Parisi «acciuffa» Sala

Crolla l'affluenza per la decisione di Renzi di votare nel ponte di giugno, ma il centrodestra unito fa il pieno

di Giannino della Frattina

Il fiato di Parisi sul collo di Sala, nonostante Renzi e i ministri del suo governo calati in massa a Milano per appoggiare il candidato del centrosinistra avessero deciso che si doveva votare poco. E ci sono riusciti, visto il meno 120mila elettori andati alle urne. La dimostrazione che mettere le elezioni a giugno e nel primo ponte d'estate, quando invece l'altra volta si era votato tre settimane prima (e pure in due giorni) è stato un attentato alla democrazia.

Ma si sa, a Renzi le elezioni non piacciono. E, infatti, dovunque per lui ieri è stata una sconfitta, il segnale forte e chiaro che la luna di miele con gli italiani è già agli sgoccioli. E anche a Milano il risultato è stato per il Pd e la sinistra parecchio preoccupante. Chi, infatti, solo a Natale avrebbe scommesso che il centrodestra avrebbe impedito a mister Expo di vincere? E magari già al primo turno?. E, invece, Stefano Parisi ha potuto «ringraziare i tanti che hanno voluto il cambiamento» e spiegare il successo con il suo «programma ricco e concreto di cose da fare presto». Dall'altra parte, invece, oltre alla zavorra di Renzi, a pesare è stato anche Pisapia di cui i milanesi non sono evidentemente per nulla contenti. Ecco perché la candidatura di molti suoi assessori come Majorino, Granelli, Tajani, Rozza, Maran e D'Alfonso, invece che mettere le ali ai piedi di Sala, gli hanno messo il piombo.

Questo dovrà ora raccontare Parisi. Che Sala non può promettere di tagliar le tasse mettendo in squadra il vicesindaco Balzani che le ha moltiplicate di quasi una volta e mezza. E che non si affronta il decisivo tema dei rapporti con gli islamici e della moschea con Majorino, il cui progetto è naufragato ancor prima di salpare. Questa adesso è la vera sfida di una partita che è diventata apertissima. La dimostrazione che con un avversario credibile il centrodestra va forte.