff da presidente degli Stati Uniti...». Il Comune ha risposto a tono ricordando che il numero degli impiegati è lo stesso dell’entourage del predecessore di Renzi a Palazzo Vecchio. «Bugia - ridacchia Donzelli - l’ex sindaco Leonardo Domenici aveva attinto quasi tutto il personale dal Comune, Renzi in grandissima parte da fuori!».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it